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Torna alla home dello speciale 20/05/2005
Di Vera Brozzoni
Cronenberg: "Prima di tutto bisogna trovare la propria vera voce"
Piers Handling e David Cronenberg, due grandi del cinema canadese. L'uno, meno noto al grande pubblico, direttore del Festival di Toronto, una delle vetrine più rilevanti al mondo, l'altro regista di culto che non ha bisogno di presentazioni.  A Cannes succede anche questo: due vicini di casa - entrambi vivono e lavorano a Toronto - si incontrano pubblicamente  e coinvolgano il pubblico. Pubblico naturalmente di addetti ai lavori, perché i due si sono incontrati il 17 maggio al padiglione americano del Marche' du film, dove sulla Croisette pulsa il business.
La conversazione, che si è arricchita di domande anche dal pubblico, ha avuto uno stampo tecnico piuttosto che teorico, con punte davvero intreressanti  per l'approfondito esame dei "making of" dei film del regista canadese.

Handling : che significato ha Cannes per te? Cosa vuol dire essere invitato a Cannes?
Cronenberg : quando sono a Cannes respiro il senso della storia del cinema, che e' piu' alta in Francia che altrove; e poi il festival e' la migliore piattaforma per lanciare il proprio film, anche se non e' in concorso.
La prima volta che sono arrivato qui e' stato nei primi anni Settanta, ero un regista underground e non sapevo ancora se avrei continuato a fare cinema; sono stato terrorizzato dalla frenesia e dal nervosismo, mentre la seconda volta ho avuto piu' confidenza. Vedevo la gente vendere film ad ogni angolo di strada cosi' come a New York vendono la droga! Ho conosciuto alcuni registi di genere e di softcore e ho pensato: si', voglio rimanere in questo mondo.
Finalmente, la terza volta ho presentato "Shivers" ed ero diventato un vero regista.
H: Come hai potuto conservare la tua "voce" e la tua originalita' in questo mondo, senza comprometterti eppure costruendo la tua carriera?
C: prima di tutto bisogna trovare la propria vera voce, ed e' una cosa che avviene col tempo; dopodiche', sono sempre stato attento a non immischiarmi in progetti che mi avrebbero legato le mani: ma non trovo che sia un mio merito, mi viene semplicemente naturale.
H: come sei venuto in contatto con lo script di Josh Olson?
C: la lavorazione di "Spider" e' stata lunga, dolorosa e alla fine nessuno di noi e' stato pagato; percio' ho deciso di fare un film con una major che potesse investire il capitale anziche' doverlo pagare di tasca mia. Mi e' arrivata la prima stesura di "A History of violence" e in essa ho potuto gia' vedere il film finito; ne sono stato entusiasta perche' la storia affonda le sue radici nella mitologia americana e nel western: il mio film dopotutto e' un western. Ci sono anche richiami a "Spider", in entrambi c'e' la ricerca dell'identita', ma stavolta mi sono divertito a disgregare dei personaggi cosi' "normali".
H : gli attori in conferenza stampa hanno detto che sei una presenza molto potente sul set e che lavorare con te e' un'esperienza intensissima.
C: la verita' e' che sono pigro, percio' voglio da subito ottimi attori sui miei set; il casting e' faticoso e difficile perche' ogni attore influisce sulla consistenza (il regista usa la parola "texture") del film, ci deve essere massima collaborazione da subito. Prima di girare parlo molto con gli attori a proposito della visione dei personaggi: faccio scegliere a loro i costumi e la generale apparenza fisica dei personaggi, perche' devono conoscerli come se fossero persone reali; costruire un ruolo non e' un processo astratto. In tal modo gli attori si sentono piu' motivati a lavorare, anche se sono molto rigido su altri lati del film: i dialoghi vanno recitati cosi' come sono scritti, e quando qualcosa non mi va sono molto fermo nel dire "no". Con Heidi, la bimba che interpreta Sarah, il rapporto e' stato delicato: sua madre era sempre sul set per proteggerla, ma ben presto lei si e' affezionata a Viggo e Maria come se fossero la sua vera famiglia, e questo ha turbato molto la vera madre.
H: ci sono mai stati incidenti sui tuoi set?
C : certo, ne accadono sempre! il tempo atmosferico puo' rivelarsi giusto o sbagliato, la pioggia cambia tutto il sound designing... Orson Welles diceva che il regista e' "il supervisore di una serie di errori" e aveva ragione: la realta' umana e' imprevedibile e misteriosa, il regista deve essere pronto a tutto.
H: quanto tempo passa prima che cominci davvero a girare?
C: non ci ho mai badato, in quanto non inizio finche' non ho tutto quello che davvero voglio: e' un processo molto fisico, come iniziare una scultura. Dopodiche' chiamo attori e troupe e faccio loro prendere confidenza con gli spazi, "recitiamo" letteralmente tutto il film, scelgo l'inquadratura, la lente da usare e lentamente l'emozione si costruisce da sola.A quel punto girare e' relativamente facile, per Viggo ho dovuto girare pochissime takes perche' e' un attore molto professionale e umile.
H: ti occupi anche della post-produzione?
C : non puoi dire di avere diretto un film se, in ogni momento, non ti occupi del montaggio, del mixing, delle musiche; discuto tutto con tutti, soprattutto con Howard Shore.
H: come ti e' parsa la reazione del pubblico qui a Cannes?
C : di solito sono indifferente, ma qui a Cannes so che il pubblico e' esigente ed impietoso. Percio' quando hanno cominciato ad abbracciarmi e ad applaudirmi mi sono spaventato! pero' ho anche percepito che il film a qualcuno e' piaciuto per i motivi sbagliati: è giusto che ci siano delle risate, però cio' non deve impedire che scoppi il senso del tragico. Ma il pubblico e' cosi'...
A Von Trier la Palma della polemica
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Non si sa ancora chi vincera' la Palma d'Oro. In pole position ci sono Haneke, Cronenberg e Jarmusch , ma sicuramente Von Trier ha gia' vinto quella della polemica: il suo "Manderlay", che tocca i temi della segregazione razziale e della schiavitu' con inauditi coraggio ed onesta' ha suscitato violente accuse di razzismo; come se gli attori neri che compaiono nel film si fossero lasciati abbindolare da un danese pazzo.
 
