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30/03/2006
di Mattia Nicoletti

E' partito con Soderbergh il Miff 2006

Ha aperto i battenti il 28 marzo il Milano Film Festival, per tutti il Miff.  L'elemento più caratteristico della rassegna? L'aperitivo. Nei giorni del festival che si conclude il 10 aprile,  il must è essere presenti al Filmmaker Lounge, luogo per cinefili alcolisti, dove pubblico e  gente di cinema si incontrano magari sorseggiando un cocktail. Il Filmaker Lounge sarà collegato tramite navetta alle due sale in cui avranno luogo le proiezioni. Questo per evitare problemi di parcheggio e di guida allegra .

Il MIFF 2006 è stato inaugurato al Cinema Anteo, regina delle sale d'autore milanesi, dal film “Bubble”, di Steven Soderbergh, sorta di esperimento produttivo-distributivo che negli Usa uscirà contemporaneamente al cinema, in home video,  trasmesso sulla Cable tv. Sebbene i costi contenuti di realizzazione siano percepibili, “Bubble” è un interessante ritorno del regista al cinema indipendente, prima di iniziare le riprese di “Ocean's 13” terzo capitolo della saga  di “Danny” Clooney e Co.

Soderbergh racconta la provincia americana, e la sua vita routinaria . Sveglia, lavoro, pranzo, lavoro, cena, televisione, letto. Non c'è speranza di cambiamento. Martha e Kyle, due dei protagonisti, non sanno rendersene conto. Per loro la vita rimane una linea retta in cui ogni scossone è un problema. Nella fabbrica di bambole in cui lavorano, un giorno, viene assunta Rose, che sembra suscitare interesse in Kyle. Alcune frizioni nascono fra i tre, e la morte improvvisa di Rose, strangolata, crea diversi punti di domanda.
Dalla Milano da bere degli anni '80 si è passati a quella del terzo millennio? Un po' "indie" e quindi sempre di tendenza.
Se il Festival milanese voleva parlare indipendente - l'idea è quella di proporsi come il Sundance europeo - il suo incipit è già una firma, come un buon Negroni meneghino. In cinema veritas.
Berlino: dalla parte degli emarginati

La 56ma edizione del festival, conclusasi il 19 febbraio scorso, molto radicata nel presente,  era stata definita ancor prima di iniziare una rassegna "politica" dal suo stesso direttore Dieter Kosslick. La cruda attualità dei conflitti che in questi anni hanno sconvolto il mondo (e continuano a farlo) sono stati al centro anche del verdetto della giuria, presieduta dall'attrice francese CharlotteRampling. Una giuria rigorosa, che ha mostrato di non fare lo struzzo di fronte a temi scottanti e ha accolto in un certo senso l'invito metaforico di alcuni cineasti in concorso a schierarsi con gli emarginati e i perdenti della storia.

Guantanamo e Iran, la Berlinale nel segno dell'impegno civile
Quello che Michael Moore aveva fatto a Cannes 2004 con "Fahrenheit 9/11", a Berlino 2006  l'ha fatto Michael Winterbottom con "The Road to Guantanamo" . Insomma stessa scossa di adrenalina scrive  "Variety"  a proposito del film del regista inglese in concorso. Sarà che finora la sezione in concorso non ha riservato grandi sorprese. Fatto sta che  il film di Winterbottom è stato l'unico a far confabulare tra loro i giornalisti a fine proiezioni martedì, sempre stando a "Variety".
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