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21/10/2005
di Vera Brozzoni

Oliver Twist di Roman Polansky
Polanski non è mai stato un regista “facile”, non ha mai cercato storie leggere e buoniste né ha mai raccontato rapporti umani meno che intricati e/o perversi; allora perché ha deciso di firmare l'ennesimo adattamento del classico dickensiano? Perché, come riportato su Sight&Sound , ne ha voluto fare una versione “per bambini”? quella che può sembrare una captatio benevolentiae è in realtà l'occasione per il regista di lavorare su un tema a lui caro: l'assurdità del mondo. Partendo dalla “sceneggiatura” di Dickens (che chi scrive purtroppo non ha letto), il regista ha messo in risalto l'impotenza del protagonista rispetto alle situazioni in cui si trova, anzi in cui viene catapultato dagli altri: Oliver viene portato qua e là, fra padroni e orfanotrofi, da un ufficiale che gli ha pure scelto il nome; incapace di stare in piedi da solo senza subire il peso del mondo, cambia continuamente figura di riferimento, adattandosi alle loro volontà e senza mai assumere il controllo di sé. Persino quando Oliver sceglie di andare a Londra a piedi, senza il soccorso della vecchia signora morirebbe; e quando, alla fine, fa visita al vecchio Fagin (Ben Kingsley, mattatore), può solo abbracciarlo ma non salvarlo dalla forca.

Vi sono poi momenti in cui l'assurdo scoppia all'improvviso, come nel momento in cui la fuga di Oliver viene fermata dal pugno teso di un vecchietto, che colpisce al volto il ragazzo senza ragione, semplicemente perché si trovava lì. Addirittura, varie inquadrature mostrano sia Oliver sia il suo compare Artful Dodger (chi scrive non sa ancora come il nome verrà tradotto in italiano) immobili in secondo piano mentre gli adulti fanno procedere l'azione principale: è forse una grossolana disattenzione registica? No, è il modo più ovvio per sottolineare quanto i ragazzi siano impotenti e straniti, quanto letteralmente non possano fare niente , se non aspettare direttive dall'alto.

A proposito di Artful Dodger: questo bellissimo personaggio è sicuramente più cinico e indipendente di Oliver, fuma e beve, e soprattutto è il capo dei ragazzi borsaioli che il grottesco ebreo Fagin ospita (e sfrutta) nella sua “comune”; eppure anche lui non si sa sottrarre all'autorità di Fagin. Quando quest'ultimo gli chiede di rivelare al perfido Sykes, il vero villain del film, gli intrighi in cui è coinvolta la sua amante Nancy, Dodger tenta debolmente di sottrarsi ma alla fine acconsente al volere del suo padrone. La sua debolezza costerà cara a Nancy, della cui orribile morte Dodger si rende indirettamente responsabile: il momento in cui il ragazzo se ne rende conto è forse l'unico episodio a cui Polanski avrebbe potuto dare più risalto, confermando la tridimensionalità e complessità del carattere di Dodger; ma non lo fa, forse volutamente; peccato.

Ad essere davvero una figura piatta è Bill Sykes, ma la sua funzione nel plot non richiede sfumature; la sua tetragona cattiveria e la recitazione di Jamie Foreman sono efficaci quanto basta. Sempre su Sight&Sound , Philip Kemp lamenta che il personaggio non mantenga l'originale coté demoniaco del libro: chi scrive approva questa scelta, che abbassa Sykes nello strame sociale nel quale si crogiola, anziché stendere su di lui una mano di titanismo che suonerebbe eccessivo; in tal modo, Sykes diventa davvero il contraltare di Fagin, memorabile anche per simpatia.

Come molto spesso accade in Dickens, però, il finale è di un buonismo insopportabile: il bene trionfa, i criminali devono morire, Oliver viene adottato da un ricco signore e indossa calzoncini e cappello di paglia; e non c'è ombra di sgradevolezza. Ma dopotutto, ricordiamo, il regista ha voluto fare un film “per bambini”. Piuttosto, che fine fa Artful Dodger? Dopo aver consegnato Sykes alla polizia (riscattandosi dal rimorso per la sorte di Nancy), che ne è di lui? Riesce a scappare con gli altri ragazzi? Se Polanski ha deciso di depennarlo dal finale, occorrerà leggere il romanzo per saperne di più.

Chi vedrà il film in lingua originale apprezzerà lo splendido lavoro linguistico sugli accenti e il lessico dei personaggi; il resto del pubblico si delizierà con le scenografie e gli effetti digitali, nonché col montaggio a flash, la scelta migliore per significare la disgregazione personale di Oliver.

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