Orgoglio e pregiudizio
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Le vicende sentimentali e matrimoniali vivacemente descritte nel proverbiale romanzo di Jane Austen rappresentano una fonte di continuo godimento per gli estimatori degli intrecci brillanti. “Orgoglio e pregiudizio” fu pubblicato nel 1813 e da allora la sua fama non è mai cessata. Anche il cinema, ovviamente, ha attinto alle pagine della Austen e giusto un anno fa si ricorda una gradevole e originale versione della regista indiana Gurinder Chadha in puro “stile Bollywood” col titolo “Matrimoni e pregiudizi”.
In realtà c'era stato soltanto un altro, illustrissimo, precedente per il grande schermo, quell'”Orgoglio e pregiudizio” del 1940 diretto da Robert Z. Leonard, una produzione Mgm, perfetta per l'epoca, che aveva il suo punto di forza nella presenza nel cast del mitico Laurence Olivier, nel cruciale ruolo dell'ostico Darcy, attorniato da Greer Garson e da uno stuolo di validissimi caratteristi.
Forse proprio a causa di questo precedente così importante, la cinematografia britannica non si era più confrontata col libro della Austen. Invece la televisione inglese ha proposto a cadenza regolare, praticamente ogni decennio a partire dal 1958, diversi adattamenti tv con un particolare successo di audience per quello del 1995 in cui Colin Firth è nei panni di Darcy. Una coincidenza che non sfugge agli appassionati conoscitori di “Orgoglio e pregiudizio” è che il cognome del personaggio che interpreta Firth nei popolarissimi film di “Bridget Jones” è proprio Darcy. E' un ulteriore segno di quanto sia importante per la cultura inglese il romanzo della Austen e quindi quanto sia complicata la decisione di affidarlo alle immagini cinematografiche o televisive.
Adesso la sfida è stata accettata dal giovane regista Joe Wright che compie, in un certo senso, un percorso inverso. Wright, infatti, viene dalla televisione dove aveva diretto, a partire dal 2000, tre miniserie di un certo successo. Ma al momento di affrontare “Orgoglio e pregiudizio” ha preferito riportarlo al cinema anziché affidarsi al teleschermo. E i fatti gli hanno dato ragione perché, tra l'altro, il suo film è in corsa ai prossimi Oscar con ben quattro nomination. In particolare una riempie d'orgoglio anche gli italiani perché è stata conquistata dal musicista pisano Dario Marianelli, autore di una melodica colonna sonora che ben si armonizza con le note di canti e balli popolari e di brani classici.
Altre due nomination vanno a premiare l'équipe tecnica: per i costumi di Jacqueline Durran e per le scenografie di Sarah Greenwood e Katie Spencer. Sono segnalazioni giuste perché colgono lo spirito del progetto registico di Joe Wright: restituire a “Orgoglio e pregiudizio” una dimensione realistica. Così la modesta casa dei Bennet, dove vivono le cinque sorelle la cui madre – come tutti sanno – vorrebbe al più presto vedere sposate – è spartanamente arredata senza alcuna edulcorazione. E la stessa scena del ballo in cui le sorelle maggiori, Jane ed Elizabeth, conoscono gli aristocratici Bingley e Darcy (che sposeranno solo al termine di un gustoso meccanismo di orgogliose ripicche e avventati pregiudizi) riacquista un'atmosfera popolana che farà da contrasto con lo sfarzo di un'altra serata danzante nello splendido salone dei nobili Bingley. Quando ha girato queste scene, il regista, coadiuvato dalla fotografia di Roman Oshin e dal montaggio di Paul Tothill, ha ammesso di aver tenuto ben presente la lezione di Luchino Visconti nel memorabile “Gattopardo”, cosa che gli fa onore.
