Notte prima degli esami
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Sembra trascorso un secolo da quando non esistevano i cellulari né internet, esisteva ancora il Muro di Berlino e l'Inter vinceva lo scudetto. Invece son passati poco più di quindici anni, quanto basta per approdare nel 1989 e scoprire che uno dei grandi momenti collettivi che lega tutti, ma proprio tutti, gli italiani di ogni generazione è ancora il rito degli esami di maturità, quasi una vera e propria cerimonia di iniziazione. Il mondo della scuola, in realtà, è lo scenario ideale per tantissime commedie giovanilistiche di qualsiasi cinematografia, ma in Italia sembra acquistare un sapore particolare, più intenso.
E c'è soltanto da compiacersi se il pubblico italiano, anziché appassionarsi soltanto alle imprese scolastiche di giovanotti americani, riacquisti il piacere di premiare un prodotto nazionale. Anche perché, ormai da parecchio tempo, gli sceneggiatori made in Usa non appaiono in grado di sfornare piacevoli idee brillanti. Ben venga allora l'esperienza di Fausto Brizzi, maturata nel campo totalmente commerciale dei “cinepanettoni”: Brizzi, infatti, proviene da una quinquennale gavetta come sceneggiatore dei film comici natalizi di Neri Parenti, sul Nilo, in India, a Miami, con la coppia Boldi-De Sica. Non è un gran curriculum artistico, si può ben dire, ma certamente è servito a Brizzi per saper discernere tra la crassa battutaccia a effetto e certe regole della commedia che siano almeno garbate e funzionali.
In più, Fausto Brizzi, che nella sceneggiatura di “Notte prima degli esami” è stato affiancato da Marco Martani e Massimiliano Bruno, debutta nella regia. E il dato è rilevante perché va riconosciuto che la sua opera prima è piacevole e scorrevole, proponendo più di un gustoso ritratto. Certo, non arriva a dirci “Cosa resterà degli anni ‘80”, come cantava Raf. Sarebbe troppo velleitario; meglio allora rievocare lo spirito del tempo, attraverso le canzoni dei Duran Duran, della Rettore, degli Europe, nonché ovviamente di Antonello Venditti dal cui proverbiale brano deriva il titolo del film; oppure con le partite a subbuteo o le immagini televisive di “Colpo grosso” che oggi, nell'epoca dei “reality show” e dell'ansia di mettersi in mostra, fanno quasi sorridere.
Ma Brizzi, che è nato nel 1968 e quindi ha concluso il liceo un paio d'anni prima di quando è ambientato il suo film, non si limita a tuffarsi nella nostalgia sull'onda dei ricordi personali. E sa anche di doversi misurare con recenti fortunati film d'ambientazione scolastica (“Come te nessuno mai” di Gabriele Muccino) o comunque giovanile (“Che ne sarà di noi” di Giovanni Veronesi). Però risolve il confronto dimostrando quante infinite storie possano essere sfornate, con originalità anche quando ruotano attorno a temi consueti.
Ecco quindi che i giovani interpreti di “Notte prima degli esami”, tutti molto credibili, si animano di vita propria pur se rappresentano archetipi consolidati. A partire dal protagonista Luca, reso con notevole aderenza da Nicolas Vaporidis, maldestro campione di cattive figure ma assai simpatico, che non si accorge di essere amato dall'amica del cuore Alice (la sensibile Sarah Maestri) e invece rimane colpito da Claudia (l'incisiva Cristiana Capotondi) che ha casualmente conosciuto a una festa e non sa più come rintracciare. Nonostante l'innamoramento, Luca deve pur prepararsi per gli esami e con i suoi compagni più cari, lo sbruffone Massi (Andrea De Rosa) e il vanesio Riccardo (Eros Galbiati), percorre la tradizionale trafila della caccia ai titoli dei temi e dei più disparati metodi di apprendimento veloce.
