| Truffaut: da ribelle a classico |
Scoprire qualcosa di nuovo sulla sua biografia o sui suoi film sembra proprio una missione impossibile. Su François Truffaut, scomparso prematuramente il 21 ottobre 1984, si è scritto forse più che su ogni altro regista francese.
A vent'anni esatti dalla sua morte, Truffaut è omaggiato dalle cineteche di tutto il mondo e i suoi colleghi più giovani non smettono di citarlo. L'ultimo in ordine di tempo è il più amato dai giovani cinefili, il cinese Wong Kar Wai, che nel suo ultimo film 2046 , atteso da cinque anni sui nostri schermi, dice di aver voluto fare un omaggio al Truffaut de L'uomo che amava le donne .
Potenza dei classici, classici intesi non come pezzi ingessasti da museo, ma opere per dirla con Calvino, che provocano " incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla(no) di dosso".
La citazione letteraria potrebbe sembrare fuori luogo, se non fosse che una delle specialiste di Truffaut, Paola Malanga, paragona i film del regista francese alla grande tradizione letteraria dell'Ottocento: "le sue eroine sembrano uscite da un romanzo delle sorelle Bronte, la Fanny Ardant de La signora della porta accanto sembra la versione moderna di Anna Karenina. Nei suoi film senti scorrere la forza dei grandi sentimenti, quelli che tutti vorrebbero vivere e senti che sono raccontati senza banalizzazioni e senza mai essere cerebrali. Tanto da credere che quello che passa sullo schermo possa riguardarti da vicino".
E questa osmosi tra schermo e vita, nel caso di Truffaut, si è spinta fino ad influenzare il linguaggio comune. I titoli più famosi dei suoi film sono diventati modi di dire, da Effetto Notte a Fahrenheit 451 , da Jules et Jim alla Signora della Porta Accanto , Truffaut si è persino intrufolato nel nostro linguaggio di tutti i giorni.
A sfatare il mito che su Truffaut non ci sia più molto da dire poi c'è il volume "François Truffaut: professione cinema" di Aldo Tassone, insigne critico nonché direttore della rassegna fiorentina France Cinéma. I tradizionali incontri di Firenze (1-7 novembre 2004), nati un anno dopo la scomparsa del cineasta francese, quest'anno naturalmente sono dedicati a Truffaut.
Il volume che accompagna la retrospettiva di France Cinéma, raccoglie alcune interviste-fiume che Truffaut rilasciò tra il 1975 e il 1981. Pubblicare oggi quelle conversazioni in gran parte inedite, spiega Tassone, "ci è parso il modo più avvincente per rendere omaggio al tenero, discreto, appassionato, neoromantico autore di Jules et Jim , il poeta che ha fatto del cinema non solo una professione ma anche una religione".
"François venerava Chaplin non meno di Renoir, Hitchcock, Rossellini («troppo intelligente per continuare a fare del cinema»), Hawks, Lubitsch; tra i moderni adorava sorpendentemente Fellini (la sua analisi del Casanova è di un'acutezza insuperabile), mentre ridimensionava Kubrick («un fotografo uscito dal politecnico»)- spiega Tassone - Tra gli italiani - udite udite! - François amava anche Castellani, Visconti, Bellocchio, e non trascurava i "comici" (Risi, Age e Scarpelli, Gassman, Scola, Brusati), apprezzava Carmelo Bene e persino un film (in Francia) maledetto come La battaglia di Algeri di Pontecorvo. Aveva dei gusti molto eclettici, il nostro François. Sapevamo che in gioventù era fanatico di Renoir, Pagnol, Guitry, Cocteau, Ophuls, non sospettavamo che tra i francesi stimasse anche Carné, Clouzot, a suo tempo denigrati dalla Nouvelle Vague, il bistrattato (e grande) Sautet e persino il popolare Francis Veber".
Insomma queste conversazioni promettono autentiche scoperte persino sull'uomo Truffaut, che a detta delle figlie era dotato di un senso dell'umorismo davvero invidiabile, che non perse neanche in punto di morte, stroncato da un cancro al cervello.
Ad un amico in lacrime che al suo capezzale gli chiedeva se avesse potuto fare qualcosa per lui, François in tono ironico rispose: "Prestami una pistola, te la rendo lunedì!".
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| Il Pasinetti va ad Amelio |
" Le chiavi di casa è un film che continua a darmi un'emozione fortissima e grandi soddisfazioni. Il premio dei giornalisti cinematografici lo conferma, perché rappresenta una stima e un consenso significativo. E tanto più perché è arrivato a Venezia, prima che si esprimesse la giuria della Mostra e molto prima che il film fosse indicato per Los Angeles": lo ha detto Gianni Amelio ritirando il 9 ottobre a Roma il Premio "Francesco Pasinetti" per il miglior film italiano presentato a Venezia. |
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