Fa piacere anche che la sceneggiatura di Deborah Moggach abbia tenuto conto della spontanea vivacità della scrittura di Jane Austen, acutissima a cogliere le contraddizioni di un'epoca in cui le ragazze erano considerate quasi esclusivamente in chiave matrimoniale e correvano il rischio di non avere alcuna voce in capitolo. E dalle pagine del romanzo emergono personaggi perfettamente caratterizzati che quindi richiedono interpreti di prim'ordine, come quelli selezionati nel film. A partire dagli ottimi Brenda Blethyn e Donald Sutherland (i signori Bennet) e dalla gloriosa Judi Dench che lancia un paio dei suoi sguardi fulminanti nell'antipatico ruolo di Lady Catherine. Ma trovano il loro giusto spazio anche Rosamund Pike (la dolce Jane Bennet), Simon Woods e Kelly Reilly (il timido Bingley la sua perfida sorella), Tom Hollander (il cerimonioso Collins), Rupert Friend (l'aitante Wickham). Da notare che ben quattro attori (la Pike, la Reilly, Hollander e Friend) sono anche nel cast di un'altra produzione inglese per ora sugli schermi: “The libertine”.
Cruciale, infine, la scelta dei due protagonisti. Nel rispetto filologico, Wrigth ha voluto due attori che avessero quasi la stessa età dei personaggi del libro. Così il difficile ruolo di Darcy è sostenuto dal trentenne emergente Matthew Macfadyen (certamente da non paragonare a Olivier) che si propone con disciplina e buona volontà. Mentre la frizzante Elizabeth tocca alla ventenne Keira Knightley, lanciatissima dopo “La maledizione della prima luna” e “King Arthur”, che non risparmia la sua fresca comunicatività e la sua piacevole presenza: per lei la nomination all'Oscar come miglior attrice è già una lusinghiera consacrazione.
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| La Terra |
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Grande punto vincente è la qualità dell'interpretazione. In un film tutto al maschile le attrici sanno comunque ritagliarsi un giusto spazio come una Claudia Gerini (la sbigottita compagna di Luigi), Alisa Bystrova (la dolente extracomunitaria), Marisa Eugeni (la determinata moglie di Tonino). Ma davvero encomiabili sono gli attori, con ad esempio il gagliardo Massimo Venturiello nei panni dell'irruente Aldo, l'eccellente Emilio Solfrizzi che esprime con giuste sfumature le contraddizioni di Michele ed un ottimo Fabrizio Bentivoglio nel ruolo di “alter ego” di Luigi stupefatto dalla potenza arcaica della propria “terra”.
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| Notte prima degli esami |
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Il regista Brizzi proviene da una quinquennale gavetta come sceneggiatore dei film comici natalizi di Neri Parenti, sul Nilo, in India, a Miami, con la coppia Boldi-De Sica. Non è un gran curriculum artistico, si può ben dire, ma certamente è servito a Brizzi per saper discernere tra la crassa battutaccia a effetto e certe regole della commedia che siano almeno garbate e funzionali.
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| Derailed |
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Il sottotitolo italiano, “Attrazione letale”, può trarre in inganno perché gioca a richiamare “Attrazione fatale”.
Più corretto il titolo originale, “Derailed”, che indica il “deragliamento”, o in altri termini la “sbandata”, che mette a serio rischio la vita di un uomo e della sua famiglia.
Il protagonista, Charles Schine, è un professionista molto stimato nella sua azienda che si occupa di pubblicità.
E' felicemente sposato e guadagna bene, ma la sua unica figlioletta è gravemente malata di diabete.
Con affetto e determinazione, però, Charles e sua moglie non si tirano indietro di fronte alle ingenti spese necessarie per curare la bambina. Ma un giorno...
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| Transamerica |
| Tocca quindi al garbato esordiente nel lungometraggio Duncan Tucker portare i transessuali nel salotto buono del cinema americano, dopo aver già riscosso prestigiosi premi l'anno scorso in Europa, a Berlino e Deauville. Tucker è anche autore della sceneggiatura che, pur mantenendo il clima della commedia agrodolce, non teme di sfidare il “politically correct” e si concede un pizzico di trasgressione mai però volgare né gratuitamente scandalosa. Col risultato che potrebbe apparire più scabrosa la narrazione della trama anziché la visione della pellicola. Accade, infatti, che il “transgender” protagonista, proprio una settimana prima della cruciale operazione, fa una scoperta incredibile: ha un figlio adolescente.
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