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Torna alla home dello speciale 14/04/2005
Di Vera Brozzoni
Il cinema muto non è scomparso con l’avvento del sonoro, si è solo nascosto

Ora, dato che continuare a tessere le lodi della multiculturalità è inutile, meglio passare alla cronaca vera e propria. Il 30 marzo apre le danze l'encomiabile Piers Plowright, cineasta, produttore radiofonico, colui che per una tradizione autocostituitasi inaugura ogni School of Sound. Plowright è anziano ma possiede ancora la vivacità e l'apertura mentale dei giovani: per tutta la durata del seminario avrà fame di conoscenza e si prodigherà in complimenti e domande ai suoi illustri colleghi. Per oggi si “limita” a parlare del potere che ha suono di creare storie, emozioni, spazi, e lo fa facendoci ascoltare spezzoni di radiodrammi di grande potenza: una straordinaria versione di “Delitto e Castigo”, di “Festen”, in cui persino ogni respiro fra le parole veicola emozione e vita. Secondo Bruno Bettelheim “Una storia deve essere sentita per essere creduta”, ed è seguendo questo credo che Plowright lavora in radio, usando l'audio come somma di tutti gli altri sensi. A seguire dovrebbe arrivare il grande Michel Chion, saggista e compositore, ma si trova in ospedale a Parigi. Niente di serio, ci assicura colui che per oggi gli farà da portavoce: l'italo-argentino Gustavo Costantini, suo allievo prediletto. Il quale esordisce subito con una convinzione che il maestro ama ripetere agli adepti: il cinema muto non è scomparso con l'avvento del sonoro, si è solo nascosto. E fin dal suo avvento i grandi registi hanno saputo come utilizzarlo: si veda la sequenza, proiettata sullo schermo della sala, di “M - il mostro di D ü sseldor f” in cui la morte della piccola Elsie è significata dal silenzio, rotto dalle lontane grida della madre (e alla fine della sequenza il pubblico si scioglie in un doveroso applauso: il primo di molti). Poi è il turno de “Gli Uccelli”: la canzoncina che i bambini cantano a scuola, mentre Tippi Hedren aspetta seduta fuori, impedisce alla donna di accorgersi che alle sue spalle si stanno ammassando i corvi; eppure, da una attenta analisi si può intuire che Hitchcock in precedenza aveva concepito la sequenza senza musica, dopodichè ha aggiunto la canzoncina ossessiva per creare suspence. Ancora qualche spezzone da “Angel Heart” a “Mulholland Drive” (Lynch è il sound editor di se stesso) e la timida ma competente favella di Costantini gli consente di staccarsi dal ruolo di portavoce: è il pubblico a sancire il passaggio, con un applauso fragoroso e uno scroscio di domande sinceramente interessate.

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