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| Lunga vita a France Cinema |
| Ogni anno al termine di France Cinema si prova una sorta di fitta al cuore. Dopo giornate dense di buoni film di tutti i generi, di incontri con gli autori, di scoperte di giovani promesse e di riscoperte di grandi maestri del passato, di conoscenze festivaliere tra il pubblico e tra i colleghi giornalisti che si incrociano per pochi giorni a Firenze, si torna a casa stanchi ma soddisfatti, e con la paura in fondo al cuore che questa potrebbe essere l'ultima edizione.
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| France Cinéma: concorso ristretto con tante sorprese |
Qualche veterano, come Cavalier, Berri, Thomas, Lelouch, ma soprattutto volti nuovi: Carrère, Nadjari, Lioret, Jolivet, Larrieu, Podalydès. Poche invece le opere prime. Quest'anno a France Cinéma la rosa dei film in concorso si è ristretta, del resto la copiosa filmografia di Eric Rohmer ha imposto di limitare quest'anno il numero dei film della passata stagione. Il livello qualitativo rimane sempre medio alto.
Ma qualche piccola scoperta Tassone ce la propone anche quest'anno.
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| Nicola Piovani, un italiano amato oltralpe |
| Un italiano in mezzo a tanti autori e attori francesi. E' il compositore Nicola Piovani giunto a France Cinema per accompagnare il film “L'Equipier” di Philippe Lioret, di cui ha firmato la colonna sonora. Il film e' stato il vincitore di questa ventesima edizione del festival. La giuria presieduta da Marchio Bellocchio ha affermato di non aver avuto dubbi, ha voluto premiare il talento di Lioret, un regista che purtroppo in Italia continuera' a rimanere sconosciuto, visto che i suoi film non vengono distribuiti. |
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| Frugale, economo, coltissimo. Alla scoperta di Rohmer |
"Quello del superartigiano Rohmer è un cinema che non somiglia a niente - scrive Aldo Tassone - Si può dire tranquillamente che si è inventato un sistema economico-produttivo perfetto, che gli ha consentito di godere di un'assoluta libertà. E si è inventato un suo “genere”, quello, per così dire, dei “racconti morali”: un raffinato cinema di conversazione che, contrariamente a quanto si è potuto ipotizzare, non annoia assolutamente".
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| Lelouch: "Sono un reporter della vita" |
I critici non lo hanno mai osannato. Anzi non gli hanno mai perdonato di aver girato "Un uomo, una donna", Palma d'oro a Cannes nel '66.
Eppure Claude Lelouch è uno dei cineasti più amati dal pubblico, non solo oltralpe, ma anche in Italia e in altri paesi del vecchio continente. Nel tempo il suo nome è quasi diventato un marchio di fabbrica. Quando si va al cinema a vedere un suo film normalmente ci si aspetta di vedere commedie, non prive di risvolti tragici, dei piccolimeccanismi a orologeria, in cui le cose frivole finiscono per essere trattate con serietà e quelle gravi con una leggerezza affascinante, che infonde fiducia e ottimismo nei confronti della vita.
E il suo ultimo film "Le courage d'aimer" non tradisce affatto queste aspettative. |
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| Rohmer in pillole |
Per i venti anni di questo evento festivaliero Ottoemezzo contribuisce con una carellata di temi alla scoperta di questo altro esponente della Nouvelle Vague francese che quest'anno viene celebrato all'edizione 2005 di France Cinéma come giusta continuazione di una maratona che ha già visto Trouffaut lo scorso anno e Chabrol nel 1998. Per l'ottantacinquenne regista viene proposta una retrospettiva ricca di proiezioni e contributi.
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