A Venezia vanno in scena i libri
"A Venezia si va per vedere dei film, ma soprattutto per leggere dei libri" diceva Mario Soldati, che era solito partire alla volta della Mostra con una valigia piena dei volumi, visto che molti dei film proiettati erano adattamenti.
E la frase è tutt'ora di attualità. Molti dei film che passeranno al Lido, in lizza per il Leone d'Oro o presenti nelle sezioni collaterali, hanno visto la luce sulla scorta di romanzi. Non solo, ma negli ultimi anni spesso il cinema ha contribuito a decretare il successo editoriale di autori, altrimenti semi sconosciuti. Il meccanismo dal libro al film si è totalmente rovesciato. E' il caso del Leone d'Oro della passata edizione. Se non ci fosse stato il grande successo dei cow boy gay di Ang Lee, probabilmente Annie Proulx non sarebbe arrivata al grande pubblico italiano. E a proposito di "Brokeback Mountain", l'attrice che interpretava la moglie infelice di Jake Gyllenhaal, la 24enne Anne Hathaway è attesa a Venezia per il film "Il diavolo veste Prada", che ha riportato in libreria l'omonimo libro. Uno dei pochi casi, tra l'altro in cui il film, grazie alla mattatrice Meryl Streep, promette molto di più del libro, almeno a detta dei critici d'oltroceano.
Ultimamente si è poi registrata la tendenza di autori e registi a giocare con singoli personaggi di libri o addirittura a fare pastiche tra vita vissuta di uno scrittore e le sue opere. E' il caso di successi come "Capote".
L'operazione più originale su un testo letterario, tra i film che passeranno al Lido, forse l'ha fatta Gianni Amelio, che dopo "Le chiavi di casa", tratto da "Nati due volte" di Giuseppe Pontiggia, si cimenta con un altro scrittore italiano contemporaneo, Ermanno Rea. Si sa che gli adattamenti di Amelio non sono mai un riportare pedissequamente un plot sul grande schermo, ma questa volta Amelio si è spinto davvero oltre.
Infatti "La stella che non c'è", in concorso alla 63ma edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, parte proprio laddove finisce il libro di Ermanno Rea "La dismissione". Buonocore, il protagonista del romanzo rappresenta un volto di Napoli, meno celebrato, i cui abitanti spesso vivono il dramma del lavoro negato. Gianni Amelio è partito da questo personaggio per inventare la storia di Buonocore al di là della fine del romanzo. Del resto, come ammette lo stesso Rea in alcune dichiarazioni all'agenzia di stampa Ansa, "nel mio libro ci sono molti altri filoni ancora da esplorare".
Un suggerimento subito raccolto dal regista, che ha inventato il seguito del libro, partendo dal personaggio principale, interpretato da Sergio Castellitto. "In realtà - spiega Rea - il mio operaio è davvero un uomo che ha tanta voglia di lavorare, un uomo pieno di buona volontà, uno che ama il lavoro sopra ogni cosa e che non manca di essere, anche per questo, un pignolo, un tignoso". Ecco perché Amelio ha trasformato Buonocore in Vincenzo Buonavolontà. Nomen omen.
La dismissione del titolo del romanzo si riferisce alla dismissione dell'impianto Ilva di Bagnoli cominciata nel 1990 e durata più di un decennio. Per lo scrittore quella chiusura è l'evento più rappresentativo della Napoli di oggi. Si tratta di una ferita ancora aperta. Alla luce di quella vicenda si può anche andare in cerca delle cause dell'attuale degrado di Napoli, suggerisce Rea.
"Un'occasione mancata e un disastro che fanno ancora sentire le loro tragiche conseguenze"così Rea questo capitolo recente di storia industriale. "Fu un segno dei tempi, una fabbrica che si liquefa in frammenti che vanno dappertutto. Una specie di globalizzazione rovesciata. Una fabbrica, in dismissione, suscita aviditá. E' un bel porco di cui non si butta via niente".
Nel film Amelio immagina che il protagonista segua le macchine dismesse vendute ai cinesi. E così il nostro Buonocore si ritrova in un'avventura in Estremo Oriente, ormai la nuova frontiera dei nostri giorni.
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