| E Cinemambiente ricomincia dalla Genesi |
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| Genesis |
Dall'inizio infuocato del nostro pianeta fino all'apparizione della vita sulla terra. Una storia che ci riguarda da vicino quella di "Genesis", il nuovo film di Claude Nuridsany e Marie Pérennou sulla nascita dell'Universo e delle stelle, ma anche sulla creazione dell'uomo.
Diversi i protagonisti della Genesi cinematografica firmata dai creatori di "Microcosmos": il tempo e la materia, i misteri della nascita, dell'amore e della morte, senza dimenticare tutti gli animali che entrano ed escono di scena, uomo compreso. Il tutto narrato con humour e una buona dose di innocenza e saggezza, come in tutte le belle favole che si rispettino. Una favola che ha un narratore d'eccezione, Sotigui Kouyaté, l'unica presenza umana del film - se si esclude il feto che compare nelle prime scene. Il narratore è un poeta musicista africano, di Burkina Faso, paese dove i poeti sono la memoria del continente africano e tramandano la storia della tribù di generazione in generazione. L'idea di coinvolgere un poeta e non un "signor so tutto" era fin dall'inizio nei propositi dei due registi. "Tra lo scienziato che, attraverso il calcolo, raggiunge una realtà inimmaginabile, e un pubblico affamato di comprendere qualcosa di questa realtà, le cui prove matematiche confutano tutti i campi dell'intuizione e dei sentimenti, il pensiero mitico diventa un intermediario, l'unico mezzo con cui il fisico può comunicare con i non fisici" amava dire Levy Strauss, la cui riflessione ha suggerito alla coppia di francesi l'idea di cercare un letterato come voce narrante.
Dopo sei anni passati a lavorare su "Genesis", la seconda opera degli scrittori-registi Nuridsany e Pérennou, arriva in Italia dopo aver suscitato una grande successo in Francia e in altri paesi europei.
Da noi il film esce nelle sale contemporaneamente alla presentazione al festival torinese Cinemambiente, che i due registi hanno inaugurato il 30 settembre.
Non si tratta del seguito di "Microcosmos", anche se "Genesis" è molto legato al primo film dei due registi biologi, uscito nel 1996. Sono entrambi due documentari naturalistici, con un forte senso dell'ironia e una cura maniacale nelle immagini. Il soggetto di "Microcosmos" era contenuto in un pezzetto di prato, il territorio d'elezione di "Genesis" è ben più vasto, "abbiamo girato il binocolo nell'altro senso" ironizzano gli autori.
"L'unica cosa di cui eravamo certi e che non ci sarebbe stato un sequel di 'Microcosmos'. Per un certo periodo abbiamo considerato l'idea di una sorta di fantasticheria sulla vita che tentasse di rispondere a tutte le domande sull'universo, la nostra esistenza ed il nostro rapporto con il mondo, domande poste in alcuni casi in maniera infantile" dicono i due autori. La scommessa era partire da conoscenze scientifiche per trasformarle in una sorta di mitologia moderna. "Volevamo ridare incanto a una scienza che può alimentare l'immaginario collettivo con delle immagini tanto potenti quanto quelle veicolate dai miti, come la Terra vista dallo spazio o un feto umano nel grembo di una madre".
E' così anche un'ameba microscopica ha il suo momento di celebrità sul grande schermo e ci racconta i primi balbettii della vita. Una creatura senza forma capace di assumere qualsiasi aspetto non che può rappresentare in questo racconto mitologico una promessa per tutti gli esseri a venire.
Il serpente che mangia le uova dell'Africa del Sud, le cui mascelle riescono ad dilatarsi smisuratamente per ingoiare un uovo – l'uovo che è, anch'esso, l'immagine mitologica del mondo in miniatura – è una metafora della vita che si nutre di vita.
Il merito del film è far sentire gli spettatori come parte integrante di un disegno affascinante e gigantesco. "Per un breve momento, all'inizio della nostra esistenza, abbiamo avuto delle branchie, delle dita palmate come i pesci e diversi reni lungo tutto il corpo alla stessa stregua degli animali segmentati, come se, nel liquido amniotico, l'intera storia dell'evoluzione venisse ricapitolata velocemente. Parte della nostra eredità genetica è comune ad ogni altro essere vivente. Esprimiamo questo concetto mostrando le immagini di un pulcino, un piccolo coccodrillo e dei piccoli esseri umani, che il narratore descrive come 'dei piccoli fagioli'. Si assomigliano tutti incredibilmente" . E far scoprire le meraviglie del creato, senza risultare pedanti e imbastendo un prodotto di intrattenimento davvero accattivante non è certo una cosa semplice.
E sulla vita fanno intendere i due scienziati, molti dettagli devono essere ancora scoperti e sviscerati. Per realizzare le immagini dei feti umani, ad esempio, hanno lavorato due anni e mezzo con il medico Jean-Marc Levaillant, in possesso di una macchina altamente sofisticata che permetteva di realizzare delle ecografie in 4 dimensioni. "Il Dr. Levaillant era in grado di osservare dei comportamenti ancora sconosciuti. Per esempio, ha scoperto che un feto di due mesi riesce a camminare a quattro zampe nel liquido amniotico, mentre sua madre non riesce ancora a sentirlo muovere. Anche in questo caso, c'è un intero continente inesplorato".
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| E a Toronto arriva l'impegno civile |
| E' neozelandese la regista Niki Caro, che in questi giorni al festival di Toronto, con "North Country", ha catalizzato l'attenzione dei critici a caccia di novità tra le pellicole arrivate da Venezia. Il film della Caro tocca temi delicati. "E' un film sui diritti umani e civili" ha detto la regista al Toronto Film Festival, assieme all'interprete principale Charlize Theron. |
| Grandi ospiti e anteprime nel segno del Noir |
Dal vincitore del Premio Raymond Chandler, lo scozzese Ian Rankin al nuovo Maigret, Sergio Castellitto, dalla dark lady Deborah Kara Unger al re del thriller italiano Giorgio Faletti. E poi ancora Maya Sansa e Luigi Lo Cascio, Bebo Storti e Carlo Lucarelli, Gabriele Salvatores e Davide Ferrario.Sono alcuni degli ospiti del COURMAYEUR NOIR IN FESTIVAL che si è inaugurato il 7 dicembre. |
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