Paltrow: dal teatro al cinema con "Proof"
Forte di una bellissima sceneggiatura di David Auburn e Rebecca Miller e di una grande Gwyneth Paltrow, "Proof" meritava di essere girato da un regista meno banale e conformista di Madden.
Il rapporto padre-figlia fra la Paltrow ed Anthony Hopkins, nonché il conflitto fra le due sorelle Paltrow e Hope Davis, sono temi che potevano essere approfonditi.
Peccato, un'occasione mancata che però regala un personaggio straordinario, la protagonista Catherine.
A presentare "Proof" al Lido c'erano John Madden, Anthony Hopkins, Jake Gyllenhaal, mancava solo Gwyneth Paltrow. L'aereo sul quale era partita da New York è rientrato alla base dopo un'ora di volo a causa di un guasto, e l'attrice è dovuta tornare a casa. Per fortuna, Madden l'ha chiamata sul cellulare, e per tutta la durata della conferenza le ha comunicato le domande dei giornalisti, mettendo poi il telefonino vicino al microfono in modo che l'attrice potesse rispondere. Ma le domande all'inizio sono tutte per Hopkins, da anni lontano dalle scene.
D – signor Hopkins, lei prima di scegliere di fare questo film aveva deciso di prendersi un periodo di riposo; come ha fatto la sceneggiatura di Proof a convincerla a tornare sul set? Di solito come sceglie le sceneggiature su cui lavorare?
Hopkins – solitamente ho una reazione istintiva nei confronti delle sceneggiature, se comincio a rifletterci ad analizzarle vuol dire che non funzionano; con "Proof " è successa la stessa cosa, ho letto lo script e ho subito accettato. E poi avevo molta voglia di lavorare con Madden e Paltrow.
D – Ha una speciale predilezione per loro?
Hopkins – Non conosco bene Gwyneth come persona, ma è una delle migliori attrici con cui ho lavorato, l'altra è Jodie Foster. John e Gwyneth hanno lo stesso tipo di talento, che è quello di raccontare una storia in modo pulito e lineare.
D – signora Paltrow, mentre girava "Proof" nella sua vita si sono susseguiti eventi molto forti: prima la morte di suo padre, poi la nascita di sua figlia (dal cantante dei Coldplay Chris Martin). Come ha vissuto quei momenti? Hanno influenzato il suo modo di lavorare?
Paltrow – prima di girare il film, ho recitato "Proof" a teatro con mio padre, che stava bene; durante la lavorazione del film invece è morto. Ero senza dubbio una persona diversa sul set, ma recitare la parte di Catherine a teatro mi aveva fatto capire cosa significava subire una perdita tanto importante.
D – signor Madden, che reazioni ha suscitato il suo film nella comunità matematica (il film parla di un geniale matematico e della figlia che forse ha ereditato il suo genio)?
Madden – mi sono consultato con molti matematici per realizzare il film, ho voluto gettare uno sguardo fresco su un mondo che la gente comune non conosce. I matematici hanno reagito bene al film proprio perché la ricerca era stata così accurata.
D – signora Paltrow, lei è una star, un modello per molte donne e ha sempre avuto una vita frenetica da diva; come mai ora ha deciso di rallentare i suoi ritmi lavorativi?
Paltrow – mentre giravamo "Proof" ero già incinta; alla fine delle riprese cominciava a vedersi il mio pancione, e non potevo recitare la parte di Catherine col pancione! Finite le riprese avevo solo voglia di stare da sola a godermi la gravidanza e la maternità. Sono tornata a lavorare quando la mia bimba ha compiuto 10 mesi, mi è sembrato accettabile; ora aspetto un'offerta che mi permetta di conciliare lavoro e vita privata, ma non ho fretta.
D – Signora Paltrow, solitamente cosa la spinge a scegliere un progetto in cui lavorare?
Paltrow – accetto solo ruoli che mi arricchiscano come persona, come amante, come madre; ora per me è impossibile accettare un ruolo all'ultimo momento ed allontanarmi da casa per mesi e mesi; ma so che in futuro potrò farlo ancora, e magari porterò mia figlia con me. Però non deve essere un film qualunque, deve essere una sfida che mi faccia crescere.
