Lelouch: "Sono un reporter della vita"
(12/11/2005) -
I critici non lo hanno mai osannato. Anzi non gli hanno mai perdonato di aver girato "Un uomo, una donna", Palma d'oro a Cannes nel '66.
Eppure Claude Lelouch è uno dei cineasti più amati dal pubblico, non solo oltralpe, ma anche in Italia e in altri paesi del vecchio continente. Nel tempo il suo nome è quasi diventato un marchio di fabbrica. Quando si va al cinema a vedere un suo film normalmente ci si aspetta di vedere commedie, non prive di risvolti tragici, dei piccolimeccanismi a orologeria, in cui le cose frivole finiscono per essere trattate con serietà e quelle gravi con una leggerezza affascinante, che infonde fiducia e ottimismo nei confronti della vita.
E il suo ultimo film "Le courage d'aimer" non tradisce affatto queste aspettative. Ritroviamo nella sua ultima fatica, presentata in prima nazionale a France Cinéma, tutti i suoi cavalli di battaglia: il gusto per il melò, il caso che la fa da padrone. Il talento narrativo, la verve nei dialoghi e nel delineare i rapporti uomo-donna, questa volta anche le dinamiche dell'adulterio, sono tra i punti forti del film. Una bella boccata d'ossigeno dopo il flop di "Les Parisines" (2004). L'anno scorso il pubblico gli ha voltato le spalle, solo 220 mila persone videro il film . "'Le courage d'aimer' proviene il 50% da 'Les parisiens' e il 50% da 'Le Bonheur c'est mieux que la vie', il secondo film della trilogia iniziale che avevo girato e che nessuno ha visto". "Les Parisines" infatti doveva essere l'inizio di un trittico dedicato alla vita, una specie di collezione di casi umani. "Nel primo film si ponevano delle domande, nel secondo si davano delle risposte e nel terzo si doveva fare festa" dice Lelouch. "Ho passato la mia vita a prendere appunti sugli uomini e sulle donne, si può dire che io sia un reporter della vita" ci confessa a Firenze, lui che il reporter lo fece davvero negli anni '50. "Un giorno ha fatto finalmente ordine in questi appunti e ho notato che c'erano circa una cinquantina di personaggi che avevano attirato la mia attenzione nel corso di quarant'anni".
Altro grande punto di forza dei film di Lelouch sono i personaggi. E questa volta il cineasta, compagno nella vita di Alessandra Martinez, ha compiuto un miracolo: ha ridato nuova vita cinematografica ad un grande interprete delle nostre scene teatrali, che proprio al cinema aveva mosso i suoi primi passi con "Metello" di Bolognini. Stiamo parlando di Massimo Ranieri, protagonista de "Il coraggio d'amare". Il ruolo del cantante di strada che raggiunge il successo e che riesce persino a riscattarsi e a crearsi una nuova vita dopo che gli hanno spezzato il cuore è cucito addosso a Ranieri con la perizia di un sarto di haut couture.
E Ranieri del resto sul grande schermo è la versione cinematografica e romanzata del migliore amico del cineasta, il celeberrimo Jacques Brel, quello di "Ne me quitte pas" per intenderci. Dopo il fiasco de "Les Parisines" Lelouch non ha abbandonato il suo progetto di mettere in scena delle "tranche de vie", ha piuttosto aggiustato il tiro. "Quindi mi sono concentrato su meno personaggi, in particolare gente che non è nata con la camicia, in pratica gente come me, degli autodidatti alla scuola della vita. Coloro che sono nati senza la camicia sono i migliori attori della vita".
Accanto a Ranieri una domestica e la sua gemella (entrambe interpretate da Mathilde Seigner), un'attrice sul viale del tramonto (Arielle Dombasle) che si innamora di un magnate della pizza surgelata (Micheel Libb), quest'ultimo poi è uno dei comprimari che più diverte il pubblico, una taccheggiatrice trasformata in star del pop (Maiwenn). Su tutti veglia Ticky Holgado un barbone che si fa chiamare "Dieu" ed ogni tanto c'è di che credere che sia davvero lui il grande demiurgo delle gioie e degli affanni dei nostri beniamini. Compaiono anche il regista e la sua compagnia, nella parte di loro stessi. Lelouch fa Lelouch che vuole girare un film sulla storia d'amore, un melodramma in piena regola, quasi una telenovela, di Massimo Ranieri e della cantante pop Shaa.
Un magnifico saggio di finzione nella finzione, in cui Lelouch mette in scena il suo personale modo di dirigere gli attori.
La ciliegina sulla torta è la colonna sonora, firmata dal grande compositore Francis Lai. |
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| France Cinéma: concorso ristretto con tante sorprese |
Qualche veterano, come Cavalier, Berri, Thomas, Lelouch, ma soprattutto volti nuovi: Carrère, Nadjari, Lioret, Jolivet, Larrieu, Podalydès. Poche invece le opere prime. Quest'anno a France Cinéma la rosa dei film in concorso si è ristretta, del resto la copiosa filmografia di Eric Rohmer ha imposto di limitare quest'anno il numero dei film della passata stagione. Il livello qualitativo rimane sempre medio alto. Ma qualche piccola scoperta Tassone ce la propone anche quest'anno.
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| Frugale, economo, coltissimo. Alla scoperta di Rohmer |
"Quello del superartigiano Rohmer è un cinema che non somiglia a niente - scrive Aldo Tassone - Si può dire tranquillamente che si è inventato un sistema economico-produttivo perfetto, che gli ha consentito di godere di un'assoluta libertà. E si è inventato un suo “genere”, quello, per così dire, dei “racconti morali”: un raffinato cinema di conversazione che, contrariamente a quanto si è potuto ipotizzare, non annoia assolutamente".
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