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16/05/2006
di Sabina Prestipino
Nel segno del cinema under-40
Foto: "L'amico di famiglia" di Paolo Sorrentino
 
A Cannes è tutto pronto. Domani, il 17 maggio, prende il via la 59ma edizione del Festival. Eppure a monopolizzare le cronache pre-festivaliere sembra essere per ora solo un titolo, il famigerato "Codice da Vinci".
La Sony poteva pure risparmiare sul budget messo a disposizione per il lancio del film. Il miglior lancio del film con Tom Hanks e Audrey Tatou, lo sta facendo l'Opus Dei e lo stato maggiore della Chiesa, e pure gratis. Nei giorni scorsi è stata scatenata in ambienti cattolici una vera e propria crociata per boicottare il libro di Dan Brown e il relativo adattamento.
Col risultato che la rassegna stampa sul "Codice da Vinci" è già bella nutrita, ancor prima che il film sia stato visto.

"Codice da Vinci" a parte, allargando lo sguardo a quanto offrirà Cannes da mercoledì sembra quasi impossibile riuscire a trovare un motivo conduttore forte, quest'anno.
Dalle parole del direttore artistico Thierry Fremaux sembra di capire che quest'anno sotto i riflettori ci sarà il cinema under-40. In tutte le sezioni infatti, a detta di Fremaux, c'e' stato ''un forte rinnovamento con la generazione emergente rappresentata da Coppola, Sorrentino, Bouchareb, Iñarritu, Lou Ye, Richard Linklater, Xavier Giannoli e un gruppo di cineasti particolarmente originali: dal messicano Guillermo del Toro all'americano Richard Kelly, che ha meno di 30 anni e sara' la mascotte del concorso''.
Altro dato che salta all'occhio è che Cannes, da sempre avamposto del cinema orientale in Europa, quest'anno è avara di titoli provenienti dall'Estremo Oriente.
E' casuale la scelta, proprio nell'anno in cui la giuria è presieduta da Wong Kar-Wai ? Senza contare che uno dei membri è Zhang Ziyi.


Tra il serio e il faceto, il lavoro secondo Della Casa

Abbiamo raggiunto Steve Della Casa al telefono a Terni, proprio mentre è in corso il festival. E non abbiamo resistito a chiedergli quale fosse la "specialità Della Casa" nel menù di Terni.
"Di festival del cinema in Italia ce ne sono tanti, ma la particolarità di questo è che parla di un tema serissimo, come il lavoro, in maniera profonda, ma allo stesso tempo con venature di leggerezza - spiega il direttore artistico - L'idea è quella di alternare l'impegno con l'intrattenimento". Un esempio?

Berlino: dalla parte degli emarginati

La 56ma edizione del festival, conclusasi il 19 febbraio scorso, molto radicata nel presente,  era stata definita ancor prima di iniziare una rassegna "politica" dal suo stesso direttore Dieter Kosslick. La cruda attualità dei conflitti che in questi anni hanno sconvolto il mondo (e continuano a farlo) sono stati al centro anche del verdetto della giuria, presieduta dall'attrice francese CharlotteRampling. Una giuria rigorosa, che ha mostrato di non fare lo struzzo di fronte a temi scottanti e ha accolto in un certo senso l'invito metaforico di alcuni cineasti in concorso a schierarsi con gli emarginati e i perdenti della storia.

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