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10/11/2006
di Franco Cicero

Conversazione con Giuseppe Tornatore

"E pensare che, dopo i miei primi film, qualche critico mi aveva addirittura definito misogino perché non davo spazio a personaggi femminili". Giuseppe Tornatore, Peppuccio per gli amici e non soltanto, spesso è stato maltrattato dai critici, perfino nel momento della vittoria agli Oscar, ma è sempre attento alle loro osservazioni, anche se difende con coerenza il suo lavoro.

Alla "Festa del cinema" di Roma la proiezione per la stampa della "Sconosciuta" è andata molto bene. Il regista siciliano è felice, anche perché il responso del pubblico nelle sale, è stato positivo.

E allora, con "La sconosciuta" dopo "Malèna", qualcuno dirà che Tornatore è diventato misantropo?

«La verità è che, a pensarci bene, in ogni mio film c'è sempre almeno una donna che influisce in maniera determinante nella storia. Ma io non mi pongo questi problemi a tavolino. Onestamente non avevo riflettuto sulla coincidenza che sia "Malèna" che "La sconosciuta" sono film dominati da protagoniste femminili. Se per questo, devo aggiungere che nel frattempo ho scritto una terza storia e pure lì c'è una donna con un ruolo centrale».

Il personaggio della "Sconosciuta" è particolarmente duro…

«Direi che è estremamente reale. Non solo perché lo spunto me l'ha dato, purtroppo, la cronaca nera. Ho spiegato che non mi interessava fare un film di denuncia sociale. Invece desideravo confrontarmi con argomenti eterni ma sempre nuovi, come ad esempio il desiderio di maternità».

Esiste ancora lo spazio per un film sulla forza dei sentimenti?

«La società contemporanea ha la tendenza a delegare i sentimenti, i legami familiari. Ci stiamo abituando a delegare alle baby sitter anche la crescita dei nostri figli. Ho avuto anche l'impressione che oggi la nascita di un figlio sia vista spesso con una continua preoccupazione, come se dovessimo mandarlo al fronte. E allora deleghiamo ad altri la gestione della sua vita e delle nostre vite. Una delega in bianco».

Perché tanti anni lontano dal set?

«In realtà non sono stato tutto questo tempo a preparare "La sconosciuta" che, anzi, ha avuto una realizzazione rapida: dalla fase di scrittura al termine delle riprese sono passati solo 15 mesi. Prima ho lavorato ad altri progetti, alcuni dei quali non si sono potuti fare, altri spero di sì. E comunque mi sono capitate tante altre cose, anche nella vita privata, alcune tristi, altre liete».

Di più Tornatore non vuol dire, sempre cortese ma fermo nel difendere la sua privacy e i suoi impegni di lavoro. Aleggia sempre il progetto del kolossal sull'assedio di Leningrado, un sogno accarezzato già da Sergio Leone. Forse non sarà questo il prossimo film di Tornatore, ma la sensazione è che stavolta Peppuccio non tarderà tanto a battere un nuovo ciak.


C'era una volta l'India

Era dal 2001 che non si vedeva in Occidente tanto interesse attorno al cinema indiano.
Per intenderci, dai tempi in cui “Lagaan; Once Upon a Time in India” di Ashutosh Gowaliker conquistava il premio del pubblico al festival del cinema di Locarno. onversazione con Elena Aime, una delle massime esperte di cinema indiano.

Risplende più vivo "L'oro di Napoli"

Fu un anno del cinema italiano. In Italia fu l'anno della rivalità tra Visconti e Fellini al Lido di Venezia. Era il 1954, l'anno in cui uscirono "Senso"  e "La strada", anche se al botteghino vinceva la marescialla Lollobrigida con  "Pane Amore e Gelosia" di Luigi Corbucci e molti altri. Da ricordare c'era anche "L'oro di Napoli" di Vittorio De Sica. L'Associazione Museo Nazionale del Cinema, assieme ad altre associazioni presentano il 3 maggio 2006 alle ore 21.15 al Cinema Massimo la pellicola di De Sica da poco restaurata e che vanta quelli che oggi chiamiamo contenuti extra.

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