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15/03/2006
di Franco Cicero
Derailed
Il sottotitolo italiano, “Attrazione letale”, può trarre in inganno perché gioca a richiamare “Attrazione fatale”. Più corretto il titolo originale, “Derailed”, che indica il “deragliamento”, o in altri termini la “sbandata”, che mette a serio rischio la vita di un uomo e della sua famiglia. Il protagonista, Charles Schine, è un professionista molto stimato nella sua azienda che si occupa di pubblicità. E' felicemente sposato e guadagna bene, ma la sua unica figlioletta è gravemente malata di diabete. Con affetto e determinazione, però, Charles e sua moglie non si tirano indietro di fronte alle ingenti spese necessarie per curare la bambina.
Ma un giorno, per una serie di fortuite circostanze, Charles si ritrova senza soldi sul treno da pendolare che prende ogni mattina per andare al lavoro a Chicago. La bigliettaia è inflessibile ma per fortuna una donna molto affascinante si offre di pagare, risolvendo la questione. “Galeotto” fu il biglietto: Charles si sente in debito e spera di rivedere la provvidenziale signora per saldare il piccolo debito. Ma soprattutto, è inutile nasconderlo, desidera incontrarla di nuovo perché è rimasto davvero colpito dalla sua avvenenza. E sul solito treno la ritrova e gli sembra ancora più bella e pure una piacevole conversatrice, proprio la sua donna ideale. In breve, ne è fortemente attratto e scopre che il sentimento è ricambiato.
Lei si chiama Lucinda e gli dice di essere sposata e di avere anche lei una bambina. Loro due non hanno mai tradito i reciproci coniugi ma, tra tentennamenti e sensi di colpa, infine si decidono per il grande passo. Avvisano a casa che tarderanno per imprevisti impegni di lavoro e vanno alla ricerca di un hotel. Infine la scelta cade su un alberghetto piuttosto decadente. La stanza è piuttosto squallida ma sta per trasformarsi nel loro nido d'amore. Quando – improvvisamente – la porta viene forzata da un energumeno armato che li apostrofa parlando con un forte accento francese, li rapina, picchia violentemente lui e stupra lei.
Il trauma è fortissimo per entrambi. Quando Charles rinviene vorrebbe subito chiamare la polizia, ma Lucinda si oppone perché teme la reazione del marito. A loro non resta che cercare di lenire le ferite di quel tradimento, nemmeno consumato. Meglio dimenticare, ma – inopinatamente – dopo qualche giorno Charles riceve una telefonata inquietante e riconosce la voce del delinquente francese che gli chiede ventimila dollari oppure spiffererà tutto alla moglie. Charles accetta di pagare e incontra l'odioso ricattatore, pensando di liberarsi.
Invece non è che l'inizio di un incubo senza fine. Charles si ritrova in balia del ricattatore che arriva perfino a introdursi a casa sua e dimostra di conoscere perfettamente anche le abitudini di sua moglie e della bambina. Per evitare che venga fatto loro del male, Charles dovrà pagare addirittura centomila dollari. Da gentiluomo, Charles vuol tenere fuori Lucinda da questa sporca storia e ormai ha paura di chiamare la polizia. L'unica persona di cui si fida è un fattorino della sua azienda, un bravo ragazzo che sostiene di saper fronteggiare i malavitosi perché in gioventù è stato in galera e gli chiede di accompagnarlo per “discutere” col francese. Però la reazione del ricattatore è micidiale. Charles è disperato, ma non ha ancora visto nulla perché incombe un colpo di scena che lo lascia davvero senza fiato.
La storia, molto “noir”, riserva altre sorprese dai risvolti violenti. E' tratta dal romanzo “Ultima corsa”di James Siegel ed è adattata da Stuart Beattie che si era fatto molto lodare per la sua sceneggiatura di “Collateral”. Stavolta, però, il lavoro di Beattie non è altrettanto impeccabile: la costruzione della vicenda risulta facilmente prevedibile dagli spettatori appassionati di thriller e in più punti si scorgono alcune incongruità che risultano troppo esasperate nella parte finale. Tuttavia “Derailed” conserva una certa atmosfera intrigante e si distacca da altri prodotti di routine grazie al tocco europeo assicurato dal quarantacinquenne regista svedese Mikael Hafstrom, chiamato a Hollywood dopo essersi fatto notare con “Evil il ribelle” che era stato candidato all'Oscar per il film straniero nel 2004. Il clima di suspense è ancor più marcato dalla fotografia plumbea dell'esperto Peter Biziou (Oscar per “Mississippi Burning”) e dal montaggio di Peter Boyle.
Risultano ben curati i personaggi minori, tra i quali si scorgono due popolari rapper: RZA (il fattorino) e Xzibit (lo scagnozzo del ricattatore), oltre a Melissa George (la moglie di Charles), Addison Timlin (la figlia), Tom Conti (il capoufficio) e Giancarlo Esposito nel ruolo dell'ostinato poliziotto. Più schematici, invece, i caratteri dei tre protagonisti, soprattutto quello di Vincent Cassel a cui tocca interpretare il feroce francese alquanto sopra le righe. Al contrario, Clive Owen appare sottotono nella parte del ricattato Charles. Ma la curiosità maggiore è per Jennifer Aniston che col ruolo drammatico di Lucinda vuol chiudere la sua carriera da attrice brillante come nel televisivo “Friends” o in “Vizi di famiglia”, in sintonia col suo umore tetro dopo la rottura con Brad Pitt: il suo tentativo non è del tutto riuscito sul piano interpretativo, mentre sul piano del look, con i capelli castano scuri e l'espressione seriosa, è piuttosto interessante.

