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Dal Giappone arrivano gli Yokai, una valida alternativa a Harry

Quanto è bello l'ultimo film di Takashi Miike, "Yokai Daisenso" ("La Grande Guerra dei Folletti"); quanto è divertente e coraggioso al tempo stesso.
Abbandonata la violenza di "Gozu" e di "Izo", ma fedele alla visionarietà di tutto il suo cinema, Miike racconta una favola per bambini popolata da migliaia di Yokai, folletti di varia foggia e natura tipici del folklore giapponese, e dal bambino Tadashi che, con l'aiuto degli Yokai, deve salvare il mondo dal perfido Kato. Ma a definire meglio gli Yokai ci ha pensato lo stesso regista in conferenza stampa: "Si potrebbero definire come folletti, ma sono molto diversi da quelli della mitologia celtica; gli Yokai abitano al confine fra il mondo umano e quello naturale e ahnno aspetto molto diversificato. La loro allegria li rende simili ai bambini, da cui sono amati, mentre si difendono dagli adulti che distruggono la natura per avidità".
Il film è esilarante e fantasmagorico. Strepitosa la sequenza della grande esplosione finale: Tokyo viene spazzata via, ma i folletti, che hanno scambiato la Grande Guerra per una grande festa, si divertono un mondo.
Alla fine il male non muore, e il piccolo protagonista, crescendo, perderà la fantasia.
"L'idea è nata ad una festa di Capodanno, tre anni fa, a cui era presente Mizuki Shigeru, grande esperto di Yokai; abbiamo deciso di fare un film per dimostrare che in Giappone abbiamo leggende molto più belle del Signore degli Anelli o di Harry Potter". Ma a quanti in sala conferenza domandavano che relazione c'è fra gli Yokai e Harry Potter, Miike si è limitato a rispondere: "in verità è difficile rispondere, perché non mi sono mai voluto confrontare con Harry Potter dal punto di vista filmico; certo quella serie di film ha avuto un grande successo sia fra i bambini sia fra gli adulti, e questo è anche il mio scopo: trasformare la sala cinematografica in un luogo di divertimento per tutti". Ma qui andiamo un po' oltre la saga del maghetto. Il cinema degli adulti si infiltra nel cinema per bambini in "Yokai Daisenso". In quest'ottica si colloca anche la scelta dell'attrice Kuriyama Chiaki, già vista nel ruolo di GoGo in "Kill Bill"? "Esatto, volevo che fose un film 'totale' per tutto il pubblico".
Come ben si può immaginare dalla storia, il film è stato molto complesso da realizzare. "La lavorazione è stata lunghissima: due anni per progettarlo, un anno per scrivere la sceneggiatura, un budget molto alto da riunire".
E quindi in un certo senso ha anche rappresentato una pausa di arresto nella carriera di un regista, noto ai cinefili anche per la sua prolificità. Ma sui progetti futuri Miike preferisce non sbilanciarsi: "Preferisco non rispondere... In realtà ho già girato un film low-budget ed ho in programma un serial per bambini ancora legato alle leggende degli Yokai".
In Italia Miike non è popolarissimo. I suoi film escono in dvd oppure vengono scaricati da Internet. E la cosa non sembra turbare affatto il regista: "dirigere un film è per me un grande divertimento e sono sempre felice di offrire una mia opera al pubblico; che poi il film venga visto in forme mediatiche diverse, questo non mi interessa. Certo, lo schermo grande di una sala cinematografica è più appagante, ma non critico chi utilizza internet per vedere i miei film: l'importante è che li vedano!".
Il pubblico di addetti ai lavori è rimasto molto colpito da come il film affronti la storia recente del Giappone con coraggio e ironia. c'è da chiedersi come abbiano reagito i suoi connazionali alla sequenza finale, nel vedere una massa di folletti che ridono mentre vengono spazzati via dall'esplosione.
Serafico Miike dice: "quella scena, che noi interpretiamo come scena di distruzione, per i folletti è fonte di divertimento. Volevo far capire al pubblico che si possono guardare le cose da punti di vista diversi, imparare dagli spiritelli. Il pubblico giapponese lo ha capito e si è divertito molto".

(05.09.2005)
FOTO: il regista e il protagonista di "Yokai Daisenso" ("La Grande Guerra dei Folletti")

La conferenza stampa di Park Chan-Wook
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Il grande regista coreano di "Sympathy for Lady Vengance", in gara alla manifestazione festivaliera, e la protagonista del film, la bellissima Lee Young-ae, arrivano in sala conferenze accolti da un caloroso applauso. Park Chan-Wook, conosciuto per film di grande impatto emotivo ha rilasciato una veloce intervista ricca di flash sulla sua attività degli ultimi anni. Ottoemezzo era in sala.
 
