| Londra l'ultima spiaggia cinematografica |
Ben sedici giorni di proiezioni, dal 20 ottobre al 4 novembre 2004. E' il 48esimo London Film Festival patrocinato dal Times e dal British Film Insitute, che il il pregio-difetto di costituire una "ultima spiaggia" dove recuperare molti dei film che lo spettatore ha eventualmente perso ai precedenti festival europei quali Cannes, Locarno e Venezia. Tuttavia questo si traduce in una scarsa originalità del menu complessivo, che brilla più per i cortometraggi, i balzi nell'avanguardia e i classici recuperati dagli archivi del BFI che non per i lungometraggi in lizza per i vari awards.Il LFF non ha un "suo" premio ma vari premi collaterali; più il Sutherland Trophy, assegnato da Sandra Hebron, direttrice artistica del festival, una sorta di Bignardi d'oltremanica più brava dell'originale
Quest'anno il Sutherland Trophy è andato al bellissimo Tarnation di Jonathan Caouette, sorta di videocronaca della vita dell'autore girata nel lasso di vent'anni con diversi supporti; al centro si staglia il complesso rapporto fra Jonathan e la madre. Il presidente della giuria Fipresci, il grande Michel Ciment, ha invece assegnato il suo premio al belga Aaltra di Gustave Kervern e Benoit Delepine, commedia acre e su sedia a rotelle. Dal cielo è infine scesa la mano di Anthony Minghella, presidente del BFI, per l'opera prima socialmente impegnata A way of life di Amma Asante (UK Film Talent Award), per lo sconvolgente e magistralmente interpretato The woodsman di Nicole Kassell con Kevin Bacon (Satyajit Ray Award) e per il corto Nits di Harry Wootliff (TCM Classic Short Award).
A dare il via alle danze è stato Vera Drake, recentemente premiato a Venezia e che ha suscitato clamori anche nel coloratissimo pubblico londinese, dopodiché sono seguiti My summer of love di Pawel Pawlikowski, un coraggioso e delicato Bildungsroman con ottime attrici, e soprattutto il nostro Le conseguenze dell'amore di Paolo Sorrentino. A fine giornata chi scrive si rende già conto della fatica fisica che i malcapitati cinefili devono subire: arrivare al National Film Theatre, fare la coda ogni mattina per avere il Press Pass giornaliero, prenotare i biglietti per il giorno dopo, guardare il film prescelto e poi schizzare verso Leicester Square, attraversando il Tamigi lungo l'Hungerford Bridge e salutando di sfuggita l'ammiraglio Nelson, verso il cinema Odeon a vedere altri film. Il tutto gratis fino alle 17, quando il Pass cessa i suoi poteri magici e anche ai giornalisti tocca pagare il biglietto d'ingresso: 8 sterline!
Le quali offrono alcune indiscutibilmente ottime visioni, come il documentario Chisholm '72 di Shola Lynch dedicato a Shirley Chisholm, la prima (e unica?) donna nera a gareggiare per le elezioni presidenziali in USA - ci sarebbe bisogno di lei ora. Onore anche a Strange Days, raccolta di corti fantascientifici di buona qualità media, ognuno con la sua originalità e la sua precisa poetica; per tacere dei classici On the waterfront (Fronte del porto) e Pal Joey e dei capolavori orientali Vital di Shinya Tsukamoto e Tropical Malady di Apichatpong Weerasethakul. Sabato 23 c'è anche Jonathan Demme ad incontrare il pubblico ma la folla è tale che entrare è fuori discussione. Domenica 24 è in arrivo un'altra star: il direttore della fotografia Tim Orr, osannato dal pubblico inglese per il suo lavoro in Dandelion di Mark Milgard e nei lavori di David Gordon Greene; la comunanza di intenti e di sensibilità con quest'ultimo è al centro della lunga masterclass tenuta da Orr, un talento unico per carpire il valore della luce naturale. Intanto scorrono il suggestivo Strings di Anders Ronnow Klarlund fatto tutto di marionette e il curioso Touch of pink di Iqbal Rashid, in cui Kyle MacLachlan interpreta il fantasma di Cary Grant che offre consigli di outing al giovane protagonista. |
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