| di Vera Brozzoni- 04/09/2006 | ||
Jaume Balaguerò: “Per me il cinema è un gioco interattivo” Il regista spagnolo Jaume Balaguerò, già autore di “The Nameless”, “Darkness” e “Fragile”, continua a calcare il pedale dell'horror, ma ci confida che il suo sogno è darsi alla commedia. Partiamo proprio da “Masters Of Horror”: come è venuto a contatto Balaguerò con questo progetto? “Il produttore televisivo Narcisio Serrador, molto famoso in Spagna, ha selezionato sei registi spagnoli (compreso se stesso) e ha commissionato loro un breve film; tutti i sei registi avrebbero dovuto lavorare con lo stesso tempo e lo stesso budget, ma per il resto avrebbero avuto totale libertà”. E' per questo che, a differenza dei suoi precedenti film, qui il pedale del “gore” è decisamente più calcato? E' una consapevole scelta che segna una svolta nel suo cammino registico? “Veramente non ci ho pensato, era semplicemente il taglio che volevo dare al film: un omaggio al cinema di genere, quindi un film dalla poetica all'insegna dell'estremo. Volevo anche che il pubblico si divertisse, perché per me il cinema è un gioco interattivo in cui divertirsi”. Come ha iniziato la sua carriera? Perché ha scelto proprio l'horror ? “Perché io sono un grande fan dell'horror! In realtà le cose sono andate in modo abbastanza casuale: avevo girato un paio di corti e il mio produttore mi aveva proposto di cimentarmi con un lungometraggio; in quel periodo ho letto il romanzo ‘The Nameless' e ho immediatamente deciso di trarre il mio film dal libro. Il resto è venuto da sé. Ma ciò non vuol dire che rimarrò un regista horror per sempre: vorrei provare a girare una commedia, ho molte storie in testa che vorrei sviluppare” . Ha avuto la possibilità di lavorare sia in modo indipendente, con scarso budget, sia con la Miramax per “Darkness”: quali differenze ha trovato in questi due tipi di produzione? “Anche se può sembrare strano, mi sono trovato bene in entrambi i casi; l'unico incidente fra me e la Miramax è avvenuto all'inizio, quando la produzione cercò di impormi una versione montata che io non approvavo; sono riuscito ad ottenere che il montaggio fosse rifatto secondo le mie direttive, dopodiché non ho più avuto problemi. Però girare con un budget ridotto dà al film un'atmosfera diversa: girare diventa un gioco, è un'esperienza più fresca”. Quali sono i suoi progetti futuri? “Sto finendo la prima stesura di un thriller soprannaturale che si chiamerà ‘La Dama n. 13': è la storia di un professore di letteratura che scopre che le Muse non sono figure mitiche, bensì esistono davvero; e sono molto pericolose! Non so ancora chi me lo produrrà, ma credo che sia meglio girarlo in inglese con una produzione americana. Prima o poi vorrei fare un film, magari anche una commedia sentimentale, che abbia un grande impatto sul modo di pensare della gente; a costo di essere presuntuoso, devo ammetterlo: vorrei fare un film che cambi il mondo. Il mio sogno sarebbe girare di nuovo la storia di Giovanna D'Arco: ma per non scontrarmi con un grande maestro come Bresson, che ha firmato la miglior Giovanna D'Arco possibile, vorrei trasporre la storia in Colombia nell'ambiente della droga: il progetto dovrebbe chiamarsi ‘Joan of Narc'!”. Quali sono le cose che le fanno paura nella vita reale? Ho paure molto banali, legate alla vita quotidiana; faccio una vita molto normale e mi ritengo una persona gentile, perciò mi preoccupa ciò che leggo sui giornali, la violenza diffusa, ho paura che i miei cari possano soffrire… vedi, anche se faccio horror sono un bravo ragazzo”. |
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