Torna alla Home
Sezione Speciali
Contattaci
28/09/2005
di Sabina Prestipino
E Cinemambiente ricomincia dalla Genesi
Genesis
Dall'inizio infuocato del nostro pianeta  fino all'apparizione della vita sulla terra. Una storia che ci riguarda da vicino quella di "Genesis", il nuovo film di Claude Nuridsany e Marie Pérennou sulla nascita dell'Universo e delle stelle, ma anche sulla creazione dell'uomo.
Diversi i protagonisti della Genesi cinematografica firmata dai creatori di "Microcosmos": il tempo e la materia, i misteri della nascita, dell'amore e della morte, senza dimenticare tutti gli animali  che entrano ed escono di scena, uomo compreso. Il tutto narrato con humour  e una buona dose di innocenza e saggezza, come in tutte le belle favole che si rispettino. Una favola che ha un narratore d'eccezione, Sotigui Kouyaté, l'unica presenza umana del film - se si esclude il feto che compare  nelle prime scene. Il narratore è un poeta musicista africano, di Burkina Faso, paese dove i poeti sono la memoria del continente africano e  tramandano  la storia della tribù di generazione in generazione. L'idea di coinvolgere un poeta e non un "signor so tutto" era fin dall'inizio nei propositi dei due registi. "Tra lo scienziato che, attraverso il calcolo, raggiunge una realtà inimmaginabile, e un pubblico affamato di comprendere qualcosa di questa realtà, le cui prove matematiche confutano tutti i campi dell'intuizione e dei sentimenti, il pensiero mitico diventa un intermediario, l'unico mezzo con cui il fisico può comunicare con i non fisici" amava dire Levy Strauss, la cui riflessione ha suggerito alla coppia di francesi l'idea di cercare un letterato come voce narrante.
Dopo sei anni passati a lavorare su "Genesis", la seconda opera degli scrittori-registi  Nuridsany e Pérennou, arriva in Italia dopo aver suscitato una grande successo in Francia e in altri paesi europei.
Da noi il film esce nelle sale contemporaneamente alla presentazione al festival torinese Cinemambiente, che i due registi hanno inaugurato il 30 settembre.
Non si tratta del seguito di "Microcosmos", anche se "Genesis" è molto legato al primo film dei due registi biologi, uscito nel 1996. Sono entrambi due documentari naturalistici, con un forte senso dell'ironia e una cura maniacale nelle immagini. Il soggetto di "Microcosmos" era contenuto in un pezzetto di prato, il territorio d'elezione di "Genesis" è ben più vasto, "abbiamo girato il binocolo nell'altro senso" ironizzano gli autori.
"L'unica cosa di cui eravamo certi e che non ci sarebbe stato un sequel di 'Microcosmos'. Per un certo periodo abbiamo considerato l'idea di una sorta di fantasticheria sulla vita che tentasse di rispondere a tutte le domande sull'universo, la nostra esistenza ed il nostro rapporto con il mondo, domande poste in alcuni casi in maniera infantile" dicono i due autori. La scommessa era partire da conoscenze scientifiche per trasformarle in una sorta di mitologia moderna. "Volevamo ridare incanto a una scienza che può alimentare l'immaginario collettivo con delle immagini tanto potenti quanto quelle veicolate dai miti, come la Terra vista dallo spazio o un feto umano nel grembo di una madre".
E' così anche un'ameba microscopica ha il suo momento di celebrità sul grande schermo e ci  racconta i primi balbettii della vita. Una creatura senza forma capace di assumere qualsiasi aspetto non che può rappresentare in questo racconto mitologico una promessa per tutti gli esseri a venire.
Il serpente che mangia le uova dell'Africa del Sud, le cui mascelle riescono ad dilatarsi smisuratamente per ingoiare un uovo – l'uovo che è, anch'esso, l'immagine mitologica del mondo in miniatura – è una metafora della vita che si nutre di vita.
Il merito del film è far sentire gli spettatori come parte integrante di un disegno affascinante e gigantesco. "Per un breve momento, all'inizio della nostra esistenza, abbiamo avuto delle branchie, delle dita palmate come i pesci e diversi reni lungo tutto il corpo alla stessa stregua degli animali segmentati, come se, nel liquido amniotico, l'intera storia dell'evoluzione venisse ricapitolata velocemente. Parte della nostra eredità genetica è comune ad ogni altro essere vivente. Esprimiamo questo concetto mostrando le immagini di un pulcino, un piccolo coccodrillo e dei piccoli esseri umani, che il narratore descrive  come 'dei piccoli fagioli'. Si assomigliano tutti incredibilmente" . E far scoprire le meraviglie del creato, senza risultare pedanti e imbastendo un prodotto di intrattenimento davvero accattivante non è certo una cosa semplice.
E sulla vita fanno intendere i due scienziati, molti dettagli devono essere ancora scoperti e sviscerati. Per realizzare le immagini dei feti umani, ad esempio, hanno lavorato due anni e mezzo con il medico Jean-Marc Levaillant, in possesso di una macchina altamente sofisticata che permetteva di realizzare delle ecografie in 4 dimensioni. "Il  Dr. Levaillant era in grado di osservare dei comportamenti ancora sconosciuti. Per esempio, ha scoperto che un feto di due mesi riesce a camminare a quattro zampe nel liquido amniotico, mentre sua madre non riesce ancora a sentirlo muovere. Anche in questo caso, c'è un intero continente inesplorato".

tim burton
E a Toronto arriva l'impegno civile
E' neozelandese la regista Niki Caro, che in questi giorni al festival di Toronto, con "North Country", ha catalizzato l'attenzione dei critici a caccia di novità tra le pellicole arrivate da Venezia. Il film della Caro tocca temi delicati.  "E' un film sui diritti umani e civili" ha detto la regista al Toronto Film Festival, assieme all'interprete principale Charlize Theron.
Grandi ospiti e anteprime nel segno del Noir
Dal vincitore del Premio Raymond Chandler, lo scozzese Ian Rankin al nuovo Maigret, Sergio Castellitto, dalla dark lady Deborah Kara Unger al re del thriller italiano Giorgio Faletti. E poi ancora Maya Sansa e Luigi Lo Cascio, Bebo Storti e Carlo Lucarelli, Gabriele Salvatores e Davide Ferrario.Sono alcuni degli ospiti del COURMAYEUR NOIR IN FESTIVAL che si è inaugurato il 7 dicembre.
  1997-2004 ottoemezzo.com