di Vera Brozzoni- 03/09/2006  

E questa volta a salvare la regina sarà un pool di avvocati

Si racconta che un pool di avvocati al soldo della famiglia reale stia attentamente visionando il film “The Queen” per valutare se e in che misura esso sia lesivo di sua maestà. L'ipotesi pare eccessiva e lievemente ridicola a chi ne è fuori, ma in realtà lo sceneggiatore Peter Morgan si è realmente posto il problema: lo ha ammesso oggi in conferenza stampa, seguito da Helen Mirren che ha protestato: “But we have free speech in our country”.

Ma perché questo film mette in agitazione la famiglia reale inglese? Perché racconta la morte di Lady Diana vista dalla prospettiva della Regina Elisabetta, cioè da una donna che la odiava; la reazione della vecchia sovrana alla notizia della morte di Diana è gelida e rischia di alienarle le simpatie del suo stesso popolo, che adorava la principessa. Ci vorrà la diplomazia (o il voltafaccia?) del neoeletto Primo Ministro Blair per costringere la regina ad affrontare le sue responsabilità politiche e a riguadagnarsi i favori del suo paese, che nel frattempo sta pensando all'eventualità di trasformarsi in una repubblica.

Frears torna in grande forma dopo il deludente “Piccoli Affari Sporchi” e firma un Kammerspiel incentrato su una figura femminile insospettabilmente complessa. Dal momento che la famiglia reale e il primo ministro, persone normalmente inavvicinabili, vengono osservate da molto vicino con precisione entomologica, vari spettatori hanno deplorato l'aspetto macchiettistico del film; questo vale specialmente in riferimento a Tony Blair, presentato sotto una luce domestica e informale: forse in alcuni momenti l'attore Michael Sheen sovraccarica certi gesti e lo sguardo vacuo tipico del suo "personaggio", ma a mio parere non risulta mai fastidioso; anzi, la sua aderenza fisica al personaggio, come quella di tutto il cast, è notevole e lodevole.

A proposito del cast: il Principe di Edimburgo interpretato da James Cromwell merita sicuramente una menzione d'onore, ma Dame Helen Mirren con la sua Elisabetta II si è di fatto accaparrata la Coppa Volpi; certo la giuria ha l'ultima parola (finora l'unica concorrente pare essere Carice van Houten, protagonista di “Zwartboek” di Verhoeven), ma in ogni caso la sua interpretazione, letteralmente troneggiante, rimarrà nella memoria storica della Biennale come una delle migliori degli ultimi anni.

Ma quali ripercussioni potrebbe avere questo film sulla vita politica inglese? Probabilmente sarà utile a Blair, perchè lo presenta nella sua forma migliore, la più condivisibile e apprezzabile. Certo la sua finale insistenza nel difendere una regina da lui sempre trattata con sarcasmo ne preannuncia il decadimento, però il film potrebbe ricordare sia a lui sia all'elettorato che cosa è capace di fare Tony Blair quando è in buona fede. Non sarà invece utile alla monarchia, non servirà a far amare di più Elisabetta II: lei è il personaggio maggiormente ricreato dalla fantasia dello sceneggiatore, meno “reale” e quindi meno direttamente "amabile". Però è utile al pubblico veneziano, che ha accolto con un lungo scroscio di applausi un film sarcastico, tenero, acuto e formalmente perfetto.
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