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Le sette spade di Tsui Hark

Correva l'anno 1951 e a Venezia conquistava il Leone d'Oro "Rashomon" di Akira Kurosawa. Il maestro giapponese, così come le cinematografie dell'estremo Oriente, a noi occidentali erano completamente ignoti. A distanza di mezzo secolo abbondante l'estremo Oriente, con la Cina in testa, sembra averci ormai letteralmente conquistato. La tradizione wuxia e i maestri di Hong Kong sono iper citati nella cinematografia americana. La saga di "Matrix" e quella di "Kill Bill" ci hanno ormai reso familiare tutta una serie di cineserie, di cui qualche decennio fa ignoravamo persino l'esistenza.
E i registi orientali si sono supinamente adattati a sfornare film wuxia, per la gioia di pubblico e critica.
Persino cineasti che avevano costruito carriere internazionali, lontano dai miti della Cina antica, come  Zhang Yimou ("La foresta dei pugnali volanti") e Ang Lee ("La tigre e il dragone") hanno dato il loro contributo al genere. Revival, moda o rifugio nel passato? A spiegare questa nuova tendenza è Tsui Hark, il regista cinese di "Seven Swords", il film d'apertura della Mostra Veneziana: "Non è facile parlare dei problemi di oggi della Cina. Il nostro governo tiene molto sotto controllo i media. Ma anche i film d'epoca di tradizione wuxia sono comunque un modo per esprimere certe cose".
Ma ormai il confine tra ciò che Occidentale e Orientale, soprattutto a Hong Kong, città da cui proviene Tsui Hark,  sembra farsi sempre più labile in fatto di cinema. " A volte non siamo neanche in grado di distinguere quello che è occidentale da quello che è orientale: noi stessi, ormai, sappiamo molto poco della Cina, è un Paese con una tradizione antichissima, è una vecchia madre di cui i figli conoscono molto poco. Certo, quel che ci distingue è l'educazione avuta, sicuramente diversa".
Ambientato nel 1660, "Seven Swords" narra le vicende del Villaggio delle Arti Marziali, messo in pericolo da un bando del nuovo governo della Dinastia Ching. Saranno i sette discepoli di un maestro di spada a salvare il villaggio, con combattimenti all'ultimo sangue.
Tratto dal romanzo di Liang Yu-Shen, il film è interpretato da una star di Hong Kong, Leon Lai, da  Charlie Young e dalla celebre Donnie Yen.  "L'autore del romanzo -  ha spiegato Tsui Hark in conferenza stampa - è stato il primo a dare vita al genere wuxia ad Hong Kong: era un giornalista di uno dei piú grandi quotidiani locali e le sue storie avevano un successo enorme e facevano vendere molte copie del giornale".
Il regista ha comunque in parte rivisitato la tradizione wuxia, in cui  " i combattimenti sono molto carini e puliti. Io credo invece che la vittoria abbia sempre una fine tragica e non se ne esce mai puliti dopo aver massacrato decine di persone. Per questo non glorifico mai la vittoria. Piuttosto insisto sul colore rosso che è quello del sangue ma anche il colore piú utilizzato in Cina".
Il film è stato accolto molto tiepidamente alla proiezione per la stampa. Al pubblico, che dal 2 settembre potrà vedere il film al cinema, l'ardua sentenza.

(01.09.2005)
La conferenza stampa di Park Chan-Wook
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Il grande regista coreano di "Sympathy for Lady Vengance", in gara alla manifestazione festivaliera, e la protagonista del film, la bellissima Lee Young-ae, arrivano in sala conferenze accolti da un caloroso applauso. Park Chan-Wook, conosciuto per film di grande impatto emotivo ha rilasciato una veloce intervista ricca di flash sulla sua attività degli ultimi anni. Ottoemezzo era in sala.
 
Tra Garrel e Battiato: la noia lambisce il Lido
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Ultimo appuntamento della giornata,"I Fratelli Grimm", l'atesissimo nuovo film del disgraziato Terry Gilliam: certo, viste le traversie economiche del regista ci si chiede perché una buona volta non faccia un film con un budget minore; c'è però da sperare che questa sua ultima fatica abbia successo sul mercato, perché è in effetti un buon film fantasy con attori perfetti (compresa la strega Bellucci) e molte suggestioni visive. Gilliam non raggiunge il genio di Tim Burton di "Sleepy Hollow" ma ci si avvicina abbastanza.
 
"Sympathy for Lady Vengance" è la vera sorpresa
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"Brokeback Mountain" il film in concorso di Ang Lee  ha diviso il pubblico. Alla fine del film, qualcuno in sala grida “Aridatece John Ford!”: quanto di più sbagliato si potrebbe pregare, in parte perchè Ang Lee non sembra avere ambizioni tanto folli, e poi perché il suo film è proprio una radicale riscrittura del mito del macho del west.
 
