| I momenti bui del '900 alla Berlinale |
Gli eventi storici del Novecento sono stati il tema portante della 55.ma Berlinale, conclusasi il 20 febbraio.
Tra i migliori di questo filone vanno citati “The Sun” di Alexander Sokurov, ambientato
esattamente 60 anni fa, nel 1945, nel momento della capitolazione del
Giappone al termine della seconda guerra mondiale; e “Sometimes in april” di
Raoul Peck, che si svolge in Rwanda dal ’94 al tempo presente,
riportando l’attenzione internazionale - a pochi giorni dalla proiezione a Berlno di “Hotel Rwanda” - sulla medesima tragica questione del genocidio in quella nazione africana.
“The Sun”, chiara fin dal titolo l’allusione al sole nipponico
(stavolta pero’ calante), e’ il terzo capitolo della tetralogia che Alexander
Sokurov sta dedicando al potere e agli uomini che lo detengono, visti
nel momento della loro caduta.
Premi e consensi hanno riscosso i suoi film precedenti “Moloch” del 1999 su Hitler e “Taurus” del 2001 su Lenin.
Personaggio centrale di “The Sun” e’ ovviamente l’imperatore giapponese Hiroito che di fronte al dilagare dell’esercito americano sta vivendo un doppio dramma: accettare la sconfitta e fare i conti con la propria “natura divina” in quanto ritenuto discendente di una stirpe di dei.
Rimasto soltanto con i dignitari e i servitori piu’ fedeli, Hiroito deve
anche considerare l’orgoglio del suo popolo e la fede che tutti hanno in
lui, non accettendo nemmeno lontanamente l’idea che lui possa essere un
uomo come gli altri.
Sokurov e’ magistrale nella descrizione della solitudine del potere.
Statisti temuti e artefici in prima linea delle pagine di storia appaiono
in realta’ indifesi e mediocri quando sono colti nella loro
quotidianita’ e soprattutto inadatti a fronteggiare i giganteschi eventi che si
accavallano.
In particolare cosi’ appare proprio Hirohito: abituato a
essere venerato e servito di tutto punto e a parlare di se’ in terza
persona, tuttavia accetta l’umiliazione di incontrare il generale MacArthur, di firmare la capitolazione e di rinunciare alla sua divinita’.
Sul piano cinematografico va detto che il cinquantacinquenne regista
russo osserva con una certa simpatia Hiroito, quasi come accadde a
MacArthur che contribui’ a non far dichiarare l’imperatore un criminale di
guerra e farlo processare come accadde ai nazisti.
“Hiroito – ha detto Sokurov – e’ il simbolo di una fine costruttiva.
Anzi, non una fine ma una continuazione in vita. Ha anteposto la salvezza
di molte vite umane agli ideali di orgoglio nazionalistico. E’ una
grande eredita’”.
Un parere che sara’ confermato o meno dagli storici ufficiali. Per
quanto riguarda il cinema, va detto che Sokurov - anche egregio direttore
della fotografia, dai suggestivi toni crepuscolari - ribadisce la sua
natura di acuto e minuzioso osservatore, quasi estenuante per chi nei
film non sopporta i cosiddetti “tempi morti” che invece rappresentano il
punto forte del regista che ama i lunghi piani sequenza, come nel caso
del suo precedente “L’arca russa”. A prevalente produzione russa, “The
Sun” ha anche un po’ d’Italia grazie ai coproduttori Marco Muller, Rai
Cinema e Istituto Luce.
Nella dimensione claustrofobica del bunker dell’imperatore, svetta
l’eccellente perfomance dell’attore protagonista, Issey Ogata, che incarna Hiroito fin nei tic, come il continuo movimento delle labbra.
Buona impressione ha destato anche “Sometimes in april”, che
inevitabilmente viene messo a confronto con “Hotel Rwanda”, risultando piu’ diretto e meno “spettacolare”, pur se la nobilta’ dell’argomento affrontato assicura un plauso a entrambi. Il titolo deriva dal fatto che la
vicenda si avvia nell’aprile ’94 per concludersi nell’aprile 2004. La prima
data ricorda l’orrendo eccidio (stimato un milione di morti) perpetrato
dagli “hutu” sui “tutsi”.
Protagonista e’ un ufficiale dell’esercito hutu (l’attore Idris Elba) che a causa degli sconvolgimenti non riesce a ricongiungersi con la famiglia (la moglie e’ di etnia tutsi) ma lotta strenuamente, opponendosi alla follia umana, mentre tutto il mondo resta indifferente, con l’eccezione della vice assistente del segretario di Stato Usa, Prudence Bushnell (interpretata da Debra Winger), una diplomatica realmente esistente che pero’ non riusci’ sul momento a convincere il suo governo sulla tragedia in atto.
Il regista Raoul Peck ha una formazione assai interessante: e’ nato ad
Haiti, ma ha studiato in Congo e poi in Francia fino ad approdare in
Germania. Un suo film del 2000, “Lumumba”, e’ dedicato alla vera storia
del leader congolese, ha ricevuto molti premi ma in Italia e’ ancora
misconosciuto. Con “Sometimes in april”, Raoul Peck conferma di essere un oggettivo e profondo conoscitore della realta’ africana e in piu’
sfodera il legittimo orgoglio di aver girato il film proprio in Rwanda e con
una partecipazione produttiva rwandese come tangibile segno di sperenza
verso tempi migliori, auspicati da tutti.
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