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10/11/2006
di Franco Cicero

The Queen

"Blair salvi la Regina": questa parafrasi dell'inno nazionale britannico ha trovato fondamento nella cronaca – ormai si può dire nella storia – durante i giorni del settembre 1997 che hanno preceduto gli imponenti funerali di Lady Diana. Funerali di Stato ma soprattutto di popolo, di quella gente comune che aveva manifestato pubblicamente un sincero cordoglio fin dalla diffusione della notizia della tragica morte di Lady Diana.

Si è trattato di uno dei più dilaganti fenomeni mediatici della fine del XX secolo, ancora fresco nei ricordi collettivi. E Stephen Frears ha affrontato di petto il rischio di portare sul grande schermo una vicenda reale e recente, con quasi tutti i protagonisti ancora viventi, realizzando un encomiabile esempio di commistione tra la ricostruzione cinematografica e la verità documentaristica, che ha riscosso vibranti applausi all'ultima Mostra di Venezia, dove ha sfiorato il Leone d'oro e ha conquistato il premio Fipresci, l'Osella alla sceneggiatura di Peter Morgan e la Coppa Volpi all'interprete Helen Mirren.

L'abilità dello sceneggiatore Morgan sta nell'aver ricreato, nella maniera più verosimile possibile, quello che la storia ufficiale ha soltanto lasciato intuire. Cioè soprattutto le conversazioni telefoniche tra Tony Blair, appena eletto premier, e la regina Elisabetta. Il paradosso è che è toccato proprio a un politico laburista dare i consigli giusti per salvare quantomeno l'immagine pubblica della dinastia dei Windsor. Mentre Blair con il suo staff comprese subito che doveva esprimere un cordoglio ufficiale per la morte di colei che, con felicissima sintesi, definì "principessa del popolo", Elisabetta e i suoi familiari (in particolare il consorte Filippo e la regina madre, meno il principe Carlo) erano invece intenzionati a continuare il soggiorno estivo nella residenza di Balmoral, supponendo addirittura che fosse sufficiente un funerale privato per l'estremo saluto a Diana, non più componente della famiglia reale perché aveva divorziato giusto un anno prima da Carlo.

Si rischiò tangibilmente la crisi istituzionale: mai in epoca recente si era registrato un così evidente scollamento tra la monarchia e il popolo britannico. Finché, obtorto collo, la stessa Elisabetta si convinse a pronunciare un discorso di circostanza in diretta televisiva.

La regia di Frears si immerge totalmente nella vicenda, evita i gossip e le enfatizzazioni sociomediatiche. Con maestria vengono mescolate autentiche immagini d'epoca (dove appare anche la vera Diana) con quelle girate sul set e nell'assemblaggio dei materiali (il creativo montaggio è di Lucia Zucchetti) il sessantacinquenne regista inglese, reduce dal piacevole "Lady Henderson presenta", lascia la sua impronta d'autore nell'espediente di usare inquadrature classiche nelle riprese dei Windsor, mentre la casa di Blair è inquadrata con la cinepresa a mano (la resa fotografica è merito del brasiliano Affonso Beato).

Nel contesto di veridicità, gli attori sono stati scelti per la loro somiglianza ai personaggi autentici, ma ciascun interprete riesce a lasciare un'impronta personale: Alex Jennings (Carlo), Helen McCrory (Cherie Blair), Sylvia Syms (la regina madre), il perfetto James Cromwell (Filippo) e il vivace Michael Sheen (Tony Blair). Tutti si inchinano, ovviamente, davanti a sua maestà Helen Mirren, memorabile nell'esprimere le contraddizioni emotive di una sovrana capace di dispiacersi più per l'uccisione di un cervo che per la scomparsa della ex nuora. Venezia ha tributato una meritata standing ovation alla Mirren che avrà di certo la strada spianata anche per la nomination all'Oscar.

 



 


Slevin

Nel più puro stile dei thriller contemporanei, da "I soliti sospetti" in poi, nulla o quasi è quel che sembra e il finale riserva una cospicua dose di colpi di scena. Ma i patiti del thriller possono trovare la chiave della trama guardando con attenzione l'eccellente prologo, affidato a un racconto dell'insinuante Goodkat che teorizza la "mossa Kansas City", cioè quell'impianto che distrae l'attenzione dal reale contenuto.

Notte prima degli esami

Il regista Brizzi proviene da una quinquennale gavetta come sceneggiatore dei film comici natalizi di Neri Parenti, sul Nilo, in India, a Miami, con la coppia Boldi-De Sica. Non è un gran curriculum artistico, si può ben dire, ma certamente è servito a Brizzi per saper discernere tra la crassa battutaccia a effetto e certe regole della commedia che siano almeno garbate e funzionali.

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