Sold out per il cinema italiano a New York
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E' toccato a "Il mio miglior nemico" di Carlo Verdone inauguare il 31 maggio scorso l'ormai tradizionale settimana del cinema italiano a New York. Si tratta della sesta edizione di "Open Roads", rassegna che ad ogni inizio giugno si propone di presentare il meglio della produzione italiana presso il Lincoln Center di New York.
Organizzata dalla Film Society del Lincoln Center, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e l'Istituto di Cultura italiano la kermesse di anno in anno sta crescendo e questa sesta edizione in particolare si è conclusa l'8 giugno all'insegna dell'ottimismo e del successo per il nostro cinema.
Sarà come dice Carlo Verdone che "il 2006 è stato un buon anno, con tante novità interessanti fra le quali il mio film che in Italia ha fatto registrare un grande successo di pubblico e di incassi", anche se è presto per parlare di rinascita del cinema italiano. Oppure è stata la ricetta di Antonio Monda, Richard Pena e Griselda Guerrasio, i curatori della rassegna, a colpire nel segno? Secondo Monda, un nutrito drappello di ospiti importanti, "due padrini come i registi Jonathan Demme e Arthur Penn, e una selezione di cortometraggi fatta in sinergia con Laura Delli Colli del Sindacato giornalisti cinematografici" hanno fatto sì che questa edizionesi sia rivelata la "piu' grande e piu' bella che abbiamo organizzato fino ad ora''. Insomma cifre alle mano, questa è stata l'edizione più seguita di "Open Roads".
Le tredici pellicole di casa nostra di scena a New York hanno quasi sempre registarto il sold out.
''Quo Vadis, Baby?'' di Gabriele Salvatores, ''Romanzo Criminale'' di Michele Placido, ''Cuore sacro'' di Ferzan Ozpetek, ''Anche libero va bene'' di Kim Rossi Stuart, ''Fuoco su di me'' di Lamberto Lambertini, ''In ascolto'' di Giacomo Martelli, ''Arrivederci amore, ciao'' di Michele Soavi, ''La terra'' di Sergio Rubini, ''La passione di Giosue' l'ebreo'' di Pasquale Scimeca, ''Mater Natura'' di Massimo Andrei, ''E il vento fa il suo giro'' di Giorgio Diritti e il film di verdone citato. Ecco i lungometraggi sbarcati oltreoceano.
La novità di quest' anno erano poi cortometraggi: "Buongiorno" di Melo Prino, "La scarpa" di Andrea Rovetta, "Ti racconto una storia" di Manuela Mancini, "Aria" di Claudio Noce, "Sotto le foglie" di Stefano Chiodini, "Il giorno del Santo" di Gianluca & Massimiliano de Serio, "Lotta libera" di Stefano Viali e "Looo" di Bruno Bozzetto.
"La sorpresa è sempre bella quando senti che il pubblico di un'altra cultura ride o si commuove vedendo un film negli stessi punti in cui ha riso e si è commosso il pubblico italiano. Poi ci sono le domande, sempre attente, pertinenti, stimolanti" ha sottolineato Verdone, molto soddisfatto della sua passerella oltreoceano. La speranza è che le reazioni positive del pubblico newyorchese abbiano convinto i "buyers" avvistati a "Open Roads" a mettere mano al portafogli. Sembra infatti che a seguire la rassegna ci fossero anche rappresentanti di Sony Pictures Classics, Focus Features, New Yorker Films, Think Films, per citarne alcuni. Segno che il nostro cinema sta diventando un prodotto esportabile, anche per palati difficili come quelli americani?
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| Tra il serio e il faceto, il lavoro secondo Della Casa |
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Abbiamo raggiunto Steve Della Casa al telefono a Terni, proprio mentre è in corso il festival. E non abbiamo resistito a chiedergli quale fosse la "specialità Della Casa" nel menù di Terni.
"Di festival del cinema in Italia ce ne sono tanti, ma la particolarità di questo è che parla di un tema serissimo, come il lavoro, in maniera profonda, ma allo stesso tempo con venature di leggerezza - spiega il direttore artistico - L'idea è quella di alternare l'impegno con l'intrattenimento". Un esempio?
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| Berlino: dalla parte degli emarginati |
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La 56ma edizione del festival, conclusasi il 19 febbraio scorso, molto radicata nel presente, era stata definita ancor prima di iniziare una rassegna "politica" dal suo stesso direttore Dieter Kosslick. La cruda attualità dei conflitti che in questi anni hanno sconvolto il mondo (e continuano a farlo) sono stati al centro anche del verdetto della giuria, presieduta dall'attrice francese CharlotteRampling. Una giuria rigorosa, che ha mostrato di non fare lo struzzo di fronte a temi scottanti e ha accolto in un certo senso l'invito metaforico di alcuni cineasti in concorso a schierarsi con gli emarginati e i perdenti della storia. |
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