Se i droidi di monopolizzano la Croisette
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Solo i vip possono entrare, chi scrive ha dovuto affrontare una levataccia per entrare alla matinée; ma ne è valsa la pena: la lotta interiore di Anakin, che sceglie il Lato Oscuro per amore (ovviamente con esiti fallimentari) è centrale e impregna di tragici presentimenti anche le sequenze più godibili all'occhio.
Splendidamente avvincente, sul finale il film si riallaccia alle scenografie del primo "Star Wars" del 1975: un black-out temporale straniante e commovente.
 
E le migliori emozioni arrivano dall'Oriente
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All'alba del quarto giorno, il festival ha gia' offerto una vasta gamma di emozioni, dall'esaltazione alla delusione; in tutte le categiorie primeggia l'Oriente.
Moll, Allen e il debutto di Buscemi
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"Lemming", il thriller di Dominik Moll che ha aperto le danze, è prevedibilmente morbosetto e furbetto, niente di memorabile. Meglio "Kilométre Zéro" di Hiner Saleem ("Vodka Lemon") che si conferma buon narratore e direttore d'attori; speriamo solo che il letto semovente non diventi il suo marchio di fabbrica. Interessante il debutto registico di di Steve Buscemi per la InDigEnt, "Lonesome Jim" con Casey Affleck e Liv Tyler, caliente e coinvolgente il film di danza "Iberia" di Carols Saura ...
Il miglior posto dove porsi la domanda


Il quesito arriva dal giornale più letto dei professionisti del cinema. Alla vigilia del festival francese su "Variety" si chiedono: un giorno esisterà uno star system europeo? Bella domanda.
Di certo, dice "Variety", Cannes è il luogo più adatto dove lanciare la questione, ma anche, vi si dice, il più deprimente per i produttori europei che devono fornteggiare l'inevitabile risposta.
La risposta impietosa sarebbe che i film d'autore elevano gli spirit degli spettatori all'interno del Palais, ma fuori attorno al "red carpet" le folle di pubblico e i flash dei fotografi sono tutti per i divi americani.
Ma è prorio vero?

LEMMING, di Dominik Moll, inaugura il concorso a Cannes
A Cannes i cavalieri Jedi aprono la sfilata di autori


A Cannes è tutto pronto. Sulla Croisette cronisti, critici e giurati sono già schierati. E in questo clima festoso ancora una volta, per il secondo anno di seguito, tra il lusso e la mondanità, si insinua la dura realtà con le gigantografie di Florence Aubenas e Hussein Hanoun, sequestrati in Iraq appese.
Insomma Cannes non vuole girare lo sguardo davanti alle ferite del mondo, davanti all'assurda crudeltà della guerra e della violenza. Un po' come il cinema che ci si aspetta di vedere in questa 58ma edizione, definita un'edizione all'insegna del cinema d'autore.

Ritorno al classicismo


Nessun documentario e nessun cartoon quest'anno in concorso sulla Croisette."Quest'anno c'è il ritorno a un certo classicismo e dei grandi autori, molti dei quali sono già stati in gara", ha spiegato Thierry Fremeaux direttore artistico del 68esimo festival alla conferenza stampa di presentazione.

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