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28/09/2006
di Franco Cicero

As you like it

Dopo sei anni trascorsi a fare esclusivamente l'attore, Kenneth Branagh torna alla regia per rinnovare la sua ideale affinità con Shakespeare. "As you like it" è la quinta trasposizione scespiriana del quarantaseienne cineasta di Belfast ed è la prima in cui non riserva per sé nemmeno un piccolo ruolo, dedicandosi esclusivamente alla direzione e alla sceneggiatura, per altro fedelissima al testo originale.

Branagh è amato e detestato al tempo stesso per la sua personalità forte e istrionica, esaltata già nel fulminante esordio con "Enrico V" nell'89. Molti lo hanno considerato presuntuosamente rivolto a farsi considerare come il più accreditato erede dell'estro artistico di Laurence Olivier, in particolare col suo "Hamlet" del '96. Ma non va trascurata la predisposizione di Branagh a confrontarsi non soltanto con le immortali tragedie del grande Bardo, ma anche con le commedie, come "Molto rumore per nulla" (nel '93) e "Pene d'amor perdute" (nel 2000) fino a giungere appunto ad "As you like it". Tutti film contrassegnati dalla più pura tradizione britannica nella recitazione e in cui Branagh si è avvalso di una sperimentata équipe tecnica, formata dal fotografo Roger Laser, dal montatore Neil Farrell, dal musicista Patrick Doyle e dallo scenografo Tim Harvey, qui confermati in blocco con la new entry della costumista Susannah Buxton.

Scritta tra il 1599 e il 1600, "As you like it" è una commedia ritenuta "minore", a torto; perché propone invece una rimarchevole eleganza di scrittura e una gioiosa creatività, certamente innovativa per l'epoca. Dopo un inizio fosco che farebbe presagire una tragedia, Shakespeare ama giocare per contrasto sul tema del "doppio": ci sono due duchi, fratelli, uno buono e l'altro violento usurpatore (entrambi interpretati dall'esperto Brian Blessed); nella corte ci sono altri due giovani fratelli, Orlando dall'animo nobile (il palpitante David Oyelowo), ingiustamente odiato da Oliver (l'efficace Adrian Lester). E ancora, c'è il carnale buffone cui fa da contraltare un solitario poeta, interpretati rispettivamente dai sempre bravi e spiritosi Alfred Molina e Kevin Kline, oltre ad altri personaggi minori i cui destini, tra equivoci e innamoramenti si intrecciano nella foresta di Arden, dove il duca esiliato assieme agli uomini rimastigli fedeli ha creato una comunità serena e pacifica.

Soprattutto ci sono le amiche cugine, figlie dei duchi, Celia (resa con freschezza da Romola Garai) e Rosalinda. E' proprio l'arguzia di Rosalinda a fare da collante a tutta la vicenda: è uno dei personaggi femminili scespiriani più completi e sfaccettati e trova come eccellente interprete Bryce Dallas Howard (venticinquenne figlia d'arte del regista Ron Howard), già lodata in "The Village", pronta a sfoggiare il miglior accento britannico nonostante la sua origine californiana. L'accento e la purezza dei versi di Shakespeare si possono solo intuire nella versione italiana, comunque rimarchevole per la nota bravura dei nostri doppiatori.

Tocca proprio a Rosalinda suggellare la commedia con l'epilogo, in cui risuona il proverbiale "Come vi piace" del titolo. La regia di Branagh entra con vigore nel meccanismo fortemente teatrale. Ma la struttura formale del testo prevale sulla sostanza. Seguendo un vezzo in voga tra i registi, Branagh cambia la collocazione temporale dell'azione, trasferendola all'interno di una comunità inglese trapiantata in Giappone nel XIX secolo. Uno spostamento forse superfluo, che ha ragion d'essere nella drammatica parte iniziale, ma si disperde quando la commedia si svolge nella fiabesca foresta. Ben più incisiva la scelta di girare l'epilogo tra le roulotte della troupe, svelando la finzione cinematografica. L'impressione è che, dopo quattro nomination andate a vuoto, Branagh abbia realizzato "As you like it" pensando di conquistare il sospirato Oscar. Chissà se ci riuscirà. Certamente il confronto con la leggiadria della commedia di Shakespeare gli è servito per accostarsi al meglio all'illuminismo di Mozart nella realizzazione del "Flauto magico" presentato all'ultima Mostra di Venezia.



 


Slevin

Nel più puro stile dei thriller contemporanei, da "I soliti sospetti" in poi, nulla o quasi è quel che sembra e il finale riserva una cospicua dose di colpi di scena. Ma i patiti del thriller possono trovare la chiave della trama guardando con attenzione l'eccellente prologo, affidato a un racconto dell'insinuante Goodkat che teorizza la "mossa Kansas City", cioè quell'impianto che distrae l'attenzione dal reale contenuto.

Notte prima degli esami

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