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22/07/2005
di Sabina Prestipino
A Locarno si chiude l’era Bignardi
Sarà l'ultima edizione diretta da Irene Bignardi. La 58ma edizione del Festival di Locarno, in programma dal 3 al 13 agosto verrà ricordata anche per questo, anche perché in fondo, come sempre quando un direttore lascia la poltrona, si chiude un ciclo. O come preferisce dire la stessa Bignardi si chiude un lustro.

Marco Solari presidente del festival ha giurato di aver fatto di tutto per convincere la giornalista a restare, ma senza successo. Alla base della sua scelta non ci sarebbero dunque elementi di frizione con la presidenza. E allora? C'è chi ipotizza che a convincerla a voltare pagina ci sia il tanto annunciato Festival di Roma, che dovrebbe debuttare nell'autunno del 2006. La diretta interessata però sta sul vago, adducendo non ben precisate “ragioni personali”.

E in attesa che il 14 agosto il consiglio del Festival nomini il nuovo direttore artistico, è già iniziato il toto-nomine. C'è chi parla di Giorgio Gosetti, che l'anno scorso aveva curato per il festival la retrospettiva “ Newsfront-Print the Legend” , l' avventurosa storia del giornalista al cinema.

Ma Gosetti ha già una sezione tutta sua a Venezia e dirige il festival del Noir di Courmayeur. Per una volta sarebbe bello che i soliti noti lasciassero spazio anche ad altri, magari a critici più giovani, più innovativi.

Se proprio la rosa dei nomi deve essere sempre composta dalla “vecchia guardia”, allora perché no un Alberto Barbera, ex direttore del Festival di Venezia e di quello di Torino, e attualmente alla direzione del Museo Nazionale del Cinema del capoluogo piemontese? Locarno dopotutto è un festival nelle sue corde. Barbera ama sperimentare, scoprire talenti, dare la caccia a giovani cineasti e far conoscere cinematografie inedite. E le stesse parole potrebbero essere usate per definire la manifestazione svizzera. Sarebbe un bel modo di voltare pagina, di archiviare un 2005 , che a detta della Bignardi è un “anno senz'altro complesso e difficile per la produzione internazionale. Non abbiamo rilevato, è vero, paesi particolarmente in difficoltà, ma tutti sono accomunati da una relativa scarsità di cinema d'autore”.

Certo il cinema d'autore era stato già precedentemente precettato a Cannes questa primavera. Ma tra le possibili soluzioni di questa latitanza del cinema d'autore a Locarno la Bignardi preferisce non lamentarsi dei concorrenti. Forse è solo una coincidenza,dovuta all'”entrata in vigore in molti paesi di leggi sui finanziamenti al cinema che premiano i film di cassetta e penalizzano quelli d'autore? Le inclementi leggi di mercato?”. Ai posteri l'ardua sentenza, fatto sta che per quest'anno invece “comporre il programma che volevamo e che ci riempie di entusiasmo” è stato un lavoro faticoso e che si è protratto fino a poco prima della conferenza stampa di presentazione, avvenuta a Milano la scorsa settimana.

Resta però la consolazione, ma anche l'orgoglio che “certi film che proiettiamo a Locarno rappresentano l'alternativa alla distribuzione

tradizionale. A Locarno gli spettatori nazionali e internazionali hanno l'opportunità di vedere e raggiungere opere che altrimenti non avrebbero mai la possibilità di trovare” sottolinea la direttrice uscente.

Non per nulla il festival è tra i più apprezzati dal pubblico estremamente cinefilo, quello per intenderci che si spara cinque film al giorno senza battere ciglio.

Quanto alla selezione ufficiale, se lo scorso anno si poteva notare come gli atti terroristici e la guerra in Iraq avessero avuto un peso fondamentale nelle coscienze dei registi, quest'anno la tendenza sembra essere cambiata. “Nell'altalena di interessi che il sismografo della cultura e dell'arte registra così bene, dal contraccolpo politico sociale – spiega la Bignardi - si è ritornati all'introspezione, all'analisi psicologica, alla dimensione onirica, al mondo del fantastico”.

Vedremo a Locarno film “fantastici” come “The PianoTuner of Earthquakes” che segna il ritorno dei fratelli Quay o “Mirrormask” di Dave McKean. Entrambe le pellicole in fondo propongono una sorta di viaggio psicanalitico all'interno dell'io.

“E in un certo senso anche ‘20 cm' di Ramon Salazar, pur trattando una vicenda assolutamente personale - quella di un transessuale che non riesce a liberarsi di 20 cm imbarazzanti per raggiungere una nuova vita - tratta l'argomento con la grazia fantastica di un musical”.

Ancora la ricerca psicologica è al centro di “Un couple parfait” di Nobuhiro Suwa, che analizza la crisi di una coppia, o di “Keller”, l'angoscioso ritratto di due adolescenti che cercano la loro identità morale e sessuale in modo violento e disperato.

Storie “personali” sono al centro di “Nine Lives” di Rodrigo Garcia o di “Snow White” di Samir, che mette in scena uno spaccato di Zurigo, attraverso il personaggio di una ragazza disturbata.

Mentre nel film italiano di Capuano, “La guerra di Mario” con Valeria Golino, si parte dal destino di uno scugnizzo di dieci anni adottato da una famiglia di intellettuali benestanti per allargare lo sguardo ai problemi di Napoli, spesso liquidati con troppa superficialità.


Grandi ospiti e anteprime nel segno del Noir
Dal vincitore del Premio Raymond Chandler, lo scozzese Ian Rankin al nuovo Maigret, Sergio Castellitto, dalla dark lady Deborah Kara Unger al re del thriller italiano Giorgio Faletti. E poi ancora Maya Sansa e Luigi Lo Cascio, Bebo Storti e Carlo Lucarelli, Gabriele Salvatores e Davide Ferrario.Sono alcuni degli ospiti del COURMAYEUR NOIR IN FESTIVAL che si è inaugurato il 7 dicembre.
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