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Torna alla home dello speciale di Vera Brozzoni
"Sympathy for Lady Vengance" è la vera sorpresa

"Brokeback Mountain" il film in concorso di Ang Lee  ha diviso il pubblico. Wyoming, 1963: I due giovani Jack (Jake Gyllenhaal) ed Ennis (Heath Ledger) passano l'estate come guardiani di un gregge sul monte Brokeback; in modo del tutto casuale e spontaneo, fra i due nasce una intensa relazione sentimentale. Finita la stagione, torneranno alle proprie vite e metteranno su famiglia, ma il loro amore si protrarrà per venti anni di incontri clandestini, fino alla morte di Jack, presumibilmente causata dall'intolleranza dell'ambiente in cui vive. Alla fine del film, qualcuno in sala grida “Aridatece John Ford!”: quanto di più sbagliato si potrebbe pregare, in parte perchè Ang Lee non sembra avere ambizioni tanto folli, e poi perché il suo film è proprio una radicale riscrittura del mito del macho del west.
Certo "Brokeback Mountain" rimane un film mainstream che usa il tipico linguaggio del film sentimentale, ma non è facile scrivere e dirigere una storia di omosessualità con tanta naturalezza, intelligenza e misura; il comportamento dei due amanti, i loro tormenti sono sempre credibili e ben calibrati, e gli snodi narrativi si susseguono nel modo più logico. Merito anche di un cast perfetto, dai protagonisti ai personaggi minori, tutti a loro modo memorabili.
"Initial D" di Andrew Lau è invece una storiella adolescenziale di ragazzi che si sfidano in corse clandestine su macchine velocissime. Ho resistito un quarto d'ora, forse dopo si sarebbe magicamente trasformato in un bel film; non lo saprò mai.
Alla pagina del 2 settembre, il programma della Mostra, sotto la categoria Film in Concorso, reca una dicitura “film sorpresa”, ma già da ieri sera era chiaro a tutti che si trattava dell'ultimo autoreferenziale film di takeshi Kitano, appropriatamente intitolato "Takeshis'". Il film, strutturato come una mise en abime , è un divertissement pieno di Doppelgangern . In altre (per fortuna) parole, è un continuo film nel film, più o meno ironico e pieno di cloni di Kitano. Il problema è che le continue citazioni dai suoi precedenti film alla fine stancano, e qua e là l'ironia passa in secondo piano. Insomma, un film divertente a tratti, ma troppo lungo e forse non meritevole di essere in concorso; probabilmente è una cortesia veneziana (si veda anche l'orrido trofeo in vetro consegnatogli in conferenza stampa da Muller) verso un regista che al festival ha indubbiamente regalato grandi emozioni.
Poi arriva "Bubble" di Steven Soderbergh, il quale è passato direttamente dalla patinatura chic di "Ocean's 12" a questa piccola, normalissima storia di omicidio; un altro lato della darkest America, personaggi lobotomizzati, emozioni sentite da lontano (come dall'interno di una bolla, appunto) che però sanno sfociare nella morte gratuita. Le bambole di plastica che i personaggi assemblano e dipingono hanno esattamente gli stessi sguardi vuoti. La messa in scena è un tripudio di autorialità tipicamente indie, in cui il realismo è contrappuntato dall'inquietante presenza delle bambole, soprattutto nei titoli di coda.
Allegro di Christoffer Boe è la storia della redenzione di un uomo dal cuore freddo attraverso la memoria di un amore perduto; nulla di insolito, ma è ben girato e le musiche di Bach sparse lungo tutto il film valgono da sole l'ingresso.
Da Bach a Haydn nella colonna sonora del magnifico "Sympathy for Lady Vengance" del coreano Park Chan-wook: narrativamente non ha alcun legame col precedente "Sympathy for Mr. Vengeance",   se non il fatto di basarsi sul rapimento e morte di un bambino; ma come tutti i film di Park, anche questa è una storia allo stesso tempo spietata e strappalacrime, cinica ed emozionante. Ancora una volta i legami umani sono dissezionati senza compromessi, mentre il tema della giustizia individuale prende molto del cinismo di Von Trier. Ad alcuni, il linguaggio filmico estremamente ricco di Park è parso freddo e poco empatico: non credetegli e godetevi il film!

(02.09.2005)

La conferenza stampa di Park Chan-Wook
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Il grande regista coreano di "Sympathy for Lady Vengance", in gara alla manifestazione festivaliera, e la protagonista del film, la bellissima Lee Young-ae, arrivano in sala conferenze accolti da un caloroso applauso. Park Chan-Wook, conosciuto per film di grande impatto emotivo ha rilasciato una veloce intervista ricca di flash sulla sua attività degli ultimi anni. Ottoemezzo era in sala.
 
