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17/11/2005
di Vera Brozzoni
A History of Violence
A Cannes, i detrattori lo hanno accusato di essere diventato un regista mainstream. I suoi fan invece lo hanno esaltato per come ha piegato una storia mainstream alla sua personalissima poetica. Tutti sono stati però concordi nell'apprezzare un cast da brivido e una sceneggiatura tanto semplice e secca quanto sconvolgente.
Comunque sia, David Cronenberg colpisce durissimo con questa storia, una fiaba nerissima e schizofrenica, una sorta di "Crash" (di Cronenberg, non di Haggins) senza automobili, ma prima di tutto uno studio sui legami di sangue. Il sangue, infatti, non è soltanto quello che sgorga a fiotti dalle tante vittime di Tom/Joey, ma anche quello che geneticamente si tramanda da lui al figlio adolescente Jack.
Al centro della vicenda c'è la famiglia, anzi le due famiglie che si contendono il protagonista. Questi è Tom, padre e marito amorevole e fin troppo mansueto di Millbrook (Indiana), ma è anche Joey, fratello per niente mansueto di un gangster di Philadelphia. E benché questo individuo tranquillo abbia già scelto da anni in quale famiglia vuole vivere, il suo sangue inaspettatamente torna a bollire. Non solo: la violenza che torna ad animare ogni fibra di Joey si risveglia dalla latenza anche nelle vene di Jack (sangue del suo sangue: mai detto fu più appropriato).
Quella che fino a pochi giorni prima era una famigliola composta da padre tranquillo, figlio tranquillo, moglie/madre forte e sensuale che regge la casa sulle sue spalle, si trasforma in una famigliola composta da un padre assassino, un figlio che sembra seguire le orme del padre e una moglie/madre divisa fra orrore e attrazione per un uomo di cui solo ora scopre la virilità animale. A fare da spettatrice, chissà se cosciente o no, c'è la piccola Sarah, sorellina di Jack: un personaggio marginale,  ma a cui viene riservato un ruolo importantissimo negli ultimi secondi del film.
Attorno alla disgraziata famigliola ruota un coacervo di villains memorabili: i due assassini spaventosamente amorali della sequenza iniziale, il delinquente Carl Fogarty e Richie, il fratello ricco e stupido di Joey. Narrativamente, i primi due sono i più importanti, poiché se essi non incrociassero le loro vite con quella di Joey (e perdessero il match), quest'ultimo rimarrebbe Tom in eterno. Ma è Fogarty la presenza più inquietante, non solo per l'occhio ferito che nasconde sotto gli occhiali scurissimi; costui è una sorta di angelo del male mandato sulla terra a reclamare l'anima di Joey, reo di volersi nascondere dal passato. Fogarty aleggia intorno alla famiglia di Tom terrorizzandola, stringendole addosso la paura a poco a poco; l'apparizione della sua automobile basta a scatenare ondate di panico irrazionale.
Il “dio” che ha mandato Fogarty come suo emissario, tuttavia, non è all'altezza delle aspettative: Richie, fratello maggiore di Joey, che ha fatto fortuna perché più equilibrato e meno tormentato, è sì pericoloso, ma è anche una figura quasi comica; il suo arrivo spezza la tensione del thriller, ma la ricrea su un livello più alto: perché, si chiede lo spettatore, questo tipo parla e gesticola così? Quali sono le sue reali intenzioni?
Se questi sono i personaggi che abitano il plot narrativo principale, ci sono almeno due sottotemi che non si possono ignorare: la cecità dei media e del popolo di fronte alla violenza e l'elemento di potere sessuale che l'atto violento contiene implicitamente. Riguardo al primo, Cronenberg mostra con acume quanto il popolo sia sempre in cerca di Eroi Americani, uomini che un gesto di autodifesa trasforma in superuomini da applaudire e intervistare. Tom è riluttante e cerca sinceramente di tornare alla normalità, ma non può fare a meno che accogliere la folla di clienti che all'improvviso occupano il suo diner per il semplice gusto di prendere il caffè dall'Eroe di Millbrook.
Quanto al potere erotico acquisito da Tom nel momento in cui torna ad essere Joey, le due scene di sesso fra lui e la moglie sono emblematiche: prima, Tom e la moglie fanno l'amore in modo soddisfacente e appassionato; dopo, Joey e la moglie fanno l'amore in modo ancora più soddisfacente e appassionato. Mostrare una coppia che “non funziona”, la cui noia nell'intimità è risolta dall'arrivo della violenza, sarebbe stata una scelta banale; Cronenberg invece elude il luogo comune e regala due scene incandescenti anche se molto diverse.
Nuovo corso per la Cinémathèque Française

La celebre istituzione infatti ha riaperto i battenti, non più nella sua sede storica, dove peraltro si sono formati i più famosi registi della Nouvelle Vague come Godard, Truffaut, Rivette e Resnais, ma in Rue Bercy, al numero 51 per la precisione, nel palazzo del Centro di Cultura Americano.

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Cinque candeline per il Museo Nazionale del Cinema di Torino.
O meglio il primo lustro di questo secolo alla Mole Antoneliana, i primi cinque anni del nuovo allestimento. Il Museo di anni alle spalle ne ha ben di piu'.
Tutto comincio' negli anni '40. Sull'agendina di "Madama Pelicula" alla data 8 giugno 1941 si poteva leggere "pensato il museo".
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