Essere "Beat" Takeshi
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A Venezia ha già collezionato un Leone d'Oro, con il poetico "Hana-bi" nel 1997 e uno d'Argento con "Zatoichi" due anni fa. E adesso a sorpresa ci  riprova con la sua ultima fatica "Takeshis'". Stiamo parlando di Takeshi Kitano, di cui, a festival iniziato, è stata annunciata la presenza in concorso.
"Takeshis'", già selezionato dal festival di  Toronto, che aprirà i battenti l'8 settembre, era in gestazione dai tempi di "Sonatine". Al tempo "Beat" Kitano, come lo chiamano i suoi fan, stava appunto ideando un film su un autista di taxi che entra in un mondo immaginario all'interno della sua stessa mente. L'idea poi confluì in "Takeshis'" in cui Kitano è alle prese con due se stesso, l'uomo ordinario e l'uomo pubblico, la  star "Beat" Takeshi per l'appunto.
 
Le Red Cars di Cronenberg sbarcano al Lido
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David Cronenberg arriva per la prima volta al Festival di Venezia, nella veste inusuale di autore di un libro.
Si tratta di  "Red Cars", un libro d'artista che contiene una sua sceneggiatura inedita, scritta poco dopo aver girato "Crash", trasposta non già in pellicola, ma su pagine. Una ricca collezione di quasi duecento immagini, tra fotografie tratte dall'archivio della Ferrari, disegni di motori, spaccati tecnici e altro materiale iconografico, si intreccia ad un'avvincente storia ambientata nell'ambiente della Formula Uno degli anni Sessanta.
 
"Clooney e gli altri: i film non deludono"
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Quest'anno il Lido è blindato dai metal detector e da un'impressionante quantitàdi poliziotti che scrutano intorno.
In effetti questo non giova all'immagine della Mostra, che tenta di darsi un tono di serietà ‘à la Cannes', ma riesce solo ad irritare il pubblico.
Per fortuna i film non deludono: ad aprire laMostra è stata l'epopea Seven Swords di Tsui Hark, un film tutto costruitosul concetto di esagerazione.
 
E a parlare adesso saranno i film
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''Basta con i pregiudizi, adesso si va alla verifica attiva". A parlare così è Marco Muller  alla vigilia del taglio del nastro della 62ma Mostra del Cinema di Venezia. Al suo secondo anno da direttore, Muller ritiene premature alcune delle critiche mosse a questa edizione nelle ultime settimane. ''L'unico rimpianto - sottolinea il direttore della Mostra - e' di non essere stati abbastanza chiari e propositivi nel difendere la programmazione. Alcuni hanno gia' espesso un giudizio definitivo su questo festival senza neanche avere iniziato a vedere i film''.
 
"La verità è l'unica notizia, il resto è ciarpame": Murrow secondo Clooney
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"La verità è l'unica notizia, il resto è ciarpame" usava dire Edward R. Murrow, giornalista della Cbs che svelò i misfatti del senatore McCarthy nel 1953.
Sulla figura del celebre giornalista americano è incentrato l'ultimo film di George Clooney  “Good night. And, good luck”, che inaugurerà il concorso veneziano.
"Il mio film non è solo un omaggio al grande Murrow - ci tiene a precisare Clooney - vuole comunicare che il buon notiziario non è un concetto antiquato, che il buon giornalismo d'inchiesta è ancora possibile".
 
Ritornano le giornate degli autori
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Hanno debutato l'hanno scorso portando al Lido una selezione di film europei. Ritornano quest'anno con l'idea di allargare lo sguardo al mondo intero. Sono le Giornate degli Autori, che si terranno a Venezia, nell'ambito della 62. Mostra Internazionale del Cinema, dall'1 al 10 settembre, tra il Casinò (Sala Perla) e la Villa degli Autori (a due passi dall'Hotel Excelsior).
Nata sul modello della Quinzaine cannese e dall'impegno di Anac e Api, la sezione è presieduta da  Roberto Barzanti, con vicepresidenti sono Emidio Greco e Citto Maselli. Delegato Generale è Giorgio Gosetti, affiancato da un ristretto gruppo di consulenti internazionali: Agnès-Catherine Poirier, Tadeusz Sobolewski e Adrian Wootton.
 
Bianchi: per quest'anno anche i critici vengono premiati
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Quest'edizione del Premio Bianchi sarà autoreferenziale. I giornalisti cinematografici a Venezia celebreranno Lello Bersani, le firme storiche della critica  e, più in generale, i tanti cronisti specializzati che, grazie ai loro articoli o ai ‘pezzi' televisivi, consentono ai film, alle star, ai festival di arrivare al grande pubblico. Una scelta inedita, quella dell'Sngci, il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici, che ha deciso di offire il palcoscenico di Venezia alle grandi firme della critica cinematografica, i Premi Bianchi 2005 .
 
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