 


La Terra

Grande punto vincente è la qualità dell'interpretazione. In un film tutto al maschile le attrici sanno comunque ritagliarsi un giusto spazio come una Claudia Gerini (la sbigottita compagna di Luigi), Alisa Bystrova (la dolente extracomunitaria), Marisa Eugeni (la determinata moglie di Tonino). Ma davvero encomiabili sono gli attori, con ad esempio il gagliardo Massimo Venturiello nei panni dell'irruente Aldo, l'eccellente Emilio Solfrizzi che esprime con giuste sfumature le contraddizioni di Michele ed un ottimo Fabrizio Bentivoglio nel ruolo di “alter ego” di Luigi stupefatto dalla potenza arcaica della propria “terra”.

Notte prima degli esami

Il regista Brizzi proviene da una quinquennale gavetta come sceneggiatore dei film comici natalizi di Neri Parenti, sul Nilo, in India, a Miami, con la coppia Boldi-De Sica. Non è un gran curriculum artistico, si può ben dire, ma certamente è servito a Brizzi per saper discernere tra la crassa battutaccia a effetto e certe regole della commedia che siano almeno garbate e funzionali.

Orgoglio e pregiudizio

Le vicende sentimentali e matrimoniali vivacemente descritte nel proverbiale romanzo di Jane Austen rappresentano una fonte di continuo godimento per gli estimatori degli intrecci brillanti.
“Orgoglio e pregiudizio” fu pubblicato nel 1813 e da allora la sua fama non è mai cessata divenendo una lettura di culto per molte generazioni. Anche il cinema, ovviamente, ha attinto alle pagine della Austen e giusto un anno fa si ricorda una gradevole e originale versione della regista indiana Gurinder Chadha in puro “stile Bollywood” col titolo “Matrimoni e pregiudizi”.
Ora arriva belle sale un film di una delle sue consacrate, Keira Knightley arrivata al successo proprio con un film della Chandha, "Sognando Beckham".

Transamerica

Tocca quindi al garbato esordiente nel lungometraggio Duncan Tucker portare i transessuali nel salotto buono del cinema americano, dopo aver già riscosso prestigiosi premi l'anno scorso in Europa, a Berlino e Deauville. Tucker è anche autore della sceneggiatura che, pur mantenendo il clima della commedia agrodolce, non teme di sfidare il “politically correct” e si concede un pizzico di trasgressione mai però volgare né gratuitamente scandalosa. Col risultato che potrebbe apparire più scabrosa la narrazione della trama anziché la visione della pellicola. Accade, infatti, che il “transgender” protagonista, proprio una settimana prima della cruciale operazione, fa una scoperta incredibile: ha un figlio adolescente.

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