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Torna alla home dello speciale 12/05/2005
Di Vera Brozzoni
Moll, Allen e il debutto di Buscemi
Con il classico fasto ha inizio il 58esimo Festival di Cannes: la cittadina si riempie di giornalisti, professionisti, curiosi che si sobbarcano lunghi viaggi ma non rinunciano alla possibilità di vedere le star, o di farsi vedere come se fossero star.
La cerimonia d'apertura, patrocinata dalla deliziosa Cécile de France (qualcuno ironizza: una scelta sciovinista già dal nome!), presenta la giuria: l'eternamente spettinato e giulivo presidente Kusturica, la bella Nandita Das (attrice-feticcio di Deepa Mehta), il Premio Nobel per la letteratura Toni Morrison, dalla voluminosa capigliatura afro, la splendida Salma Hayek e Agnés Varda, la cui tunica technicolor contrasta col terrificante grigio del volto.
E i film? "Lemming", il thriller di Dominik Moll che ha aperto le danze, è prevedibilmente morbosetto e furbetto, niente di memorabile. Meglio "Kilométre Zéro" di Hiner Saleem ("Vodka Lemon") che si conferma buon narratore e direttore d'attori; speriamo solo che il letto semovente non diventi il suo marchio di fabbrica.
Interessante il debutto registico di di Steve Buscemi per la InDigEnt, "Lonesome Jim" con Casey Affleck e Liv Tyler, caliente e coinvolgente il film di danza "Iberia" di Carols Saura sulle note di Albéniz, senza infamia né lode il solito Allen, deludente "Aurora Borealis" con Donald Sutherland e Juliette Lewis. Le prossime sorprese saranno "The Bow" di Kim Ki-duk (attesissimo, e ciò potrebbe fargli del male), "Bashing di Kobayashi Masahiro e "Last days" di Gus Van Sant. A bientot! !
A Von Trier la Palma della polemica
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Non si sa ancora chi vincera' la Palma d'Oro. In pole position ci sono Haneke, Cronenberg e Jarmusch , ma sicuramente Von Trier ha gia' vinto quella della polemica: il suo "Manderlay", che tocca i temi della segregazione razziale e della schiavitu' con inauditi coraggio ed onesta' ha suscitato violente accuse di razzismo; come se gli attori neri che compaiono nel film si fossero lasciati abbindolare da un danese pazzo.
 
Cronenberg: "Prima di tutto bisogna trovare la propria vera voce"
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Piers Handling e David Cronenberg, due grandi del cinema canadese. L'uno, meno noto al grande pubblico, direttore del Festival di Toronto, una delle vetrine più rilevanti al mondo, l'altro regista di culto che non ha bisogno di presentazioni.  A Cannes succede anche questo: due vicini di casa - entrambi vivono e lavorano a Toronto - si incontrano pubblicamente  e coinvolgano il pubblico. Pubblico naturalmente di addetti ai lavori, perché i due si sono incontrati il 17 maggio al padiglione americano del Marche' du film, dove sulla Croisette pulsa il business.
La conversazione, che si è arricchita di domande anche dal pubblico, ha avuto uno stampo tecnico piuttosto che teorico, con punte davvero intreressanti  per l'approfondito esame dei "making of" dei film del regista canadese.
Se i droidi di monopolizzano la Croisette
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Solo i vip possono entrare, chi scrive ha dovuto affrontare una levataccia per entrare alla matinée; ma ne è valsa la pena: la lotta interiore di Anakin, che sceglie il Lato Oscuro per amore (ovviamente con esiti fallimentari) è centrale e impregna di tragici presentimenti anche le sequenze più godibili all'occhio.
Splendidamente avvincente, sul finale il film si riallaccia alle scenografie del primo "Star Wars" del 1975: un black-out temporale straniante e commovente.
 
E le migliori emozioni arrivano dall'Oriente
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All'alba del quarto giorno, il festival ha gia' offerto una vasta gamma di emozioni, dall'esaltazione alla delusione; in tutte le categiorie primeggia l'Oriente.
Il miglior posto dove porsi la domanda


Il quesito arriva dal giornale più letto dei professionisti del cinema. Alla vigilia del festival francese su "Variety" si chiedono: un giorno esisterà uno star system europeo? Bella domanda.
Di certo, dice "Variety", Cannes è il luogo più adatto dove lanciare la questione, ma anche, vi si dice, il più deprimente per i produttori europei che devono fornteggiare l'inevitabile risposta.
La risposta impietosa sarebbe che i film d'autore elevano gli spirit degli spettatori all'interno del Palais, ma fuori attorno al "red carpet" le folle di pubblico e i flash dei fotografi sono tutti per i divi americani.
Ma è prorio vero?

LEMMING, di Dominik Moll, inaugura il concorso a Cannes
A Cannes i cavalieri Jedi aprono la sfilata di autori


A Cannes è tutto pronto. Sulla Croisette cronisti, critici e giurati sono già schierati. E in questo clima festoso ancora una volta, per il secondo anno di seguito, tra il lusso e la mondanità, si insinua la dura realtà con le gigantografie di Florence Aubenas e Hussein Hanoun, sequestrati in Iraq appese.
Insomma Cannes non vuole girare lo sguardo davanti alle ferite del mondo, davanti all'assurda crudeltà della guerra e della violenza. Un po' come il cinema che ci si aspetta di vedere in questa 58ma edizione, definita un'edizione all'insegna del cinema d'autore.

Ritorno al classicismo


Nessun documentario e nessun cartoon quest'anno in concorso sulla Croisette."Quest'anno c'è il ritorno a un certo classicismo e dei grandi autori, molti dei quali sono già stati in gara", ha spiegato Thierry Fremeaux direttore artistico del 68esimo festival alla conferenza stampa di presentazione.

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