Con giusta scelta, però, le storie amene che si intrecciano fino a mostrare, sui titoli di coda, il destino dei protagonisti come in “American graffiti”, non si limitano al mondo dei ragazzi ma si aprono agli adulti. Appare tratteggiato con bella efficacia da Valeria Fabrizi il personaggio della nonna di Claudia, affettuosa e piena di vita tanto da accettare la corte di un signorile coetaneo, interpretato da Riccardo Miniggio (noto a tutti come Ric). Ma il vero antagonista di Luca, coprotagonista a tutto tondo del film, è il professore “carogna” Martinelli, nei cui panni si cala Giorgio Faletti con encomiabili accenti di umanità, ricchezza di sfumature e un pizzico di perfidia.
Al di là del valore complessivo del film, premiato dal pubblico con incassi sorprendenti per un'opera prima italiana, emerge un'osservazione: questa stagione cinematografica ha proposto tre film americani (“Non bussare alla mia porta”, “Broken Flowers” e “Transamerica”) in cui i protagonisti scoprono di aver avuto un figlio, ormai cresciuto. Invece in “Notte prima degli esami” e “Il mio miglior nemico” di Verdone (e per certi versi in maniera speculare “Ti amo in tutte le lingue del mondo” di Pieraccioni) il protagonista scopre che la persona amata è figlia di colui che odia maggiormente ma che meriterebbe di essere conosciuto meglio. A conti fatti, si potrebbe quindi azzardare che la società americana va alla ricerca dei figli, mentre quella italiana va verso il confronto con le figure paterne.
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| La Terra |
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Grande punto vincente è la qualità dell'interpretazione. In un film tutto al maschile le attrici sanno comunque ritagliarsi un giusto spazio come una Claudia Gerini (la sbigottita compagna di Luigi), Alisa Bystrova (la dolente extracomunitaria), Marisa Eugeni (la determinata moglie di Tonino). Ma davvero encomiabili sono gli attori, con ad esempio il gagliardo Massimo Venturiello nei panni dell'irruente Aldo, l'eccellente Emilio Solfrizzi che esprime con giuste sfumature le contraddizioni di Michele ed un ottimo Fabrizio Bentivoglio nel ruolo di “alter ego” di Luigi stupefatto dalla potenza arcaica della propria “terra”.
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| Derailed |
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Il sottotitolo italiano, “Attrazione letale”, può trarre in inganno perché gioca a richiamare “Attrazione fatale”.
Più corretto il titolo originale, “Derailed”, che indica il “deragliamento”, o in altri termini la “sbandata”, che mette a serio rischio la vita di un uomo e della sua famiglia.
Il protagonista, Charles Schine, è un professionista molto stimato nella sua azienda che si occupa di pubblicità.
E' felicemente sposato e guadagna bene, ma la sua unica figlioletta è gravemente malata di diabete.
Con affetto e determinazione, però, Charles e sua moglie non si tirano indietro di fronte alle ingenti spese necessarie per curare la bambina. Ma un giorno...
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| Orgoglio e pregiudizio |
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Le vicende sentimentali e matrimoniali vivacemente descritte nel proverbiale romanzo di Jane Austen rappresentano una fonte di continuo godimento per gli estimatori degli intrecci brillanti.
“Orgoglio e pregiudizio” fu pubblicato nel 1813 e da allora la sua fama non è mai cessata divenendo una lettura di culto per molte generazioni. Anche il cinema, ovviamente, ha attinto alle pagine della Austen e giusto un anno fa si ricorda una gradevole e originale versione della regista indiana Gurinder Chadha in puro “stile Bollywood” col titolo “Matrimoni e pregiudizi”.
Ora arriva belle sale un film di una delle sue consacrate, Keira Knightley arrivata al successo proprio con un film della Chandha, "Sognando Beckham".
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| Transamerica |
| Tocca quindi al garbato esordiente nel lungometraggio Duncan Tucker portare i transessuali nel salotto buono del cinema americano, dopo aver già riscosso prestigiosi premi l'anno scorso in Europa, a Berlino e Deauville. Tucker è anche autore della sceneggiatura che, pur mantenendo il clima della commedia agrodolce, non teme di sfidare il “politically correct” e si concede un pizzico di trasgressione mai però volgare né gratuitamente scandalosa. Col risultato che potrebbe apparire più scabrosa la narrazione della trama anziché la visione della pellicola. Accade, infatti, che il “transgender” protagonista, proprio una settimana prima della cruciale operazione, fa una scoperta incredibile: ha un figlio adolescente.
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