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24/02/2006
di Sabina Prestipino

Berlino: dalla parte degli emarginati

Gli eventi storici del Novecento e i suoi momenti più bui  sono stati il tema portante della Berlinale dell'anno scorso. Quest'anno invece sono state le brutture del secolo appena iniziato a fare da fil rouge alla manifestazione. La 56ma edizione del festival, conclusasi il 19 febbraio scorso, molto radicata nel presente,  era stata definita ancor prima di iniziare una rassegna "politica" dal suo stesso direttore Dieter Kosslick. La cruda attualità dei conflitti che in questi anni hanno sconvolto il mondo (e continuano a farlo) sono stati al centro anche del verdetto della giuria, presieduta dall'attrice francese CharlotteRampling. Una giuria rigorosa, che ha mostrato di non fare lo struzzo di fronte a temi scottanti e ha accolto in un certo senso l'invito metaforico di alcuni cineasti in concorso a schierarsi con gli emarginati e i perdenti della storia.
L'Orso d'Oro per il miglior film è andato  "Grbavica" della bosniaca Jasmila Zbanic. Protagonista una bambina, che crede di essere figlia di un eroe morto in guerra, scoprirà invece di essere frutto di uno stupro subito da sua madre durante la tristemente nota operazione di "pulizia etnica".  Dal  conflitto che ha spaccato al ex Jugoslavia si passa a quello mediorientale con"The Road to Guantanamo", con cui Michael Winterbottom  e Mat Whitecross si sono aggiudicati il premio per la regia. Si tratta di un docu-drama sulla terribile vicenda vera, vissuta da tre giovani cittadini inglesi di origini mediorientali. In viaggio in Pakistan per un matrimonio si ritrovano deportati a Guantanamo.
  Il verdetto è stato accolto dalla maggior parte dei critici con favore, anche se resta un po' l'amaro in bocca per alcuni grandi esclusi. Questa volta non si tratta del compianto cinema italiano. Certo il Michele Placido di  "Romanzo Criminale" poteva a buon diritto essere presente alla premiazione, ma in un festival tutto basato sulle ingiustizie del mondo e sulla più stretta attualità,  Placido poteva quasi rammentare l'alunno che va fuori tema.
Il grande assente dal palmares di questa Berlinale non è il nostro cinema, ma il cinema di due grandi vecchi americani che da sempre hanno raccontato, coniugando cinema impegnato con appeal per  il grande pubblico, i nostri tempi. Per questo rimane un po' di amaro in bocca  per  l'indifferenza riservata a Robert Altman e a Sidney Lumet, maestri che ci insegnano che l'attenzione per i contenuti non necessariamente deve fare a pugni con l'intrattenimento popolare e il valore artistico. Per Altman che ha compiuto 81 anni il 20 febbraio resta la "consolazione" della notte degli Oscar il 5 marzo prossimo. L'Accademy, che l'ha sempre snobbato, gli conferirà l'Oscar alla carriera.
Guantanamo e Iran, la Berlinale nel segno dell'impegno civile
Quello che Michael Moore aveva fatto a Cannes 2004 con "Fahrenheit 9/11", a Berlino 2006  l'ha fatto Michael Winterbottom con "The Road to Guantanamo" . Insomma stessa scossa di adrenalina scrive  "Variety"  a proposito del film del regista inglese in concorso. Sarà che finora la sezione in concorso non ha riservato grandi sorprese. Fatto sta che  il film di Winterbottom è stato l'unico a far confabulare tra loro i giornalisti a fine proiezioni martedì, sempre stando a "Variety".
Il Future Film festival apre con l'anteprima di "Wallace & Gromit"
E' stata all'insegna della plastilina l'apertura del Future Film Festival di Bologna (18 gennaio 2006). Dopo l'anteprima di "Wallace&Gromit – the Curse of the Were-Rabbit" di Steve Box e Nick Park, ultimo nato in casa Aardman, altri conigli in plastilina circolano al Future Film Festival.
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