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13/06/2005
di Vera Brozzoni
Michael Nyman: metti un pomeriggio ad Abbey Road …
Ad Abbey Road girano ancora i fantasmi, sostiene Michael Nyman. Persino un habitué degli studios come lui mantiene un minimo di reverenza per questi muri che hanno assorbito le vibrazioni dei più importanti dischi del Novecento. In una bella mattinata di primavera, la Nyman Band è in procinto di registrare ex novo la colonna sonora de "I misteri del giardino di Compton House" di Peter Greenaway. Tali musiche erano naturalmente state composte nel 1982 per il film, ma la decisione di Nyman di fondare la propria etichetta discografica, la MN Records, lo ha spinto a registrare ed editare la maggior parte dei suoi lavori per la seconda volta.

Lo spartito è tuttora un work in progress, lo dimostra l'atteggiamento di Nyman e degli orchestrali: questi ultimi eseguono un pezzo difficile in sala di registrazione, dopodichè espongono le loro perplessità al compositore, il quale si mette a modificare gli spartiti ascoltando i loro suggerimenti con sorprendente umiltà. Davanti ad una tazza di caffelatte, uno dei maggiori compositori viventi si china su pezzi di fogli pentagrammati, vi scrive rapidamente qualche frase musicale e le discute con gli strumentisti; a volte la ripetitività degli spartiti, molto più difficile da seguire con attenzione che uno spartito ricco di variazioni, lo obbliga ad usare un linguaggio semplice e basilare: dunque corre dai suoi musicisti e propone cose tipo “aggiungiamo un flauto dalla battuta x alla battuta y” o "provate a suonare questa frase 25 volte e non 24" o "quando Martin si alza in piedi, voi continuate per altre due battute poi vi fermate".

E' un ben strano spettacolo per chi ha sempre pensato alla musica, soprattutto quella classica, come a qualcosa di sacro e immutabile. Invece l'atmosfera è informale e sorridente: la violinista Cathy Thompson, che suona nella Nyman Band solo da 3 anni, racconta che all'inizio le è stato difficile capire quale era il vero senso dell'ensemble e che cosa Nyman volesse dai suoi musicisti; ma una volta che sono entrati in sintonia, suonare con lui si è rivelata un'esperienza divertente e appagante. Dopotutto, la Band è pur sempre un gruppo di amici che fanno bene il proprio mestiere.

Ma perchè Nyman ha lanciato una sua etichetta? E' un fatto piuttosto comune fra gli artisti pop e, nel cinema, fra registi e attori; eppure, negli ultimi mesi nuove etichette sono proliferate nell'ambiente delle grandi orchestre classiche quali la Royal London Philharmonic Orchestra o la London Symphony Orchestra.
Come è facile immaginare, si tratta di un atto di ribellione contro le major che non permettono agli artisti di avere il copyright sulle loro stesse opere, che siano composizioni o registrazioni. Come spiega Nyman mentre al mixer risuonano le note di The return of Neville: "Ti permettono di pubblicare un disco all'anno, due settimane di promozione come contentino, poi torni ad essere un articolo nel loro catalogo e nulla più". Tuttavia, come avverte il giornale di costume Private eye , la tendenza all'indipendenza può avere un riscontro negativo, perchè parcellizzare un'industria non giova certo alla sua salute. Per ora Nyman non se ne preoccupa: è eccitato come un bambino per i suoi nuovi progetti, cioè la colonna sonora di The Libertine , un film con Johnny Depp che verrà presentato quest'anno a Venezia, il tour che ne seguirà e che dipende in gran parte dal successo del film, e soprattutto un album dedicato al calcio! Ebbene sì, il musicista è orgoglioso della sua passione per i Queen's Park Rangers di West London e nel 2002 ha composto il loro inno The Final Score ; ma mentre sta per lanciarsi in una appassionata lode del nobile giuoco del calcio, i tecnici del mixing richiamano Nyman all'ordine: la giornata è ancora lunga ad Abbey Road.

Talento e passione: questa è la Shool of Sound

Immaginate un gruppo di persone di grande talento che amano il loro mestiere, che lo svolgono con onestà e curiosità, senza presunzione ma con il desiderio di fare qualcosa di buono e di farlo bene; immaginate che queste persone lavorino per gente come David Fincher, Spike Jonze, Martin Scorsese, Jean-Luc Godard, o che i loro film siano presentati nei principali festival cinematografici, o che semplicemente creino splendide opere d'arte; queste persone parlano con passione, humour e leggerezza ad una platea di giovani che bevono avidamente ogni loro parola, ridono alle frequenti battute degli oratori, si incantano davanti ai loro risultati, ne traggono stimoli e spunti. Questa è la School of Sound.

Il cartone animato come documentazione del presente

Il luogo migliore per parlare ed aggiornarsi su quella animazione non fatta di folletti e fatine è stato Incontri Arte Animazione conclusosi il 3 aprile scorso alla Galleria di Arte Moderna di Torino, in cui si sono raccolti appassionati, esperti e dilettanti per parlare di sperimentazione e tendenze. Quest'anno la sesta edizione dell'evento, organizzata dall'Asifa Italia si è posta l'obiettivo di discutere di animazione ed il suo rapporto con la documentazione della realtà mostrando sorprendenti aspetti di un mezzo capace di essere particolarmente acuto ed oggettivo.

Specialisti del suono e nuovi media si incontrano sulle rive del Tamigi.

La School of Sound non è una vera e propria “scuola”: è semmai il nome dato ad un particolare seminario-simposio riguardante il mondo del sonoro e dei media che si tiene a scadenza biennale per la durata di quattro giorni.
Lo studio approfondito del suono, l'attenzione ai nuovi media e la qualità degli interventi ne fanno un avvenimento di importanza mondiale. Il prossimo seminario avrà luogo dal 30 marzo al 2 aprile 2005 nella prestigiosa Purcell Room di Londra.

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