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24/11/2006
di Marzia Apice
Quale amore
Liberamente tratto dal famoso romanzo di Lev Tolstoj “Sonata a Kreutzer”, Quale amore racconta l'evolversi del sentimento d'amore, assoluto ed indiscusso protagonista dell'intera vicenda. Il film racconta, attraverso i personaggi di Andrea e Antonia, le diverse fasi che, in un rapporto di coppia, portano l'amore a trasformarsi: dall'entusiasmo e la passione dei primi giorni, che spingono a desiderare di non separarsi mai, si arriva inesorabilmente ai litigi, alle incomprensioni, all'odio senza più ritorno. Ma c'è molto di più in questa semplice storia: c'è il possesso, la violenza fisica e psicologica, la debolezza dell'essere umano, il ruolo dei figli, la complessa fragilità dell'essere “coppia”, la devastante cecità della gelosia.

Andrea, rampollo di una famiglia appartenente al mondo dell'alta finanza, conosce ad un concerto Antonia, bella e talentuosa pianista. I due si fanno travolgere dalla passione e si innamorano a tal punto che, in pochissimo tempo, decidono di sposarsi. Uno dopo l'altro arrivano i tre figli a completare l'idillio familiare. Ma, nonostante la vita agiata e tranquilla, qualcosa si insinua nella coppia: finisce la gioia di stare insieme, la routine quotidiana prende il sopravvento, la nostalgia di lei per la vita da artista si intreccia con la gelosia disperata di lui. Quando Antonia riprende a suonare e conosce il violinista Daniel Chavarria, torna a fiorire nuovamente in tutto il suo splendore. E Andrea, accecato dal sospetto e dalla gelosia, medita con calma di porre fine, nell'unico modo secondo lui plausibile, a quell'amore che ha perso la sua purezza e che ormai non sembra più appartenergli.

Da ammirare l'intenzione del regista, ma poco apprezzabile il risultato finale: i dialoghi improbabili appiattiscono l'intensità della storia, la recitazione non adeguata dei protagonisti (soprattutto Pasotti) stride con la forza dei sentimenti che si vorrebbero trasmettere, la mancanza di ritmo di certo non aiuta.

Persino un mostro sacro come Foà (ovviamente il migliore in scena) sembra essere offuscato dalle banalità affidate alla bocca del suo personaggio.

La materia scelta in “Quale amore” è la più bella e la più difficile da affrontare: non si può raccontare l'animo umano e ricercare le motivazioni più oscure e recondite che ne regolano l'agire se non si è pronti a scontrarsi con la complessità e a grattare sotto la superficie.

E davvero fuori luogo si rivelerebbe un qualsiasi confronto tra il libro di Tolstoj e il film di Sciarra, nonostante ben poche sembrino apparentemente le differenze.
Slevin

Nel più puro stile dei thriller contemporanei, da "I soliti sospetti" in poi, nulla o quasi è quel che sembra e il finale riserva una cospicua dose di colpi di scena. Ma i patiti del thriller possono trovare la chiave della trama guardando con attenzione l'eccellente prologo, affidato a un racconto dell'insinuante Goodkat che teorizza la "mossa Kansas City", cioè quell'impianto che distrae l'attenzione dal reale contenuto.

Notte prima degli esami

Il regista Brizzi proviene da una quinquennale gavetta come sceneggiatore dei film comici natalizi di Neri Parenti, sul Nilo, in India, a Miami, con la coppia Boldi-De Sica. Non è un gran curriculum artistico, si può ben dire, ma certamente è servito a Brizzi per saper discernere tra la crassa battutaccia a effetto e certe regole della commedia che siano almeno garbate e funzionali.

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