North Country
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Si chiama Niki Caro ed è la regista neozelandese che potrebbe far vincere a Charlize Theron un secondo Oscar, dopo quello del 2004 per l'interpretazione di Aileen Wuornos, personaggio realmente esistito che ha il poco invidiabile primato di essere la prima donna serial killer ("Monster").
Nota più che altro da noi per "La ragazza delle balene" la Caro nel suo ultimo film intitolato "North Country" tocca temi delicati. "E' un film sui diritti umani e civili" ha detto la regista al Toronto Film Festival, dove ha presentato la pellicola in prima mondiale lo scorso autunno, raccogliendo un buon successo di pubblico e di critica.
Protagonista di "North Country" una madre single, vittima di abusi sessuali, che con alcune colleghe si schiera contro i responsabili dell'industria mineraria per cui lavora. E non paga di tutto ciò, come nella migliore tradizione americana, la donna sarà anche protagonista di una di quelle "class action" da manuale di giurisprudenza. Non a caso il film doveva intitolarsi "Class action" dal libro di Clara Bingham e Laura Leedy Gansler ("Class Action: the story of Lois Jenson and the landmark case that changed sexual harassment law").
Un'altra prova d'attrice per Charlize Theron, a cui tocca ancora una volta imbruttirsi, stavolta però per calarsi nei panni di Josey Aimes, una minatrice. "Josey è una donna come tante che ha frequentato le scuole superiori, ha avuto dei figli e ha una grande forza di carattere che tira fuori quando qualcuno vuole sfregiarle l'anima. Non è un'altra brutta anzi, secondo me, è una persona graziosa che si è lasciata andare per i troppi colpi ricevuti" ci tiene a sottolineare l'attrice sud africana, che ha accompagnato il suo film all'anteprima italiana a Roma. E in effetti si è scritto tanto su quanto si è dovuta imbruttire la Theron per questo ruolo, ma solo a guardare la locandina di "North Country" sembra si tratti più che altro di una leggenda giornalistica. Anche struccata e con la bandana da minatrice, la Theron è sempre un bel vedere.
Un matrimonio fallito alle spalle, ma tanta voglia di rifarsi una vita nel Nord del Minnesota lavorando in una miniera per poter mantenere l'adorata prole. Questa in breve la situazione di Josie-Charlize, che viene aiutata nella difficile ricerca di una occupazione dalla sua amica Glory (interpretata da Frances McDormand, moglie di uno dei fratelli Coen, la protagonista di "Fargo" per intenderci). Avercene di amici così che ti invitano a trascorrere le tue giornate in mezzo a personcine rozze pronte a passare alle vie di fatto con le colleghe.
Come si può ben immaginare, il lavoro da minatrice è pesante, ma molto peggio sono le molestie dei colleghi "maschi". Nel tentativo di cambiar le cose, Josey non esita ad andare anche contro il parere dei genitori (la mamma è Sissy Spacek), ma anche contro le compagne di lavoro, che non vogliono esporsi nel timore di perdere il posto. Ma i maschi del film non sono tutti dei gran villani misogini, incattiviti dal duro lavoro in miniera. L'unico che si schiera dalla parte dell'avvenente minatrice è Bill White (Woody Harrelson) un avvocato che ha lasciato New York per tornare nell'amata provincia.
Naturalmente il tema della class action ha suscitato subito il ricordo di Erin Brockovich, ma i due personaggi non sono così simili. "Josey è rimasta per molto tempo chiusa in sé stessa ma poi ha tirato fuori tutta la sua forza e ha combattuto per un diritto civile pagando un caro prezzo. Tutta la storia ruota sul suo corpo. Questo è quello che mi ha affascinato" dice Charlize Theron.
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| The New world |
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Filosofo recalcitrante a concedere interviste, Malick dopo il suo secondo film, “I giorni del cielo” miglior regia a Cannes nel '78, era praticamente scomparso per riapparire vent'anni dopo con “La sottile linea rossa”, vincitore dell'Orso d'oro a Berlino e candidato a sette Oscar di cui nessuno conquistato, a dimostrazione di un'incompatibilità di fondo con Hollywood. E in senso più lato che viene da lui stigmatizzato in “The New World”.
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| Vizi di famiglia |
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Il racconto nasce da un pettegolezzo, di quelli corposi e succulenti.
Si immagina infatti che la tranquilla vita di Pasadena, ridente sobborgo di Los Angeles, avesse avuto una scossa a metà degli anni '60 perché girava con insistenza la voce che, proprio da alcuni fatti avvenuti lì, il romanziere Charles Webb aveva tratto ispirazione per scrivere il suo famoso “Il laureato” da cui è stato tratto, nel '67, il celebre film di Mike Nichols con Dustin Hoffman e Anne Bancroft nella parte di Mrs Robinson immortalata dalla sempreverde canzone di Simon & Garfunkel.
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