| A Von Trier la Palma della polemica |
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| Non si sa ancora chi vincera' la Palma d'Oro. In pole position ci sono Haneke, Cronenberg e Jarmusch , ma sicuramente Von Trier ha gia' vinto quella della polemica: il suo "Manderlay", che tocca i temi della segregazione razziale e della schiavitu' con inauditi coraggio ed onesta' ha suscitato violente accuse di razzismo; come se gli attori neri che compaiono nel film si fossero lasciati abbindolare da un danese pazzo. |
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| Cronenberg: "Prima di tutto bisogna trovare la propria vera voce" |
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Piers Handling e David Cronenberg, due grandi del cinema canadese. L'uno, meno noto al grande pubblico, direttore del Festival di Toronto, una delle vetrine più rilevanti al mondo, l'altro regista di culto che non ha bisogno di presentazioni. A Cannes succede anche questo: due vicini di casa - entrambi vivono e lavorano a Toronto - si incontrano pubblicamente e coinvolgano il pubblico. Pubblico naturalmente di addetti ai lavori, perché i due si sono incontrati il 17 maggio al padiglione americano del Marche' du film, dove sulla Croisette pulsa il business.
La conversazione, che si è arricchita di domande anche dal pubblico, ha avuto uno stampo tecnico piuttosto che teorico, con punte davvero intreressanti per l'approfondito esame dei "making of" dei film del regista canadese. |
| Ritorno al classicismo |
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La 58ma edizione del festival di Cannes punterà più sul cinema d'autore e sul cinema di genere. "Quest'anno c'è il ritorno a un certo classicismo e dei grandi autori, molti dei quali sono già stati in gara", ha spiegato Thierry Fremeaux direttore artistico del festival.
Anche l'Italia questa volta concorre per la Palma d'oro con Marco Tullio Giordana. Due anni fa nella sezione Un Certain Regard Giordana si fece onore con La meglio gioventù.
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| Se i droidi di monopolizzano la Croisette |
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Solo i vip possono entrare, chi scrive ha dovuto affrontare una levataccia per entrare alla matinée; ma ne è valsa la pena: la lotta interiore di Anakin, che sceglie il Lato Oscuro per amore (ovviamente con esiti fallimentari) è centrale e impregna di tragici presentimenti anche le sequenze più godibili all'occhio.
Splendidamente avvincente, sul finale il film si riallaccia alle scenografie del primo "Star Wars" del 1975: un black-out temporale straniante e commovente. |
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| Londra, l'Opera e Dostoevski e Woody Allen cambia |

Woody Allen ritorna sulla Croisette con un film che ha letteralmente catalizzato l'attenzione dei critici. Cosa che non avveniva da almeno un lustro. In fondo nessuno osava dirlo apertamente, ma Woody Allen negli ultimi anni sembrava essersi rassegnato a vivere di rendita e i fasti di "Manhattan" ed "Annie Hall" sembravano ormai lontani. E invece... |
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| Il miglior posto dove porsi la domanda |

Il quesito arriva dal giornale più letto dei professionisti del cinema. Alla vigilia del festival francese su "Variety" si chiedono: un giorno esisterà uno star system europeo? Bella domanda.
La risposta impietosa sarebbe che Cannes è il luogo giusto e che i film d'autore elevano gli spirit degli spettatori all'interno del Palais, ma fuori attorno al "red carpet" le folle di pubblico e i flash dei fotografi sono tutti per i divi americani. Ma è prorio vero?
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| Moll, Allen e il debutto di Buscemi |

"Lemming", il thriller di Dominik Moll che ha aperto le danze, è prevedibilmente morbosetto e furbetto, niente di memorabile. Meglio "Kilométre Zéro" di Hiner Saleem ("Vodka Lemon") che si conferma buon narratore e direttore d'attori; speriamo solo che il letto semovente non diventi il suo marchio di fabbrica. Interessante il debutto registico di di Steve Buscemi per la InDigEnt, "Lonesome Jim" con Casey Affleck e Liv Tyler, caliente e coinvolgente il film di danza "Iberia" di Carols Saura ... |
| LEMMING, di Dominik Moll, inaugura il concorso a Cannes |
| A Cannes i cavalieri Jedi aprono la sfilata di autori |
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A Cannes è tutto pronto.
Si respira il classico clima della vigilia.
E in questo clima festoso ancora una volta, per il secondo anno di seguito, tra il lusso e la mondanità, si insinua la dura realtà. Sul Palazzo del Cinema campeggiano le gigantografie di Florence Aubenas e Hussein Hanoun, sequestrati in Iraq, e di Ingrid Betancourt, rapita ormai tre anni fa in Colombia per la sua forte opposizione al narcotraffico.
Insomma Cannes non vuole girare lo sguardo davanti alle ferite del mondo, davanti all'assurda crudeltà della guerra e della violenza.
Un po' come il cinema del resto, un occhio sempre aperto sul mondo.
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