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22/12/2005
di Mattia Nicoletti
Le Cronache di Narnia
La Trilogia dell'Anello di Peter Jackson ha reso reale il genere fantasy come nessuno aveva realizzato prima. Un mondo parallelo lontano e immaginario, quello creato da Tolkien ne "Il signore degli anelli", che per qualche aspetto ha rivitalizzato leggende riportandole vive ai giorni nostri. Tolkien grande amico dello scrittore C.S Lewis, conosciuto alla fine degli anni'20, condivideva con Lewis questo amore per  storie  che ormai fanno parte della la tradizione fiabesca. Lewis in particolare aveva introdotto il concetto di Hnau , ovvero l'idea di attribuire al mondo animale personalità e razionalità, per giungere a scrivere quello che è la sua opera più famosa, “Le cronache di Narnia”, serie di sette libri, dei quali il primo a essere messo in scena (non nell'ordine cronologico del libro) è “Le cronache di Narnia – Il leone, la strega e l'armadio”.
Quattro fratelli londinesi, durante la Seconda Guerra Mondiale, scoprono nella campagna inglese una porta verso un mondo parallelo. A loro basta aprire un'anta di un armadio per accedere al regno di Narnia, landa meravigliosa sotto il giogo di una strega cattiva (ma affascinante come Tilda Swinton che la interpreta) che ha lanciato un incantesimo per il quale Narnia deve vivere al freddo e al gelo. I quattro ragazzi realizzata la situazione, si fanno coinvolgere e guidano la riscossa di questo reame popolato di animali che parlano, supportati dal Leone Aslan, vero leader del suo popolo.
Incentrato sugli effetti speciali, a volte impressionanti per il realismo con cui si muovono e si comportano gli animali, il film ha una freddezza di fondo che va oltre la neve che è sullo schermo.
Le emozioni sono artificiali, a volte affidate alla sontuosa colonna sonora, che non pregiudicano il messaggio e la spettacolarità, amata sicuramente dai bambini e anche dagli adulti. Il difetto è nel coinvolgimento, che latita. Gli spettatori non riescono a perdersi nel cinema, ma potranno ammirare la confezione, il packaging, l'aspetto esteriore, un meraviglioso pacco di Natale.
Tolkien insieme a Lewis hanno voluto trasmettere le tradizioni del passato in un'ottica prevalentemente cattolica, ma il genio del creatore de “Il Signore degli Anelli” vince il confronto con l'amico-rivale soprattutto per l'interpretazione geniale di quel regista neozelandese che dopo avere dato vita ad Aragorn e a Legolas ha pensato di dedicarsi agli animali, in grande, ispirando in King Kong l'essenza dell'istinto e dell'amore.

 


Broken Flowers
“Broken Flowers” è un film che va lasciato sedimentare e crescere nei ricordi: magari non “esilarante” come strillano le pubblicità, bensì tenero e ironico, il film fa entrare lo spettatore nella vicenda da vicino, con confidenza; al punto che, una volta usciti dalla sala, ci si continua a chiedere di chi mai sarà figlio il fantomatico ragazzo. Le quattro figure femminili (quattro attrici strepitose) sono simboli di altrettante facce dell'America.
Niente da nascondere
Anche i registi tornano sul luogo del delitto. Se poi si tratta di Michael Haneke, c'è da giurare che provi anche un sottile piacere “maso…filmico”. A Cannes ha rischiato di vincere la Palma d'Oro, e per fortuna il suo settimo film "Caché – Niente da nascondere" si è guadagnato l'ambito premio per la miglior regia.
"Niente da nascondere" segue le orme di "Funny Games" (ricordate i videotape riavvolti dal torturatore?), il thriller che rivelò Haneke nel 1997, e si regge su una sceneggiatura mozzafiato, basata su una storiella in fondo senza pretese.
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