| Il codice della discordia |
La Chiesa e l'Opus Dei si sono scatenati contro il libro e il film. Se giorni fa la parola d'ordine era boicottare "Il codice da Vinci", adesso il messaggio si arricchisce anche dell'invito a tornare a studiare i testi sacri. "Variety" scrive che un lancio pubblicitario così imponente potrebbe essere controproducente per il film di Ron Howard. Si è persino letto che gli adattamenti cinematografici non hanno mai riempito le tasche. Tesi quanto mai discutibile: la saga de "Il signore degli Anelli" o di "Harry Potter" non dimostrebbero proprio il contrario?
Il succo è che nessuno ha ancora visto "Il Codice da Vinci", ma tutti hanno preso una posizione su questo film.
Il film sarà visto in anteprima da una platea selezionatissima di giornalisti, questa sera al festival di Cannes.
L'unico che si dichiara davvero soddisfatto della sceneggiatura è Dan Brown, l'autore del libro . E come dargli torto. Per cedere i diritti del suo best seller alla Columbia Tristar si è intascato la bellezza di 350 milioni di dollari. Piove sul bagnato, verrebbe da dire. Visto che "Il Codice da Vinci" è stato il fenomeno editoriale per eccellenza degli ultimi anni. Per ora sembra che abbia venduto 46 milioni di copie in tutto il mondo.
Da venerdì, "Il codice da Vinci" sbarca in Italia in ben 800 sale. E la parola passa finalmente al pubblico.
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| Se cinema fa rima con business |
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Il cinema oltre ad essere un'arte e anche un grande business. I film sono prodotti di consumo e la sfida, talvolta dimenticata, è coniugare in pellicola arte e intrattenimento popolare, far sì insomma che i contenuti, le buone storie, generino file ai botteghini.
Un business che a Cannes si onora al celeberrimo Marché, il mercato per l'appunto. Un labirintico bazar, in cui non entri se non sganci qualche centinaio di euro e in cui majors e piccole case produttrici, distributori e film commission, provenienti da tutto il mondo, convivono per una settimana, fianco a fianco in stand-bugicattoli. Ma è qui che si stringono da alcuni decenni accordi commerciali importantissimi. E' qui che si tesse la tela dei contatti. E' qui che si sposta l'ombelico del mondo cinematografico. E sì perché qui si vendono persino i film che ancora sono in fieri.
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| Tra il serio e il faceto, il lavoro secondo Della Casa |
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Abbiamo raggiunto Steve Della Casa al telefono a Terni, proprio mentre è in corso il festival. E non abbiamo resistito a chiedergli quale fosse la "specialità Della Casa" nel menù di Terni.
"Di festival del cinema in Italia ce ne sono tanti, ma la particolarità di questo è che parla di un tema serissimo, come il lavoro, in maniera profonda, ma allo stesso tempo con venature di leggerezza - spiega il direttore artistico - L'idea è quella di alternare l'impegno con l'intrattenimento". Un esempio?
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| Berlino: dalla parte degli emarginati |
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La 56ma edizione del festival, conclusasi il 19 febbraio scorso, molto radicata nel presente, era stata definita ancor prima di iniziare una rassegna "politica" dal suo stesso direttore Dieter Kosslick. La cruda attualità dei conflitti che in questi anni hanno sconvolto il mondo (e continuano a farlo) sono stati al centro anche del verdetto della giuria, presieduta dall'attrice francese CharlotteRampling. Una giuria rigorosa, che ha mostrato di non fare lo struzzo di fronte a temi scottanti e ha accolto in un certo senso l'invito metaforico di alcuni cineasti in concorso a schierarsi con gli emarginati e i perdenti della storia. |
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