D – signor Gyllenhaal, John Madden ha dichiarato che all'inizio era perplesso all'idea di unire lei e Gwyneth sullo schermo, non sapeva se avreste funzionato come coppia; poi ha cambiato idea. Cosa pensa dell'alchimia creatasi sul set?
Gyllenhaal – E' impossibile con creare alchimia con Gwyneth! Io non ho dovuto fare nulla, solo recitare, il resto è venuto naturale per merito suo. Forse sono riuscito a recitare bene proprio grazie all'ammirazione che ho per Gwyneth, il fatto che lei fosse lì mi ha costretto a riflettere e crescere come attore.
(06.09.2005)
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Si tratta di "Red Cars", un libro d'artista che contiene una sua sceneggiatura inedita, scritta poco dopo aver girato "Crash", trasposta non già in pellicola, ma su pagine. Una ricca collezione di quasi duecento immagini, tra fotografie tratte dall'archivio della Ferrari, disegni di motori, spaccati tecnici e altro materiale iconografico, si intreccia ad un'avvincente storia ambientata nell'ambiente della Formula Uno degli anni Sessanta. |
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| "Clooney e gli altri: i film non deludono" |
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Quest'anno il Lido è blindato dai metal detector e da un'impressionante quantitàdi poliziotti che scrutano intorno.
In effetti questo non giova all'immagine della Mostra, che tenta di darsi un tono di serietà ‘à la Cannes', ma riesce solo ad irritare il pubblico.
Per fortuna i film non deludono: ad aprire laMostra è stata l'epopea Seven Swords di Tsui Hark, un film tutto costruitosul concetto di esagerazione. |
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| E a parlare adesso saranno i film |
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| ''Basta con i pregiudizi, adesso si va alla verifica attiva". A parlare così è Marco Muller alla vigilia del taglio del nastro della 62ma Mostra del Cinema di Venezia. Al suo secondo anno da direttore, Muller ritiene premature alcune delle critiche mosse a questa edizione nelle ultime settimane. ''L'unico rimpianto - sottolinea il direttore della Mostra - e' di non essere stati abbastanza chiari e propositivi nel difendere la programmazione. Alcuni hanno gia' espesso un giudizio definitivo su questo festival senza neanche avere iniziato a vedere i film''. |
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| Le sette spade di Tsui Hark |
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Ambientato nel 1660, "Seven Swords" narra le vicende del Villaggio delle Arti Marziali, messo in pericolo da un bando del nuovo governo della Dinastia Ching.
Tratto dal romanzo di Liang Yu-Shen, il film è interpretato da una star di Hong Kong, Leon Lai, da Charlie Young e dalla più famosa Donnie Yen. "L'autore del romanzo - ha spiegato Tsui hark in conferenza stampa - è stato il primo a dare vita al genere wuxia ad Hong Kong: era un giornalista di uno dei piú grandi quotidiani locali e le sue storie avevano un successo enorme e facevano vendere molte copie del giornale". |
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| Ritornano le giornate degli autori |
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Hanno debutato l'hanno scorso portando al Lido una selezione di film europei. Ritornano quest'anno con l'idea di allargare lo sguardo al mondo intero. Sono le Giornate degli Autori, che si terranno a Venezia, nell'ambito della 62. Mostra Internazionale del Cinema, dall'1 al 10 settembre, tra il Casinò (Sala Perla) e la Villa degli Autori (a due passi dall'Hotel Excelsior).
Nata sul modello della Quinzaine cannese e dall'impegno di Anac e Api, la sezione è presieduta da Roberto Barzanti, con vicepresidenti sono Emidio Greco e Citto Maselli. Delegato Generale è Giorgio Gosetti, affiancato da un ristretto gruppo di consulenti internazionali: Agnès-Catherine Poirier, Tadeusz Sobolewski e Adrian Wootton. |
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| Bianchi: per quest'anno anche i critici vengono premiati |
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| Quest'edizione del Premio Bianchi sarà autoreferenziale. I giornalisti cinematografici a Venezia celebreranno Lello Bersani, le firme storiche della critica e, più in generale, i tanti cronisti specializzati che, grazie ai loro articoli o ai ‘pezzi' televisivi, consentono ai film, alle star, ai festival di arrivare al grande pubblico. Una scelta inedita, quella dell'Sngci, il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici, che ha deciso di offire il palcoscenico di Venezia alle grandi firme della critica cinematografica, i Premi Bianchi 2005 . |
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