Frugale, economo, coltissimo. Alla scoperta di Rohmer
(28/10/2005) - Dopo Truffaut l'anno scorso e Chabrol nel 1998, era naturale che prima o poi France Cinéma celebrasse Eric Rohmer, altro grande rappresentante della mitica Nouvelle Vague.
Ed ecco che per i suoi vent'anni France Cinéma, che si inaugura il 31 ottobre, dedica un omaggio a Rohmer, che invece di anni ne compie ottantacinque. Curata da Françoise Pieri, la retrospettiva è accompagnata da un poderoso catalogo, che contiene interviste inedite fatte da Aldo Tassone, direttore del festival, in trent'anni di amicizia con Rohmer. I volumi della premiata ditta Tassone- Pieri per gli amanti del cinema francese (e non solo) sono da considerarsi come delle reliquie. Ultimamente poi stanno anche suscitando un certo successo editoriale, cosa quanto mai inusuale per un catalogo. Il libro edito l'anno scorso su François Truffaut, "François Truffaut: professione cinema" non solo ha raccolto lusinghiere recensioni anche all'estero, ma è stato riedito da Castoro, visto il successo ottenuto.
Ad arricchire il volume su Rohmer ci sono poi alcune testimonianze di prima mano di collaboratori del regista, come Barbet Schroeder, il produttore dei “Racconti morali” che ha lanciato Rohmer dopo il fallimento commerciale del primo lungometraggio ("Lesigne du lion"). Schroeder definisce il cineasta francese: "un folletto anticonvenzionale, pieno di humour ... ma anche uomo d'ordine, d'onore e di parole". A parlarci dello stile rohmeriano c'è poi Chabrol, che sottolinea la centralità degli "sguardi" nei rapporti tra i personaggi e l'redità di Murnau.
E ancora Françoise Etchégaray, affezionata e geniale organizzatrice-produttrice degli ultimi dieci film rohmeriani, ci svela l'uomo Rohmer: frugale, economo, coltissimo, dotato di un incredibile umorismo.
Marie Rivière ci parla della sua esperienza in "Le rayon vert". E scopriamo che Rohmer non dirige gli attori, "lascia fare, intervenendo durante le riprese. Basta essere se stessi, non c'è bisogno di recitare. Dirige insomma per osmosi".
Completano il volume un illuminante saggio dello specialista Joël Magny "e una filmografia commentata con una precisione di cui sono molto fiero, viste le discutibili sinossi che troppo spesso ci vengono offerte dei film di Rohmer" dice l'autore del libro. |
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| France Cinéma: concorso ristretto con tante sorprese |
Qualche veterano, come Cavalier, Berri, Thomas, Lelouch, ma soprattutto volti nuovi: Carrère, Nadjari, Lioret, Jolivet, Larrieu, Podalydès. Poche invece le opere prime. Quest'anno a France Cinéma la rosa dei film in concorso si è ristretta, del resto la copiosa filmografia di Eric Rohmer ha imposto di limitare quest'anno il numero dei film della passata stagione. Il livello qualitativo rimane sempre medio alto. Ma qualche piccola scoperta Tassone ce la propone anche quest'anno.
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| Rohmer in pillole |
Per i venti anni di questo evento festivaliero Ottoemezzo contribuisce con una carellata di temi alla scoperta di questo altro esponente della Nouvelle Vague francese che quest'anno viene celebrato all'edizione 2005 di France Cinéma come giusta continuazione di una maratona che ha già visto Trouffaut lo scorso anno e Chabrol nel 1998. Per l'ottantacinquenne regista viene proposta una retrospettiva ricca di proiezioni e contributi.
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