Tra Garrel e Battiato: la noia lambisce il Lido
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Ultimo appuntamento della giornata,"I Fratelli Grimm", l'atesissimo nuovo film del disgraziato Terry Gilliam: certo, viste le traversie economiche del regista ci si chiede perché una buona volta non faccia un film con un budget minore; c'è però da sperare che questa sua ultima fatica abbia successo sul mercato, perché è in effetti un buon film fantasy con attori perfetti (compresa la strega Bellucci) e molte suggestioni visive. Gilliam non raggiunge il genio di Tim Burton di "Sleepy Hollow" ma ci si avvicina abbastanza.
 
Le Red Cars di Cronenberg sbarcano al Lido
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David Cronenberg arriva per la prima volta al Festival di Venezia, nella veste inusuale di autore di un libro.
Si tratta di  "Red Cars", un libro d'artista che contiene una sua sceneggiatura inedita, scritta poco dopo aver girato "Crash", trasposta non già in pellicola, ma su pagine. Una ricca collezione di quasi duecento immagini, tra fotografie tratte dall'archivio della Ferrari, disegni di motori, spaccati tecnici e altro materiale iconografico, si intreccia ad un'avvincente storia ambientata nell'ambiente della Formula Uno degli anni Sessanta.
 
"Clooney e gli altri: i film non deludono"
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Quest'anno il Lido è blindato dai metal detector e da un'impressionante quantitàdi poliziotti che scrutano intorno.
In effetti questo non giova all'immagine della Mostra, che tenta di darsi un tono di serietà ‘à la Cannes', ma riesce solo ad irritare il pubblico.
Per fortuna i film non deludono: ad aprire laMostra è stata l'epopea Seven Swords di Tsui Hark, un film tutto costruitosul concetto di esagerazione.
 
E a parlare adesso saranno i film
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''Basta con i pregiudizi, adesso si va alla verifica attiva". A parlare così è Marco Muller  alla vigilia del taglio del nastro della 62ma Mostra del Cinema di Venezia. Al suo secondo anno da direttore, Muller ritiene premature alcune delle critiche mosse a questa edizione nelle ultime settimane. ''L'unico rimpianto - sottolinea il direttore della Mostra - e' di non essere stati abbastanza chiari e propositivi nel difendere la programmazione. Alcuni hanno gia' espesso un giudizio definitivo su questo festival senza neanche avere iniziato a vedere i film''.
 
Le sette spade di Tsui Hark
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Ambientato nel 1660, "Seven Swords" narra le vicende del Villaggio delle Arti Marziali, messo in pericolo da un bando del nuovo governo della Dinastia Ching.
Tratto dal romanzo di Liang Yu-Shen, il film è interpretato da una star di Hong Kong, Leon Lai, da  Charlie Young e dalla più famosa Donnie Yen.  "L'autore del romanzo -  ha spiegato Tsui hark in conferenza stampa - è stato il primo a dare vita al genere wuxia ad Hong Kong: era un giornalista di uno dei piú grandi quotidiani locali e le sue storie avevano un successo enorme e facevano vendere molte copie del giornale".
 
Ritornano le giornate degli autori
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Hanno debutato l'hanno scorso portando al Lido una selezione di film europei. Ritornano quest'anno con l'idea di allargare lo sguardo al mondo intero. Sono le Giornate degli Autori, che si terranno a Venezia, nell'ambito della 62. Mostra Internazionale del Cinema, dall'1 al 10 settembre, tra il Casinò (Sala Perla) e la Villa degli Autori (a due passi dall'Hotel Excelsior).
Nata sul modello della Quinzaine cannese e dall'impegno di Anac e Api, la sezione è presieduta da  Roberto Barzanti, con vicepresidenti sono Emidio Greco e Citto Maselli. Delegato Generale è Giorgio Gosetti, affiancato da un ristretto gruppo di consulenti internazionali: Agnès-Catherine Poirier, Tadeusz Sobolewski e Adrian Wootton.
 
Bianchi: per quest'anno anche i critici vengono premiati
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Quest'edizione del Premio Bianchi sarà autoreferenziale. I giornalisti cinematografici a Venezia celebreranno Lello Bersani, le firme storiche della critica  e, più in generale, i tanti cronisti specializzati che, grazie ai loro articoli o ai ‘pezzi' televisivi, consentono ai film, alle star, ai festival di arrivare al grande pubblico. Una scelta inedita, quella dell'Sngci, il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici, che ha deciso di offire il palcoscenico di Venezia alle grandi firme della critica cinematografica, i Premi Bianchi 2005 .
 
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