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Torna alla home dello speciale Di Sabina Prestipino
Lunga vita a France Cinema

(12/11/2005) - Ogni anno al termine di France Cinema si prova una sorta di fitta al cuore. Dopo giornate dense di buoni film di tutti i generi, di incontri con gli autori, di scoperte di giovani promesse e di riscoperte di grandi maestri del passato, di conoscenze festivaliere tra il pubblico e tra i colleghi giornalisti che si incrociano per pochi giorni a Firenze, si torna a casa stanchi ma soddisfatti, e con la paura in fondo al cuore che questa potrebbe essere l'ultima edizione.

Mentre infatti si festeggiavano i vent'anni della manifestazione era palpabile nell'area un certo senso di pessimismo sul futuro. Come ha detto Gilles Jacob, presidente del festival di Cannes, nonche'ospite l'anno scorso di France Cinema “il festival non naviga certo nell'oro, piuttosto nell'intelligenza del cuore”. E cosi' anche se i fondi e i mezzi a disposizione sono pochi, l'inossidabile coppia, nella vita e nella direzione del festival, Aldo Tassone e Francoise Pieri, ogni anno riesce a compiere il miracolo. Fare un festival con metodi artigianali, nel senso piu' nobile del termine, offrendo sempre spunti originali su cui riflettere, facendo conoscere spesso vis a vis nuovi registi e anche grandi personaggi della storia del cinema non e' cosa da poco. Se non e' un miracolo questo. Per di piu' tutte le proiezioni e gli incontri con gli autori all'Istituto francese sono sempre molto gremite.

Quest'anno si e' tornati a casa con tante belle immagini e storie del cinema francese, sempre piu' orientato verso il genere comico. Ultimamente commedie magistralmente interpretate e dirette ci hanno molto divertito a Firenze e ci spingono sempre piu' a chiederci perche' queste commedie intelligenti e lievi non filtrino sui nostri schermi. Non c'e' piu' un distributore pronto a scommettere sull'intrattenimento intelligente dei nostri vicini d'oltralpe? Forse il cinema francese in questi anni di crisi delle sale paga lo scotto di essere associato ad un luogo comune. Il cinema francese nella testa di molti italiani e' sinonimo di film intellettuali, nel senso piu' pomposo ed elitario del temine, intimisti, psicologici, fatti di tanti sguardi e poche parole. E pare che nessuno voglia prendersi la briga di sfatare questo mito. Cosi' ci perdiamo noir mozzafiato e commedie piacevoli.

Abbiamo fatto la conoscenza dell'attrice feticcio di Rohmer, a cui France Cinema ha dedicato la retrospettiva. Marie Riviere, la protagonista de “Il raggio verde” che vinse il leone d'Oro a Venezia nel 1986 ha regalato al folto pubblico della retrospettiva testimonianze di prima mano sull'ottantacinquenne Rohmer, assente a Firenze perche' al lavoro su un nuovo progetto cinematografico. Un pezzo di storia del cinema dal vivo.

France Cinema ci ha fatto scoprire autori come Philippe Lioret (l”Equipier), il cui cinema ricorda quello di Duviver, e che ha stregato la giuria presieduta da Bellocchio, e di Emanuelle Carrere (“La Moustache”), da noi conosciuto da pochi e solo come scrittore, solo per citare due autori di passaggio a Firenze.

Abbiamo assistito ad una doppia rinascita, quella di Lelouch che con le “Le courage d'aimer” si riscatta dal flop de “Le parisiens” e quella di Massimo Ranieri. Trentasei anni fa Ranieri esordi' al cinema proprio a Firenze con “Metello” di Bolognini e ora lo ritroviamo nella stessa citta' in carne e ossa con quell'aria sempre scanzonata da mariuolo, uno spirito istrionico e un carisma davvero invidiabili.

E ancora un buon esordio fuori concorso di una figlia d'arte italiana, Giovanna Taviani, che con il suo documentario “I nostri trent'anni – Generazioni a confronto” ha presentato un'appassionante riflessione sui trentenni di oggi e su quelli di ieri. Come sembrano lontani il cinismo e l'ironia dei figli del miracolo economico, i giovani de “Il sorpasso” o de “I soliti ignoti”, punto di inizio di questa carrellata sulle generazioni. Da qui cinque generazioni si interrogano sul rapporto con i padri reali o “elettivi” e su un'eta' anagrafica che oggi sempre di piu' e' considerata un punto critico (“L'ultimo bacio” di Muccino docet). Com'eravamo e come siamo.

 

 

France Cinéma: concorso ristretto con tante sorprese
Qualche veterano, come Cavalier, Berri, Thomas, Lelouch, ma soprattutto volti nuovi: Carrère, Nadjari, Lioret, Jolivet, Larrieu, Podalydès.  Poche invece le opere prime. Quest'anno a France Cinéma  la rosa dei film in concorso si è ristretta, del resto la copiosa filmografia di Eric Rohmer ha imposto di limitare quest'anno il numero dei film della passata stagione. Il livello qualitativo rimane sempre medio alto. Ma qualche piccola scoperta Tassone ce la propone anche quest'anno.
Frugale, economo, coltissimo. Alla scoperta di Rohmer
"Quello del superartigiano Rohmer è un cinema che non somiglia a niente - scrive Aldo Tassone - Si può dire tranquillamente che si è inventato un sistema economico-produttivo perfetto, che gli ha consentito di godere di un'assoluta libertà. E si è inventato un suo “genere”, quello, per così dire, dei “racconti morali”: un raffinato cinema di conversazione che, contrariamente a quanto si è potuto ipotizzare, non annoia assolutamente".

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