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30/03/2006
di Sabina Prestipino
Che fine ha fatto il sogno americano?
Che cosa hanno in comune una bella bionda, un ebreo ortodosso e un terrorista arabo? Sono alcuni dei protagonisti di "American Dreamz", l'ultimo film di Paul Weitz . Ed oltre ad essere tre incompetenti totali, tre dilettanti allo sbaraglio, per usare una formula cara alla nostra tv,  i tre tipi sono accomunati da un desidero: apparire in televisione. E chi se ne importa se il prezzo da pagare per avere uno scampolo di celebrità è essere derisi e quasi umiliati. L'importante è che questo avvenga davanti a milioni di persone.
Un'idea poi neanche tanto lontana dai nostri usi e costumi,  se si pensa che tra "Grandi fratelli", "Isole dei famosi" e "Fattorie" quella di apparire sul piccolo schermo sembra essere diventata la mania nazionale . E infatti il bersaglio di "American Dreamz" sono i reality e dintorni. Quali dintorni? Il titolo del film nella finzione è il nome di uno show di enorme successo che ha come presentatore uno Hugh Grant in grande spolvero,  viscido e schiavo dello share al punto giusto. Tant'è che per sbaragliare la concorrenza, Grant decide che la lista dei suoi aspiranti divi della canzone, beniamini del suo show tv,  va arricchita con un tocco di originalità. Ed ecco che arruola la biondona Mandy Moore, ma anche un ebreo davvero goffo, che dà un tocco strappalacrime al tutto e un terrorista arabo incompetente che deve arrivare alla finalissima così potrà colpire il presidente degli Stati Uniti.
Già, perché la satira di Paul Weitz parte dalla tv per arrivare ai piani alti della politica. Nel film compare presidente interpretato da Dennis Quaid, un tizio che non legge mai giornali, che è fermamente convinto di essere stato prescelto da Dio. Uno, insomma, che non può non far pensare al George W. Bush.
Cosa c'entrino tv e politica gli italiani lo potrebbero spiegare molto meglio di un americano. Oppure come ha detto Hugh Grant in una recente intervista:  "Nel Regno Unito pensiamo che siamo noi cittadini ad eleggere i nostri rappresentanti, ma in realtà sono i media. Se Rupert Murdoch decide che Tony Blair deve essere Primo Ministro, Tony Blair diventa Primo Ministro".
Con questa satira Weitz si accredita come uno dei giovani registi comici da tenere sott'occhio. Per la verità lui inizia come sceneggiatore per poi arrivare alla notorietà come regista della commediola volgarotta  "American Pie". Figlio dello stilista e scrittore John Weitz e dell'attrice Susan Kohner, Weitz alla fine degli anni '90 si unisce al fratello Chris per scrivere a quattro mani alcune sceneggiature per il grande schermo. Ed ecco che i due sfornano titoli di tutto rispetto come "Z la formica" e e un po' meno riusciti cone "La famiglia del professore matto" (2000, scritto insieme a Barry W. Blaustein e David Sheffiel). E dire che  appena uscito dall'Università la sua ambizione era quella di diventare drammaturgo, visto che alcune sue opere giovanili vennero rappresentate off-Broadway dal New York Ensamble Studio Theatre.
Nel 1999 i due fratelli Weitz debuttano dietro la macchina da presa e realizzano "American Pie", cui seguono - dopo la partecipazione in qualità di attori al film indipendente "Chuck & Buck" (2000) di Miguel Arteta - "Down to earth" (2001) e "About a Boy" (2002), adattamento cinematografico del best seller omonimo di Nick Hornby. Il film, interpretato da Hugh Grant, si è aggiudicato una nomination all'Oscar 2003 per la miglior sceneggiatura non originale. Ed in effetti è l'unico film tratto da un romanzo di Hornby a reggere il confronto con il libro.
"American Dreamz" uscirà in Usa il 21 aprile, mentre per vederlo in Italia dovremmo aspettare giugno. Chissà come reagiranno oltroceano a vedere il mitico sogno americano così sbeffeggiato. Hugh Grant in un'intervista rilasciata a  "La stampa" non azzarda pronostici. Ma comenta furbetto: "Trovo sano ridere dei nostri tabù, terrorismo incluso. Penso anche che questo film abbia abbastanza elementi da poter creare interesse un po' in tutto il mondo, perché il prevalere della cultura trash è un fenomeno che non conosce frontiere. Spero anche che un giorno ci sia un'implosione, che saltino tutti i media e ci restino solo i libri. Insomma, che torniamo a leggere".
Il vero mattatore dei Nastri d'Argento è stato Placido

E' stato Michele Placido il mattatore della sessantesima edizione dei Nastri d'Argento. Il suo "Romanzo criminale", ispirato all'omonimo libro di Giancarlo De Cataldo è stato il vero tionfatore di quest'edizione. Il film sulla banda della Magliana si era aggiudicato dieci candidature  e cinque sono stati i nastri: tra cui quello come miglior pellicola italiana, il miglior attore protagonista - ex-aequo ai tre interpreti principali. E ancora  il premio per la migliore produzione.

Cinema e letture, se Ang Lee riporta in libreria Annie Proulx

Lee provieneTaiwan eppure chi meglio di lui in questi ultimi anni ci ha fornitio illuminanti scorci sull'America? Soprattutto con due pellicole precedenti: "Tempesta di ghiaccio " (1997), interpretato da Kevin Kline, Sigourney Weaver e Christina Ricci, e "Cavalcando con il diavolo " (1999). E adesso anche con il discusso "Brokeback Mountain" che al di là del giudizio critico ha il pregio di farci conoscere un altro pezzo di America, la pluripremiata scrittice Annie Proulx.  Lee infatti ha tradotto per il grande schermo una novella che Annie Proulx aveva già pubblicato nel 1997 su "The New Yorker" e che ora, sull'onda del successo della pellicola americana, esce in un singolo volume edito da Baldini & Castoldi, con il titolo "I segreti di Brodeback Mountain".

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