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16/02/2005
di Franco Cicero
L’atteso film erotico di Tsai Ming-Liang non smuove la platea della Berlinale
BERLINO – Lo scandalo annunciato non c'è stato, almeno alla proiezione per la stampa. E' passato in competizione il nuovo film di Tsai Ming-Liang “The Wayward Cloud”, di cui si favoleggiavano scene e sequenze al di là dell'erotismo più esplicito. E in effetti ce ne sono, pure in sovrabbondanza, praticamente dalla prima all'ultima inquadratura, ma i frequentatori dei festival sono più che avvezzi a certe bizzarrie e inoltre Tsai Ming-Liang è un autore che gode di una compatta schiera di ammiratori, anche in Italia, almeno dal 1994 quando vinse a sorpresa il Leone d'oro alla Mostra di Venezia con “Vive l'amour”. Con titoli come “Il fiume” del '96, “Il buco” del '98 e “Che ora è laggiù?” del 2001, il quarantasettenne regista, malese di nascita ma taiwanese di formazione, ha continuato a mietere successi nelle rassegne specializzate internazionali, non sempre però mettendo d'accordo tutti, anzi spesso suscitando pareri diametralmente opposti.
Il suo stile non concede nulla allo spettatore: silenzi prolungati, azioni reiterate, pochi personaggi quasi sempre disperatamente a caccia d'amore. In questo senso “The Wayard Cloud” è assolutamente emblematico. Il titolo può essere tradotto “La nuvola refrattaria” e infatti allude a un momento di prolungata siccità a Taiwan. Nei rubinetti non scorre acqua e tutti fanno ampie scorte di bottiglie di minerale. I telegiornali danno notizia della siccità ma, quasi per contrasto, festeggiano anche l'abbondantissima raccolta di cocomeri. E proprio il succulento frutto dalla polpa rossa diventa protagonista, all'inizio del film, di un insistito gioco erotico tra un uomo e una donna. Le evoluzioni dei due amatori, con l'ausilio della polpa e dei semi del cocomero, hanno suscitato nella sala della Berlinale un certo umorismo involontario, forse a causa dell'imbarazzo della visione quasi pornografica. Ma subito l'arcano viene svelato: i due amanti sono in effetti sul set di un filmino porno e soprattutto lui è una star delle cassette e dei dvd a luci rosse. Finita l'acqua corrente, anche le bottiglie di plastica vengono usate in maniera insolita. A un piano di distanza dall'appartamento in cui è impegnata la troupe – e soprattutto gli “attori” – vive una ragazza solitaria, che è tornata a Taipei dalla Francia proprio per cercare quel giovanotto che – lei non lo sa – è diventato una pornostar. Forse nemmeno i cinefili più incalliti possono ricordare che i due personaggi erano già presenti in “Che ora è laggiù?” e del resto “The Wayard Cloud” non ha molti altri punti in contatto col precedente film del regista. Con assoluto rispetto dei tempi reali (o meglio, realistici), Tsai Ming-Liang inquadra amplessi e masturbazioni senza mai però scadere – per quanto possa sembrare paradossale – nella pornografia, anche grazie al contributo dei suoi silenziosi attori, che compiono gli atti con espressione triste, quasi meccanicamente. Lee Kang-Sheng è praticamente l'interprete feticcio del regista, presente da sempre in tutti i film, e anche le coprotagoniste femminili Chen Shiang-Chyi (la ragazza) e Lu Yi-Ching (l'attrice porno) hanno già lavorato con Tsai Ming-Liang e ne assecondano l'impostazione registica che diventa spiazzante quando, con una certa cadenza, alle visioni iperrealisitche dei corpi nudi si alternano variopinte coreografie da musical all'americana (come avveniva nel “Buco”) che fanno da efficace contrasto narrativo, mettendo alla berlina il mondo sognato dell'amore e del sesso.
Grandi ospiti e anteprime nel segno del Noir
Dal vincitore del Premio Raymond Chandler, lo scozzese Ian Rankin al nuovo Maigret, Sergio Castellitto, dalla dark lady Deborah Kara Unger al re del thriller italiano Giorgio Faletti. E poi ancora Maya Sansa e Luigi Lo Cascio, Bebo Storti e Carlo Lucarelli, Gabriele Salvatores e Davide Ferrario.Sono alcuni degli ospiti del COURMAYEUR NOIR IN FESTIVAL che si è inaugurato il 7 dicembre.
Londra l'ultima spiaggia cinematografica
Ben sedici giorni di proiezioni, dal 20 ottobre al 4 novembre 2004. E' il 48esimo London Film Festival patrocinato dal Times e dal British Film Insitute, che il il pregio-difetto di costituire una "ultima spiaggia" dove recuperare molti dei film che lo spettatore ha eventualmente perso ai precedenti festival europei quali Cannes, Locarno e Venezia. Tuttavia questo si traduce in una scarsa originalità del menu complessivo, che brilla più per i cortometraggi, i balzi nell'avanguardia e i classici recuperati dagli archivi del BFI che non per i lungometraggi in lizza per i vari awards.
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