Tra Garrel e Battiato: la noia lambisce il Lido
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Ultimo appuntamento della giornata,"I Fratelli Grimm", l'atesissimo nuovo film del disgraziato Terry Gilliam: certo, viste le traversie economiche del regista ci si chiede perché una buona volta non faccia un film con un budget minore; c'è però da sperare che questa sua ultima fatica abbia successo sul mercato, perché è in effetti un buon film fantasy con attori perfetti (compresa la strega Bellucci) e molte suggestioni visive. Gilliam non raggiunge il genio di Tim Burton di "Sleepy Hollow" ma ci si avvicina abbastanza.
 
Le Red Cars di Cronenberg sbarcano al Lido
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David Cronenberg arriva per la prima volta al Festival di Venezia, nella veste inusuale di autore di un libro.
Si tratta di  "Red Cars", un libro d'artista che contiene una sua sceneggiatura inedita, scritta poco dopo aver girato "Crash", trasposta non già in pellicola, ma su pagine. Una ricca collezione di quasi duecento immagini, tra fotografie tratte dall'archivio della Ferrari, disegni di motori, spaccati tecnici e altro materiale iconografico, si intreccia ad un'avvincente storia ambientata nell'ambiente della Formula Uno degli anni Sessanta.
 
"Clooney e gli altri: i film non deludono"
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Quest'anno il Lido è blindato dai metal detector e da un'impressionante quantitàdi poliziotti che scrutano intorno.
In effetti questo non giova all'immagine della Mostra, che tenta di darsi un tono di serietà ‘à la Cannes', ma riesce solo ad irritare il pubblico.
Per fortuna i film non deludono: ad aprire laMostra è stata l'epopea Seven Swords di Tsui Hark, un film tutto costruitosul concetto di esagerazione.
 
E a parlare adesso saranno i film
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''Basta con i pregiudizi, adesso si va alla verifica attiva". A parlare così è Marco Muller  alla vigilia del taglio del nastro della 62ma Mostra del Cinema di Venezia. Al suo secondo anno da direttore, Muller ritiene premature alcune delle critiche mosse a questa edizione nelle ultime settimane. ''L'unico rimpianto - sottolinea il direttore della Mostra - e' di non essere stati abbastanza chiari e propositivi nel difendere la programmazione. Alcuni hanno gia' espesso un giudizio definitivo su questo festival senza neanche avere iniziato a vedere i film''.
 
Le sette spade di Tsui Hark
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Ambientato nel 1660, "Seven Swords" narra le vicende del Villaggio delle Arti Marziali, messo in pericolo da un bando del nuovo governo della Dinastia Ching.
Tratto dal romanzo di Liang Yu-Shen, il film è interpretato da una star di Hong Kong, Leon Lai, da  Charlie Young e dalla più famosa Donnie Yen.  "L'autore del romanzo -  ha spiegato Tsui hark in conferenza stampa - è stato il primo a dare vita al genere wuxia ad Hong Kong: era un giornalista di uno dei piú grandi quotidiani locali e le sue storie avevano un successo enorme e facevano vendere molte copie del giornale".
 
Ritornano le giornate degli autori
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Hanno debutato l'hanno scorso portando al Lido una selezione di film europei. Ritornano quest'anno con l'idea di allargare lo sguardo al mondo intero. Sono le Giornate degli Autori, che si terranno a Venezia, nell'ambito della 62. Mostra Internazionale del Cinema, dall'1 al 10 settembre, tra il Casinò (Sala Perla) e la Villa degli Autori (a due passi dall'Hotel Excelsior).
Nata sul modello della Quinzaine cannese e dall'impegno di Anac e Api, la sezione è presieduta da  Roberto Barzanti, con vicepresidenti sono Emidio Greco e Citto Maselli. Delegato Generale è Giorgio Gosetti, affiancato da un ristretto gruppo di consulenti internazionali: Agnès-Catherine Poirier, Tadeusz Sobolewski e Adrian Wootton.
 
Bianchi: per quest'anno anche i critici vengono premiati
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Quest'edizione del Premio Bianchi sarà autoreferenziale. I giornalisti cinematografici a Venezia celebreranno Lello Bersani, le firme storiche della critica  e, più in generale, i tanti cronisti specializzati che, grazie ai loro articoli o ai ‘pezzi' televisivi, consentono ai film, alle star, ai festival di arrivare al grande pubblico. Una scelta inedita, quella dell'Sngci, il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici, che ha deciso di offire il palcoscenico di Venezia alle grandi firme della critica cinematografica, i Premi Bianchi 2005 .
 
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