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22/12/2004
di Vera Brozzoni
Anticipazioni:The Grudge
La mania dei remake-fotocopia dei film horror orientali, trasposti in salsa occidentale per raggiungere un pubblico più ampio, è un emblematico indizio della pigrizia in cui gli spettatori stanno scivolando: pare quasi che, se il cast non comprende almeno una star anglofona, il film non meriti lo sforzo di essere visto. Per fortuna, però, i remake non sono necessariamente peggiori degli originali: questo è il caso di The Grudge , riscritto e ridiretto dallo stesso Shimizu che aveva firmato il precedente Ju-On . Rispetto all'originale il plot è meno complesso, anche se non si direbbe, e la parola parlata (dialoghi, spiegazioni) ha preso più piede, mentre nella versione giapponese la mole del non-detto aggiungeva mistero e fascino alla vicenda; in compenso il tema del contrasto fra i giapponesi e gli americani che vivono a Tokyo dà al film un sapore malinconico e opprimente che Ju-On non poteva avere.
La trama riunisce alcuni dei principali topoi dell'orrore: la casa infestata dai fantasmi, l'entità malvagia che si nutre di vite innocenti, addirittura il gatto nero!, la lotta finale dell'eroina contro il mostro; e soprattutto il terrore in quanto tale, il terrore de l terrore. Come in quasi tutti gli horror, se la suspension of disbelief non arriva la sceneggiatura lascia venire a galla  lacune ed incongruenze; in effetti il corso degli eventi segue una logica tutta sua e chiunque, al posto della protagonista, capirebbe subito che qualcosa in quella casa non va. Ma se al contrario ci si lascia prendere dall'atmosfera inquietante, dagli scricchiolii e dai tremendi suoni gutturali che lo spirito emette, allora lo spettacolo si fa sempre più efficace, senza il bisogno di grandi effetti speciali, e i salti sulla poltrona sono garantiti (a margine: io ho visto il film in una sala completamente vuota; l'amica che mi accompagnava ha rinunciato dopo 5 minuti perché aveva troppa paura!). Fino al finale aperto, in stile Jeepers Creepers , dove  le carte si rimescolano e il gioco al massacro forse può ricominciare; una scelta intelligente, un meritato venenum in cauda che fa uscire dalla sala piacevolmente inquieti e che però lascia a desiderare dal punto di vista, ancora una volta, della logica.  
Purtroppo il cast non è all'altezza della sceneggiatura e l'ammazzavampiri Sarah Michelle Gellar si rivela del tutto inespressiva, mentre i comprimari sono anonimi, eccezion fatta per Clea duVall, che se la cava bene, e per KaDee Strickland, una bocca larghissima che è bello vedere urlare. Le apparizioni improvvise degli spiriti malvagi e rancorosi (e del gatto nero) sono naturalmente i momenti migliori, in parte grazie agli sguardi degli attori, in parte grazie al trucco e ad un uso sapientissimo degli spazi e delle luci. Come si diceva prima, The Grudge è un film di atmosfere e di sensazioni da cui bisogna lasciarsi catturare, come gli spiriti fanno con le loro vittime; ma la rinuncia all'obiettività razionale è pienamente ripagata dalle emozioni forti che il giovane Shimizu sa imbandire con sadica, orientale raffinatezza.
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